giovedì 30 ottobre 2014

"Ecco come ti cucino gli italiani". Tra cuochi di stato e fiammate sociali, la cupola mediatica strozza il paese per non diffondere informazioni reali.



di Sergio Di Cori Modigliani

Vero e falso: il sistema dell'informazione negata nel nostro paese.

Nella nostra lingua esistono diversi proverbi popolari, frasi fatte che servono a dipingere in maniera variopinta lo stato delle cose. 
Da "la matematica non è un'opinione" a "chi tardi arriva male alloggia", ce ne stanno a centinaia che potrebbero essere usati per identificare il malessere della nostra traballante nazione.
Considerando il fatto che, dopo il denaro, il cibo è diventato in Italia il valore più importante, prendiamo una metafora culinaria che ben si addice al nostro attuale status: "siamo fritti".
E' una bellissima espressione, perchè riduce l'essenza umana a quella puramente animale, e invita ad assumersi la responsabilità di essere nient'altro che dei pesci pronti a essere buttati lì in padella. Quando la si usa, lo si fa per indicare uno stato di rovina imminente.

In momenti di grave tensione sociale, quando la massa comincia a nutrire una certa consapevolezza del fatto che da "popolo" si sta trasformando in "frittura di paranza", il sistema di informazione e di comunicazione svolge un ruolo fondamentale perchè diventa l'unico megafono esistente che allerta, avvertendo quando l'olio è troppo bollente (per salvarsi la pelle e saltar giù dalla padella) e ha quindi una responsabilità totale se non spiega come stanno davvero le cose.
La differenza tra le società civili e i regimi (o dittature, che dir si voglia) consiste nel fatto che le società civili sono sempre in grado di costruire degli anticorpi efficaci, e quando la popolazione capisce e comprende che il troppo stroppia, allora interviene il sistema di informazione mediatico che guida il passaggio da una dirigenza politica all'altra perché un grosso cambiamento di passo si rende necessario. 
Pena la distruzione sociale.
Nei regimi, invece, la classe dirigente rimane abbarbicata al trono, incollata, fedele ai propri privilegi acquisiti, e non concepisce nessuna forma di cambiamento che comporterebbe la rinuncia anche a un grammo del suo potere. Per poter gestire il malumore e il malcontento popolare si serve dei media e dei sistemi di informazione a sua disposizione, la cui unica e principale funzione consiste nell'occultare lo stato delle cose.
Nel mondo globalizzato di oggi, è cosa nota, i regimi sopravvivono a se stessi grazie al fatto che forze internazionali ci lucrano sopra e li sostengono, vedi Mubarak in Egitto, Saddam Hussein in Iraq, Gheddafi in Lybia, ecc.,ecc. Quando le potenze internazionali staccano la spina perchè non è più nel loro interesse, il regime crolla come un castello di carte.
Perchè, per l'appunto, è un regime.
Le società civili, invece, costruiscono, creano, organizzano un sistema alternativo e quando la situazione arriva al culmine e tocca il picco di quella che i sociologi definiscono "la massa critica sociale del punto di implosione" allora i media locali scendono in campo e denunciano la classe politica dirigente, promuovono l'informazione di dati, sostengono e spingono per il cambiamento.
L'Italia sembra essere diventata un regime vero e proprio e non c'entra nulla né la destra né la sinistra, non riguarda né Landini né la Meloni.
Fino al giorno in cui, da qualche parte del globo, qualche americano, a cena con qualche russo, qualche cinese, qualche arabo e qualcuno che conta parecchio a Londra e Berlino, non decideranno insieme che il gioco non vale più la candela e il "regime Italia" va abbattuto.
Non lo faranno certo per amor di patria; della nostra, di patria, se ne fregano altamente.
Lo sostituiranno con un altro regime che durerà il tempo che deve durare.
Se in quel "regime" si agiteranno forze che riescono a iniettare nel popolo la consapevolezza di essere prima di ogni altra cosa "società civile", allora quella collettività avrà la possibilità di poter creare e produrre i propri anticorpi e quindi creare una propria autonoma alternativa di cambiamento. 
A questo serve l'informazione.
Ma non è facile occuparsi di informazione in un regime.

Questo è un momento molto difficile e delicato. La mia impressione e che siamo arrivati al limite. Quando uso il termine "limite" non intendo parlare della sopportazione dei cittadini che è arrivata al culmine, o dell'inaccettabile disagio dei meno abbienti, quello è fin troppo ovvio. Mi riferisco qui al pericoloso punto dove l'Italia si gioca il futuro di almeno i prossimi 50 anni. Perché le informazioni reali che arrivano da diverse e multiformi fonti attendibili, da diverse parti del mondo, indicano un insostenibile nervosismo nei confronti della nostra nazione da parte delle forze internazionali che contano. Tradotto, significa che se noi non siamo in grado di cambiare passo adesso -domani mattina è già tardi- e a costruire una nostra alternativa saranno altri. Magari con una nuova classe politica apparentemente, lì per lì, appena appena più presentabile di quella attuale, ma pur sempre, per l'appunto, apparentemente nuova. Perchè non sarà una espressione della società civile interna, bensì l'espressione di forze esterne che necessitano il ritorno dell'Italia alla sua funzionalità.
Ancora più in sintesi: o spazziamo via noi l'attuale dirigenza politica, o la spazzeranno via i loro datori di lavoro.
E se lo faranno gli altri, seguiteremo a stare come sempre.
E' necessario costruire nuove forme e modalità di comunicazione alternative alla cupola mediatica.
E' importante comprendere, in questa fase, che i gestori della comunicazione in Italia sono tutti associati tra di loro, anche quando fingono di competere, se non addirittura di opporsi l'uno all'altro.
Infatti, le notizie riguardo l'economia e lo stato delle aziende e società attive nel campo dell'informazione in Italia, si riescono ad avere rivolgendosi a fonti esterne, perchè in Italia nessuno nè comunica, nè spiega ciò che sta accadendo.
Mescolano il vero al falso (quando va bene) aggiungendo sconcerto a nebbia, impedendo l'accesso alle informazioni reali.
Un esempio semplice semplice, chiaro chiaro (quantomeno, così mi auguro).
Venti giorni fa, su tutti i giornali che si occupano di economia, nelle rubriche finanziarie dei più importanti quotidiani, in televisione, e nei primi quindici siti che on-line si occupano di finanza e che vanno per la maggiore, si parlava delle banche italiane, della loro salute, e di quello che sarebbe stato il risultato delle ispezioni europee sul nostro sistema finanziario. Tutti spiegavano che Mps, Banca Carige, Banca Popolare dell'Emilia Romagna, Banco Popolare e Banca Popolare di Milano se la sarebbero cavata molto bene. In quindici giorni di autentica (quanto improvvida) eccitazione mercatista, il titolo di Monte dei Paschi di Siena, sorretto dai media, è salito del 16%. Poi, lunedì scorso, 27 ottobre, la borsa di Milano perde un -2,40%. La banca senese perde il 23%, quella genovese il 17%, Mediaset un -6%. Il giorno dopo, martedì, al telegiornale dell ore 20, Enrico Mentana, soddisfatto annuncia "...una buona notizia dalla borsa, Piazza Affari chiude in recupero di un +2,21% azzerando le perdite di ieri, recuperando tutto. Si sa come funziona la speculazione, si gioca al ribasso per far cassa....".
Questa informazione è vera e falsa, allo stesso tempo.
E' vera, perchè è vero che la borsa aveva recuperato un +2,21%. 
E' falsa, perchè nessuna delle aziende che aveva perso aveva recuperato un bel nulla.
Anzi.
In verità, ciò che la borsa mi stava segnalando era che ingenti capitali si stavano spostando dalla banche italiane, da mediaset, cairo, de benedetti, rizzoli, a gruppi europei e che gli indici stavano segnalando che l'intero sistema finanziario italiano e tutta l'economia del nostro paese, relativa al campo dell'informazione mediatica, sta andando a picco.
Il giorno dopo Monte dei paschi di Siena e Banca Carige e Mediaset e Monrif perdono ancora e oggi seguitano a perdere, trascinando in fondo tutta l'economia europea.
La banca senese e quella genovese, negli ultimi dieci giorni hanno perso in borsa il 60% del loro capitale. La Mondadori sta fallendo, così anche Mediaset, così anche Monrif.
Negli ultimi 60 giorni sono stati disinvestiti dall'Italia circa 100 miliardi di euro.
Questo vuol dire che diverse migliaia di professionisti dell'informazione finiranno per strada entro la fine dell'anno. Il che aumenterà l'esercito di riserva, utile per il regime: pur di lavorare saranno disposti a sostenere di tutto, a scrivere di tutto, sapendo che non è vero niente. Per una paga da fame, mediamente inferiore del 60% rispetto a ciò che percepivano fino a tre anni fa.
Sui siti internazionali, nelle radio locali europee e americane (sia statunitensi che quelle argentine e brasiliane) si parla apertamente del collasso italiano, perchè l'abbraccio mortale tra finanza bancaria e società dell'informazione multimediale ha presentato il conto.
Poichè loro devono salvarsi, nessuno ci dirà come stanno le cose.
Mentre invece questo sarebbe un buon momento per parlare proprio di questo.
E' il motivo principale per cui l'Europa ha bocciato la manovra finanziaria del governo, perché mi pare che di bocciatura si tratta.
Altra informazione che la cupola mediatica non diffonde.
A Bruxelles (e a Berlino) temono che Renzi si precipiterà a salvare i senesi e i genovesi con manovre oscure e clandestine infilate di straforo con una postilla ambigua dentro la legge di stabilità. Temono anche che correrà a salvare la pelle di Berlusconi, di Cairo, di De Benedetti, della Rizzoli e della Mondadori, perché tra di loro si amano tutti.
Le "forze esterne" approfitteranno degli ultimi sconquassi del regime per presentare il conto.
E' di oggi la notizia che il Ministero della Difesa ha presentato un nuovo piano -di immediata urgenza- che segnala il nuovo acquisto di altri F30 statunitensi. Senza questo acquisto, la borsa di Milano sarebbe crollata del 10/15% come nel 1929.
Così come in Confindustria c'è la fila di banche cinesi, catariote, arabe, per comprare a prezzi di svendita tutto ciò che è possibile.
Questi irresponsabili che ci governano pensano (e vogliono che noi pensiamo) che le forze internazionali esterne stanno intervenendo in questo modo nel mercato italiano perché ci amano, oppure perché hanno scoperto che in Italia si lavora a meraviglia e che è un posto dove l'economia è in grande spolvero.
Per come la vedo io, stanno rosicchiando la poca polpa rimasta intorno all'osso, prima di gettarlo via.
Il caro leader serve come passaggio per costruire l'immaginario collettivo necessario per applaudire il prossimo califfo italiano, chiunque egli o ella sia.

Rialzare la testa diventa un imperativo categorico.
Al di là dell'etica, è anche una forma di intelligenza collettiva per gestire in maniera creativa la sopravvivenza.

Non aspettiamo che siano le forze esterne a presentare la lettera di licenziamento.
Facciamolo noi.

Stupiamo il resto del mondo dimostrando che siamo ancora società civile pensante.

O ancora meglio: stupiamo noi stessi, una volta tanto.

Dimostriamo che gli italiani esistono.
Come persone, come entità esistenziali, come soggetti pensanti.

Il nostro futuro sta nelle nostre mani.


mercoledì 29 ottobre 2014

"Leopoldatevì tutti, prima che sia troppo tardi". Le nuove forme della comunicazione del renzusconismo italiano.




di Sergio Di Cori Modigliani

L'interrogatorio del presidente Napolitano al Quirinale è stato un successo per la democrazia e un'autentica catastrofe per l'attuale oligarchia con ambizioni dittatoriali.
Nonostante non ne avesse alcuna intenzione, ritenendo che le questioni statali non riguardano la cittadinanza bensì soltanto il manipolo dei pochi ed esclusivi eletti nel circolo di quelli che contano, alla fine, il nostro presidente, a furor di popolo e grazie a quel settore ancora pensante della stampa italiana, è stato costretto a cedere.
Ha chiesto e ottenuto che i professionisti della stampa non fossero presenti.
Pur sapendo che entro breve tempo l'intera trascrizione della sua deposizione come testimone verrà resa pubblica, ha imposto uno stile per lanciare un segnale forte nel campo dei diritti civili. Il Fatto Quotidiano e il Corriere della Sera sono stati gli unici due quotidiani importanti italiani a protestare per l'esclusione. Neppure una parola, che io sappia, da parte dell'ordine dei giornalisti.
Non si tratta soltanto di un fatto formale perché ai livelli più alti del potere, la forma si tramuta immediatamente in sostanza. Sempre. Era una chiara modalità attraverso la quale si tastava il terreno e si comunicava al popolo di non scocciare più di tanto. 
E' molto probabile che i cinesi, i catarioti o i russi neppure ci facciano caso a queste quisquilie. Ma l'Europa, gli Usa, il Sudamerica, l'Australia invece sì. Tanto è vero che il commento più diffuso in tutto l'occidente è stato: adesso capiamo perché vi trovate al 69esimo posto nella classifica relativa alla libertà di stampa
E' stato un successo per la democrazia, piccolo ma sostanzioso e, anche qui, all'apparenza puramente formale ma di fatto sostanziale, perché da oggi è stato sdoganato "ufficialmente" il segreto di Pulcinella in base al quale i mafiosi erano stati identificati come i mandanti e gli esecutori delle stragi del 1993 e dell'attacco militare contro i poteri dello Stato.
Il presidente ha ammesso che "ci fu un aut aut della mafia".
Dopo questa frase, si piomba in una nebulosa ambigua, squarciando la quale, secondo me, oggi possiamo e dobbiamo cominciare a modificare il nostro linguaggio e sostenere che i mafiosi sono terroristi.
Napolitano ne esce rimpicciolito, simile a quelle maschere piccolo-borghesi interpretate nelle cosiddette commedie all'italiana da Peppino de Filippo negli anni'50.
Esattamente il contrario opposto di uno statista.
L'italiano classico, quello che vuol mettere sempre una pietra sopra, disposto e disponibile a essere forte con i deboli e debole con i forti, che dice e non dice, ammette e nega, conferma e smentisce, rivelando nel suo comportamento, sia mimico che linguistico, la sua vera e profonda ambizione esistenziale "tiratemi via da qui al più presto possibile".
In una situazione economica, politica, strutturale, culturale, come quella dell'Italia oggi, ci dimostra di essere l'uomo sbagliato nel posto sbagliato.
Da ogni parte del paese si manifesta sempre di più la richiesta popolare di maggiore chiarezza, massima trasparenza, superamento della obsoleta idea per cui il cittadino davanti ai poteri dello Stato deve sentirsi suddito invece che individuo pensante con dei diritti , e il nostro presidente che cosa fa? Le prova tutte per sottrarsi e poi alla fine accetta di testimoniare, ma a condizione che non sia presente la stampa, che non ci sia la diretta televisiva. Non sia mai.
Ciò che si è mostrato (e da questo punto di vista è stato un enorme successo per il potere, nella prospettiva di costruire il nuovo immaginario collettivo dei sudditi italiani), ed è arrivato in maniera forte e chiara, è l'immagine di un potere oscuro, che si cela, si nasconde, e quando si manifesta lo fa solo e soltanto perché obbligato e alle proprie condizioni.
Forse non è un caso la scelta -di furibondo impatto simbolico- della scenografia.
Un secco annuncio, forte e contundente come un sasso: "Il Presidente ha stabilito che l'interrogatorio si svolgerà nella Sala Oscura del Quirinale, l'unica stanza del Palazzo priva di finestre, senza nessun contatto con l'esterno".
Questa è stata l'immagine che l'attuale classe dirigente politica ha dato o voleva dare alla nazione. Far incorporare l'idea che l'esercizio del potere sia qualcosa di oscuro, di clandestino, di celato. Per nessun motivo si deve far visualizzare l'idea di una finestra aperta sulla socialità collettiva.
Ha perso il Parlamento, tutto.
Ha perso la Rai, in quanto ente di Stato. Il direttore generale, i direttori di Tg1, Tg2, Tg3, i responsabili sindacali, il comitato di redazione di ciascuna testata, avrebbero dovuto esigere e pretendere che venisse diramata la diretta televisiva a reti unificate. Anche se sapevano che sarebbe stata negata. L'intelligenza socio-politica avrebbe dovuto suggerire l'idea che in Politica, molto spesso, esistono battaglie che vanno combattute pur sapendo che non si vinceranno perché il segnale da dare consiste nel far comprendere che c'è chi combatte.
Pessimo il comportamento delle opposizioni.
Non c'è stato nessuno, tra i membri di M5s, Forza Italia, lega Nord, Fratelli d'Italia, Sel che abbia preteso  (e proposto) una discussione aperta alla camera dei deputati sulla liceità o meno della diretta televisiva. Non sia mai.
Dal punto di vista della comunicazione, è arrivato a noi tutti il messaggio che il cittadino non deve avere un rapporto diretto con le istituzioni.
Era necessario comunicare il nuovo stile renzusconiano, basato sul principio di salvaguardia della "oscurità totale" dei meccanismi del potere; l'interrogatorio di Napolitano diventa un ottimo precedente per giustificare la segretezza del patto del Nazareno: un contratto segreto sancito dal presidente del consiglio in carica con un condannato in via definitiva che vent'anni prima ha fondato un partito insieme a un individuo che sta in carcere perché trovato colpevole del reato di sostegno attivo alla mafia siciliana.

Un altro simpatico esempio del nuovo stile di comunicazione ce lo ha offerto l'onorevole Picierno, del PD, una solida colonna del nuovo che avanza.
Sembra che abbia detto: "Sono rimasta molto colpita nell'ascoltare la Camusso sostenere che Renzi è stato messo lì dai poteri forti per sostenere i loro interessi; al posto di Susanna Camusso io starei zitta. Potrei dire che lei è stata eletta con tessere false e che riempie la piazza con pullman a pagamento. Ma non lo dico".

Allora, adattiamoci ai tempi che corrono e leopoldiamoci: 
Potrei dire che in questo paese la criminalità organizzata seguita a imporre i propri codici di comunicazione e a dettare l'agenda politica.
Ma non lo dico.


lunedì 27 ottobre 2014

Bocciato in Europa il sistema bancario italiano. Crollano in borsa diversi polmoni finanziari dell'attuale sistema dei partiti.


di Sergio Di Cori Modigliani

Ritengo l'euro un grave errore, un obbrobrio; e sottoscrivo le lucide analisi dell'esimio economista Paul Krugman che lo ha identificato come il centro propulsore della depressione economica europea. 
Dopo questa premessa, va aggiunto, ahimè, un paradosso che è il frutto di una mia personale analisi: "la Repubblica Italiana, in conseguenza della propria specifica situazione, non può permettersi il lusso di uscire dall'euro in questo momento, pena la perdita dell'intera ricchezza privata".
L'effetto politico dei risultati delle ispezioni nel sistema bancario europeo rivelano un quadro disastroso del sistema finanziario italiano. Lo sapevamo, niente di nuovo. 
Il punto è proprio questo. 
Se -tanto per dire- domattina l'Italia uscisse dall'euro, la nuova lira verrebbe (è presumibile) stampata dalle sette banche italiane che ieri sono state bocciate: sono loro, infatti, a possedere quote della Banca d'Italia. Fatti quattro conti, vuol dire che in quindici mesi l'Italia perderebbe almeno il 25% del suo pil scivolando dal 9° al 15° posto nel ranking mondiale e in pochissimi anni ritornerebbe a essere com'era nel 1910, una nazione che contava poco o nulla nel panorama internazionale.
A mio avviso, uscire dall'euro sarebbe una cosa meravigliosa, ma è un lusso che noi italiani, adesso, non possiamo permetterci.
Perché paghiamo il prezzo del matrimonio diabolico tra partiti politici-finanza bancaria-criminalità organizzata, un triangolo amoroso che ha strozzato il paese annientandolo.
E seguita a strozzarlo.
Per poter uscire dall'euro e beneficiarne, l'Italia, prima, deve ripulire il proprio sistema bancario. Il che vuol dire spezzare le catene di quel matrimonio perverso.
Tradotto in parole povere significa che, in questo momento, la mamma di tutte le battaglie politiche, consiste nell'esigere e pretendere a gran voce che Monte dei Paschi di Siena, Banca Carige, Banco Popolare e altre 84 piccole banche italiane locali falliscano e portino i libri in Tribunale. Questo salverebbe il paese, secondo me. Provocherebbe un terremoto momentaneo, ma, a mio avviso, consentirebbe l'inizio della ripresa.
Gli ispettori della BCE sono stati molto chiari: "le sette banche italiane che non hanno superato i test ispettivi hanno, adesso, due uniche possibilità: fallire oppure accorparsi con altre banche costruendo delle fusioni con istituti finanziari di largo respiro in grado di garantire le perdite, i crediti inesigibili, la loro impossibilità di operare nei circuiti di credito internazionale". 
In altre parole equivale a dire: "il governo italiano ha una scelta da fare che è squisitamente "politica"; o le lascia fallire e ripulisce il sistema, oppure le salva". 
Per salvarle bisogna ricapitalizzarle in maniera solida. Un veloce calcolo indica la immediata necessità di immettere (da parte del Tesoro) subito, nelle casse di quelle banche, circa 25 miliardi di euro. Va da sé che non è possibile. L'altra alternativa (se si esclude il fallimento) consiste nell'accettare le condizioni di nuovi potenziali soci pronti al salvataggio: banche americane, catariote, degli emirati arabi, cinesi. Li immagino già lì con l'assegno in bocca, aspettando soltanto il semaforo verde.
Se questo fosse un paese sveglio, vedremmo masse di genovesi precipitarsi domani mattina sotto la sede del quartier generale della Banca Carige pretendendo l'immediato fallimento della banca. Il che comporterebbe il fallimento della Regione, l'abbattimento definitivo di Burlando e la rottura dell'asse consociativo tra PD-PDL-Udc liguri, che ha impoverito la regione, succhiato risorse, creato miseria, impoverendo il territorio, anche (e soprattutto) in senso geologico.
Se questo fosse un paese sveglio, vedremmo masse di toscani precipitarsi domani mattina sotto le mura del palazzo Rocco Salimbeni a Siena e pretendere l'immediato fallimento dell'istituto di credito che ritengo abbia una sua responsabilità nella chiusura per fallimento di circa 75.000 aziende soltanto nella Regione Toscana negli ultimi cinque anni, al ritmo di cinque al giorno.
Tutto ciò comporterebbe, automaticamente, la chiusura di ben quattro importanti giornali, di circa venti inutili settimanali, di un centinaio di mensili ancora più inutili, e la chiusura per mancanza di fondi di almeno 500 fondazioni che dipendono dalla banca toscana. Complessivamente danno lavoro a circa 10.000 persone, molti dei quali considero "i picciotti post moderni della Repubblica Italiana", i capi-bastone mascherati da esimi accademici e pseudo-intellettuali, manovalanza clientelare che, tragico paradosso, gode del rispetto sociale e mediatico.

Ma perché siamo arrivati a questo?
Prendiamo l'imprenditore Pinco Pallino. 
Siamo a novembre del 2009, cinque anni fa, dopo aver assorbito la crisi finanziaria internazionale. Il signor Pallino ha un'azienda abbastanza solida, diciamo 250 addetti tra impiegati e operai, nella sezione media impresa. Ha chiuso l'anno con un profitto, al netto delle tasse, intorno a 15 milioni di euro, cifra depositata nel conto dell'azienda in banca, per l'appunto, per esempio il Monte dei Paschi di Siena. Va a pranzo con il direttore della sua filiale e gli confida che sta per investire circa 10 milioni di euro per aprirsi il mercato del suo prodotto in Friuli, nel Lazio, oppure in Polonia o in Irlanda, è irrilevante. Il direttore lo ascolta e poi gli suggerisce: "Perchè non ne investi soltanto tre e gli altri sette li investi invece nella banca? Oggi il titolo è quotato 7 euro ad azione. Entro due anni il titolo varrà 12/15 euro ad azione e nel frattempo godrai di appoggi politici garantiti, sovvenzioni statali, incentivi". Messer Pallino accetta e va nell'ufficio del direttore. Sceglie di acquistare un milione di azioni pagandole 7 euro per un controvalore di 7 milioni. Il direttore gli presta 7 milioni a tasso molto basso, prendendo in garanzia quel milione di azioni (è obbligato a farlo). E così Messer Pallino è contento come una Pasqua perchè pensa di essere furbo e abile. Ha sempre i suoi 10 milioni, adesso li investe nella sua azienda ma, allo stesso tempo, si è comprato un posto a tavola, nel club di quelli che in Italia contano davvero. Le azioni in garanzia, va da sè, sono bloccate a 24 mesi. Dopo due anni -nel frattempo può essere diventato il cocco del ministro Tizio, l'assessore Caio e il sottosegretario Sempronio, ed è amato dai sindacati perché ha difeso il posto di lavoro dei dipendenti. Lo amano tutti, lui sì che sa come si fanno gli affari e come va il mondo. Passano 20 mesi e il direttore della banca lo chiama. 
Gli fa: "guarda che le tue azioni adesso valgono soltanto 5 milioni, quindi stai fuori di 2 milioni, me li devi restituire entro sette giorni compresi gli interessi perchè c'è una ispezione bancaria". Messer Pallino sbianca e dice. "non riesco a trovarli in cinque giorni".
"Non ti preoccupare" fa il direttore "te li presto io: acquisti 2 milioni di euro di azioni con i soldi che io ti presto, me le lasci in garanzia e così allunghiamo e dilatiamo i tempi". Dopo un anno il titolo da 5 è sceso a 3, e va avanti la stessa storia. Dopo un anno altro ancora il titolo scende a 2, ecc. Finché -deve essere accaduto nel 2013- il direttore chiama e annuncia la diagnosi definitiva a Messer Pallino: "Entro dodici giorni arriva una ispezione del Tesoro, devi coprire il tutto. I tuoi 7 milioni di cinque anni fa di debito, adesso sono diventati 16 milioni e le tue azioni non valgono nulla". Messer Pallino chiude l'azienda, fallisce e va in Nuova Zelanda ad aprire una gelateria. Oppure accetta l'ultimo giro di poker e si rovina per sempre.
Il titolo che nel 2009 era quotato in borsa 7,25 euro ad azione, oggi vale 0,69.
Nel frattempo, dallo Stato, il Monte dei Paschi di Siena ha ricevuto complessivamente 32 miliardi di euro di soldi nostri, superando ogni volta tutte le ispezioni. Nessun manager della banca è riuscito a spiegare dove siano andati a finire quei soldi, come siano stati utilizzati e -soprattutto-perchè si siano volatilizzati con tale rapidità.

Nel caso domani uscissimo dall'euro, il Monte dei Paschi di Siena sarebbe uno dei soci che stampa la nuova lira.

Riflettiamo.
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Parliamone.

mercoledì 22 ottobre 2014

La partita dell'Europa che conta, Renzi-Merkel: 1-7. Questa immagine rappresenta quel che un certo Dante Alighieri già ci raccontava 800 anni fa.


Sergio Di Cori Modigliani

Il risultato della partita di calcio di ieri tra Roma e Bayern, finita 1-7, è una tragedia per i tifosi giallorossi, una statistica per chi segue il calcio e una sublime chicca per i kabbalisti e gli esperti di numerologia. Un vero invito a nozze.
E' lo stesso risultato inflitto dalla Germania al Brasile ai mondiali del 2014, identico a quello sofferto dalla Roma a Manchester nell'aprile del 2007.
La somma è 8. Un numero che ha una vita tutta sua.
Nella fisica teorica, ad esempio, è considerato "il numero magico per eccellenza".
Nella cultura orientale è l'incontro tra lo Ying e lo Yang.
E via dicendo. Se andate su Google e pigiate 8, Wikipedia vi apre un mondo insospettabile di suggestioni, allegorie, riferimenti, simboli.
Secondo i numerologi, il 7-1 (o 1-7) è, in assoluto, il risultato che contiene la più alta carica simbolico esoterica statisticamente realistica in un incontro di calcio. (quello subito dopo sarebbe 17, ma non è mai accaduto che in un incontro ufficiale una partita si sia conclusa con il punteggio di 10-7 o 14-3.
Questo risultato consente delle riflessioni.
Prendendo in considerazione che in Giappone è il numero sacro, in chimica è il numero atomico dell'ossigeno, nella smorfia è il numero della Madonna, e nel buddismo è il numero che indica il sentiero della Via, il numero 8 si può considerare come nella kabbala il numero rappresentativo che indica la percentuale di consapevolezza e di forza creativa che divide i realisti dai mitomani.
Prendiamone atto, e poichè si tratta di un semplice gioco della mente, giochiamoci su e vediamo se può ispirarci e regalarci, chi lo sa, qualche utile riflessione.
Il numero 8 gode in questo momento storico di una terribile fortuna. Tanto è vero che si trova alla base di un seriale televisivo che ha appassionato questa generazione. In Usa è cosa nota.  Il telefilm si chiama "Lost" e il suo autore e sceneggiatore, presentandolo alla stampa allibita, spiegò che era il frutto di una elaborazione del numero 8 scelto come numero simbolo della equazione di Valenzetti il quale è il vero protagonista dietro le quinte dell'intera serie di telefilm.
E' anche il numero dei minuti di durata della scena del film di cui vedete in bacheca l'immagine di un fotogramma: la più famosa decapitazione della Storia del cinema, datata 1911, un'idea geniale tutta italiana. Un film muto, della durata di 16 minuti, ideato e girato da tre italiani eccellenti, Francesco Bertolini, Giuseppe De Liguoro e Adolfo Padovan, sceneggiatori, registi e produttori della Helios film di Velletri che un secolo fa fece questo film: "L'inferno di Dante".
Ci sono state diverse edizioni dell'inferno dantesco, e Hollywood ne fece un filmone ("Dante's Inferno") interpretato da Spencer Tracy nel 1935. Uscì l'anno dopo in Italia con il titolo "La nave di Satana" e ottenne un successo di pubblico strepitoso, diventando un film culto dell'epoca. In Usa divenne talmente famoso che nei successivi nove mesi all'uscita del film si vendettero ben 2 milioni di copie della versione tradotta in inglese-americano della Divina Commedia, con il commento e la spiegazione di John Steinbeck.  In diversi cinema sia di New York che di Los Angeles, Chicago e Boston, si proiettava anche il film "Inferno" del 1911, quello girato dai nostri.
La scena della decapitazione è quella centrale, il clou del film.

Il post di oggi è proprio su questo e relativo alla lezione che possiamo trarne.

Fa riferimento a uno specifico personaggio che Dante Alighieri ci propone nel XXVIII canto dell'Inferno, nella bolgia dei traditori, dei facitori di odio.
La descrizione che il divino poeta ci regala è davvero, dal punto di vista iconico e immaginifico, hollywoodiana. Niente fuoco, niente fiamme, ma una specie di deserto brullo che Dante descrive come il simbolo di quello che chiamo "il genocidio culturale dell'Italia" e lui allora chiamò "la malapianta dell'arte dell'ignoranza". In questo deserto silenzioso, a un certo punto, Dante ode dei lamenti, si gira e vede un tronco di uomo che si muove tenendo per i capelli la propria testa. Gli occhi della testa sono pieni di luce e quindi la testa appare come una specie di lanterna nel buio dell'esistenza. Il fatto è che siccome sta all'Inferno, non c'è più niente da illuminare, perchè lì la luce non può entrare. Si tratta, quindi, di una illusione, di un falso. "Ecco, come sono diventato" si lamenta il disgraziato "un uomo sdoppiato, guardato con i propri occhi dalla propria testa che essendo mozza non consente a me di poter vedere la mia faccia". 
E' la legge del contrappasso, ci spiega Dante Alighieri.
Peggio per lui, così impara.
Che sia di esempio a coloro che verranno.
Ma chi è questo signore?
Il suo nome è noto soltanto agli studiosi di storia e filosofia medioevale, periodo in cui era famosissimo.
Visse circa un centinaio di anni prima che Dante nascesse, ma la sua fama e il suo successo duravano ancora 115 dopo quando Dante redasse la sua Commedia e quindi, il nostro poeta, scelse di chiarire la sua posizione condannandolo all'anonimato.
Dante era nato nel 1265 a Firenze.
Costui, invece, era nato nel 1155 ad Aix en Provence, nel sud della Francia, ed era cresciuto nella regione del Perigord, nel cuore della Provenza, affermandosi come poeta e cantore e diventando il più importante intellettuale d'Europa alla fine del secolo dodicesimo. Si chiamava Bertran de Born. Amava cantare e poetare, comiziare e raccontare storie al popolo. Era diventato talmente popolare e famoso che tutte le popolazioni meridionali dell'Europa, dalla Catalogna fino alla Toscana, lo conoscevano e imparavano a memoria i suoi versi. Quando arrivava nei paesini a fare i suoi spettacoli, qualche ora prima faceva affiggere dei manifesti che annunciavano semplicemente "il grande poeta spiegherà come e perchè la guerra sia la più alta espressione, e la più profonda, dell'animo umano, e perchè il soldato guerriero è l'unico uomo vero sulla Terra" e i tamburini che lo precedevano urlavano a squarciagola l'annuncio del suo arrivo imminente e le masse plebee affluivano, e i contadini facevano affari perchè vendevano bibite e panini, affittavano seggiole e ombrelli, lettini da campo, tende per le famiglie, un business gigantesco. La Chiesa andò in visibilio per i suoi versi e decise di sponsorizzarlo. E così, all'apice della sua carriera, nel 1186 arrivava su un gigantesco carro bardato di fiori, frutta, paramenti sacri, preceduto da preti, vescovi, e uno stuolo di servitori al seguito. Fu in quell'anno che la sua lirica più celebre lo consacrò alla fama. Scritta in lingua provenzale venne tradotta in latino e nei conventi e nei monasteri venne dato l'ordine ai frati amanuensi di farne il più alto numero di copie da distribuire dovunque nella diverse lingue locali, tra cui l'italiano volgare. La sua più celebre lirica così si concludeva: ".....nessun uomo è di nessun valore, finchè non abbia inferto colpo su colpo; vedremo della zuffa nel più folto e mazze e spade ed elmi colorati e teste mozzate a rotolar sui sassi, scudi infranti e spezzati, stuoli di vassalli colpire tutti insieme, e i cavalli dei morti e dei feriti errare per il campo alla ventura. E allorquando in battaglia sie entrato, ogni uomo ben nato pensi solo a schiantare teste e braccia, chè assai meglio è morire ch'esser vivi e vinti. Io vi dico e annuncio che nel mangiare, nel bere e nel dormire, non provo tanta gioia che a sentir gridare: "Dalli dalli" da entrambi i lati, e "Aiuto! Aiuto!" e vedere grandi e non grandi frammisti cadere sull'erba e nei fossati e i corpi morti cui dalle coste spuntano i monconi di lance coi guidoni. Signori, a voi tutti è più bello dare in pegno villa, città e castello che alla guerra rinunciare, perchè essa è vita e speranza".
E gli davano retta.
Tanto è vero che ai suoi spettacoli erano sempre presenti un vescovo e due notai, perchè la gente si precipitava e dava le proprie proprietà e i propri averi alla Chiesa pur di avere la possibilità di indossare una divisa, avere un cavallo bardato, essere armato, e partire per la guerra in Terra Santa.
Bertran de Born è stato il più grande guerrafondaio d'Europa. Le sue gesta, canzoni e parole hanno alimentato per quasi 120 anni l'immaginario collettivo dell'epoca.
Finchè non arriva Dante Alighieri che attribuisce alla "vanità intellettuale dei nati servi serventi, co'l pensier più incline alla moneta dei serpenti che alla gioia del viver la luce delle menti" e lo sbatte all'Inferno per l'eternità.
Secondo Bertrand Russel, fu proprio questo canto, il XXVIII dell'Inferno, che rese Dante inviso alla Chiesa e lo sommerse di guai. Questo celebre combattente inglese per i diritti civili, nel 1952 aveva definito Dante "il primo grande pacifista d'Europa, affossatore di guerrafondai e di violenti predatori". 
Lo stesso Dante, nello spiegare a Virgilio il motivo di questa condanna, ci fa sapere che il signor de Born, quando era consigliere del re Enrico II, aveva contribuito "a metter figli contro padri" diffondendo l'odio cieco tra diverse generazioni, mettendo gli uni contro gli altri, impedendo così l'evoluzione e il progresso pacifico. E' la stessa bolgia nella quale, a circa 500 metri di distanza, si trovano Maometto e Alì, condannati a una pena diversa: devono aggirarsi in quel deserto avendo perso il senso dell'orientamento senza sapere dove andranno mai a parare. Non sono condannati per apostasia, no, perché Dante amava l'accoglienza della diversità di cui lui era un grande sostenitore; ma per aver creato zizzania tra i popoli e aver messo i figli contro i padri, impedendo in tal modo la trasmissione della sapienza tradizionale e della "infinita saggezza del buon senso".
La cultura italiana accademica, da sempre al servizio delle suggestioni vaticanensi, ha oscurato questo canto fondamentale definendolo -certamente non a caso- il più scarso e debole dell'intera cantica dell'Inferno. 
C'è chi, invece, negli ambienti colti europei, da quando è uscito il video del califfo, ha recuperato il canto XXVIII approfittando del fatto che l'immagine è la stessa.
E' la condanna all'inferno per l'eternità riservata agli intellettuali che hanno venduto la loro testa e il loro sapere accecando le menti del popolo.
La legge del contrappasso non perdona. E così, Dante gliela mozza di netto. Non solo. Li costringe a tenerla per i capelli "quasi fosse una lanterna" con i propri occhi che guardano ciò che resta di loro. E' l'impossibilità degli artisti e degli intellettuali venduti  "alla vil moneta dei serpenti" di poter aspirare ad avere una vita interiore, di riflettere, di elaborare, di produrre "visioni" perché la loro corruttela e avidità ha determinato e provocato la perdita dell'intera testa.

Ah! Fortunata l'etnia e il popolo che ha avuto un così grande maestro.

Siamo figli di Dante, e quindi ancor più colpevoli per aver dilapidato una colossale fortuna.
Non ce l'ha presa nessuno la cassaforte della nostra grande cultura, dato che l'Europa ci ha sempre riconosciuto di aver fondato la Grande Arte e la Grande Scienza, con Dante Alighieri e Galileo Galilei.
Se noi, che siamo gli eredi di questa tradizione, non siamo stati in grado di metterla a frutto, la responsabilità è di tutti coloro che hanno scelto di dar retta a Bertran de Born.
Per questo la Germania vince.
Perché ad incontrare la Merkel ci va Renzi.
Perché contro una squadra come il Bayern si va all'attacco frontale invece che in difesa
Poi, sul campo, si corre il rischio che vada a finire 7-1.
Altro che pugni sul tavolo.
Ringraziamo il cielo se ancora non hanno deciso di praticare l'eutanasia assistita: siamo agonizzanti con il boccaglio attaccato a una macchina e fingono tutti di essere dei grandiosi combattenti in smagliante forma fisica con splendide idee creative, dentro un cassetto.

giovedì 16 ottobre 2014

La depressa Italia affronta il proprio declino con la disinvoltura dei mitomani.



di Sergio Di Cori Modigliani

Come avevo preannunciato nel post di ieri, la nostra baldanzosa cupola mediatica ha cercato di intortare i cittadini votanti, facendo loro credere che i mercati stanno crollando per colpa dei greci. Poveri ellenici! Un'economia che ha un pil ridotto a 180 miliardi di euro, pari a 11 volte di meno di quello dell'Italia.

Denunciare, fino a qualche mese fa, era un imperativo categorico, un obbligo etico.
Ormai, in Italia, i tempi della denuncia sono passati: è inutile e addirittura fuorviante.
Anche il bambino più sprovveduto ha capito come stanno le cose e le differenze tra i pensanti che hanno divergenze di opinione si manifestano ormai nei dettagli e in alcune specificità tecniche. Per il resto si è d'accordo nell'aver capito che siamo oggetto di falsificazione perdurante e quindi chi è credente preghi, e per gli altri tanto vale stare tranquilli e cercare di comprendere (nei limiti del possibile) ciò che accade.
Se non altro si ha il vantaggio di poter dire a se stessi "non mi faccio più prendere in giro".
E' un elemento importante per la propria autostima.

Le parole hanno un loro peso specifico, perchè nel cervello attivano una zona che è quella deputata alla produzione di pensiero. Tante più parole uno conosce e usa, tanto più larga è la banda neuronale che produce sinapsi e scariche elettriche. La dico così, da profano.
E in questo momento, in Italia, il sistema di gestione della comunicazione sta applicando dei sistemi sintattici e grammaticali davvero unici. Non esiste nessun altro paese dell'occidente in cui il linguaggio della quotidianità e della colloquialità viene ogni giorno stravolto per manipolare la coscienza dei votanti. Il caro leader è un maestro del genere.

Prendete un bambino di circa 8 anni. A quell'età, il massimo della fantasia consiste nel voler crescere, diventare grande, ed essere come il padre. C'è questo bimbetto (sano e normale) al quale il padre misura l'altezza ogni mese e la scrivono insieme sul muro. Lui misura 95 centimetri e non vede l'ora che arrivi la fine del mese perché sente che, finalmente, arriverà a 1 metro. Per lui quell'altezza è l'anticamera della vita adulta. Arriva il giorno fatidico, il padre lo misura e tutto contento gli annuncia: "Ehi tesoro, misuri 85 centimetri. E' la crescita negativa". A quel punto quel bambino, proprio perché è sano e normale, si sente defraudato, truffato, ingannato. Fa i capricci, si mette a piangere, è deluso, non si fida più di suo padre.
Non così, gli italiani.
E' il motivo per cui questo paese non è normale.
Giorni fa, quando chi segue la finanza internazionale sapeva già con matematica certezza che l'Italia avrebbe affondato l'Europa, l'Istat ci informava che anche per il terzo trimestre "la crescita è negativa" e il sistema della cupola mediatica usava la stessa identica locuzione: crescita negativa.
Ma nella scienza dell'economia, esiste un termine del genere?
Comunque in Italia funziona.
Così come viene accettato con disinvoltura che ci venga detto a volte che "l'economia italiana è in stagnazione" e a volte che siamo "tecnicamente in depressione".
E' tutta un'altra cosa.
Basti pensare che in seguito a due giornate di borsa, la manovra economica è ormai inefficace, obsoleta e deve essere rivista lunedì. 

Il crollo dei mercati è scattato, come nelle previsioni dell'intero mondo occidentale -esclusa l'Italia, si intende- a Los Angeles, la notte di martedì verso le 10 di sera, in Italia le 7 del mattino. La riunione operativa si è svolta nella sala stampa del Pacitic Stock exchange. A dare il la alla mattanza è stato il presidente della Goldman Sachs, il quale, alle 22.15 ha dato l'ordine a tutti i propri clienti di investire nei buoni del Tesoro americano che sono scesi al di sotto del 2% per la prima volta, grazie anche ai dati sulla disoccupazione in usa che è scesa per la prima volta dal 2000 sotto il 5,2%.
I suoi clienti gli hanno dato retta.
A Londra, alle 10 del mattino, alla city c'era già la fila di investitori internazionali che vendevano titoli italiani e azioni del sistema bancario italiano definito "un colabrodo".
Se ne sono andati in quattro ore ben 28 miliardi di euro. La stessa cifra, euro più euro meno, che era arrivata a marzo, presumo per un credito di fiducia nel caro leader.
Per come la vedo io, l'attuale dirigenza politica italiana è stata  identificata -nella migliore delle ipotesi- come una armata brancaleone composta da cialtroni dilettanti e i mercati hanno emesso la loro sentenza, a nessuno piace più il modo in cui è politicamente gestita la nostra nazione; ci hanno bocciato.
E hanno ragione.
Soltanto un pazzo viene a investire soldi in Italia.
O uno sciacallo.
O un criminale.

Dobbiamo fare un salto dal mondo della fantasia da mitomani a quello della realtà.
Prima lo facciamo, meglio sarà per tutti.

P.S. Sono arrivati gli ispettori della BCE e dell'Unione Europea per controllare i bilanci e la tenuta del sistema bancario italiano. Considerando lo stato del paese sarebbe quantomeno decoroso chiedere in parlamento un intervento straordinario della Consob e una commissione parlamentare costituita da tutti i partiti presenti in parlamento per monitorare l'andamento di tale verifica.
A buon intenditor.....

mercoledì 15 ottobre 2014

Crollano i mercati finanziari e l'Europa piomba nella depressione economica annunciata.



di Sergio Di Cori Modigliani

Questa sera, durante i telegiornali, le proveranno tutte.
Si sprecheranno le spiegazioni, dalla più stupide a quelle più deliranti.
La verità, invece, è molto ma molto semplice, quasi elementare, già annunciata all'estero da tempo e nascosta (direi censurata) volutamente dalla cupola mediatica italiana asservita alla logica clientelare.
"Stanno crollando i mercati finanziari d'Europa, l'Italia sta affondando l'economia occidentale".
Con questa frasetta diffusa questa mattina dalla radio finanziaria di Bloomberg a New York, che -a mio avviso- corrisponde esattamente a ciò che sta accadendo, il nostro paese affronta il momento più delicato in assoluto dal 1946 a oggi. 
Molto più grave della crisi del 1973. Ben peggiore di quella del 1993. E addirittura più poderosa, come crisi, di quella del 2011.
Perché nel 1973, dentro la classe politica dirigente e imprenditoriale c'erano personalità come Enrico Berlinguer, Aldo Moro, Ugo La Malfa, Riccardo Mancini, Giovanni Spadolini; imprenditori come Raul Gardini, Giovanni Borghi, Zanussi, Merloni, ecc., veri e propri capitani d'industria, con il pelo sullo stomaco e le palle dentro le mutande.
Nel 1994, quella classe politica non esisteva più, ma la crisi venne attenuata -è sempre stata la grande fortuna dell'Italia- in conseguenza della congiuntura determinata dalla fine della guerra fredda. Gli anglo-americani intervennero sul nostro territorio per razionalizzare il nostro assoggettamento e ci salvarono. Nel 2011, misero una pezza un attimo prima che si andasse in default ma il meccanismo di corruzione di cui sono intrisi i nostri partiti verticali impedirono un autentico ricambio. "Io vado a fondo ma vi porto tutti insieme a me dato che siamo compagni di merenda, di bagordi e di grossi affari"; non so se questa frase sia mai stata pronunciata da Silvio Berlusconi ai suoi compari di Udc, PD, Rifondazione, An, ma è molto plausibile. I risultati e le conseguenze ce lo stanno comunque confermando.

L'attuale tragedia consiste nel grave vuoto culturale, politico, umano, etico, esistenziale che compone la quotidianità dell'attuale classe politica dirigente, composta per lo più da ometti e donnette di livello infimo, impresentabili impiegati di interessi terzi, ai quali è stata affidata la specifica consegna di rimbecillire il paese con falsità, annunci demagogici, piatte retoriche da far applicare alle varie tifoserie, tutte prese dalla loro appartenenza, del tutto privi di ogni competenza tecnica necessaria per affrontare la grave crisi strutturale del nostro paese.
L'Italia, strozzata dalla criminalità organizzata e dal suo abbraccio mortale con la classe politica dirigente, non è più in grado di sostenere un proprio ruolo credibile come nazione produttrice nel mondo della globalizzazione.
E la finanza ha presentato il conto.
Diranno questa sera che "è crollata la borsa di Atene provocando un effetto nel resto d'Europa".
E' l'Italia che sta affondando l'Europa.

Negli ultimi 25 giorni la borsa valori di Milano ha perso circa il 25% del suo valore.
I cosiddetti investitori internazionali hanno portato via dall'Italia circa 80 miliardi di euro soltanto negli ultimi tre mesi, perché probabilmente dopo aver incontrato Renzi, Alfano, Formigoni, Lupi, hanno capito che con gente come quella non esisteva neppure una possibilità su 100 che il nostro paese uscisse dalla sacca della totale immobilità.

E la responsabilità pesa -eccome se pesa- sui professionisti della cupola mediatica che hanno scelto la consueta strada deferente, servile, cinica e opportunista, invece di allertare con vigore e saggia lungimiranza la popolazione italiana avvertendo i propri lettori, i propri telespettatori che "questa gente ci porterà a fondo".

La manovra da 30 miliardi annunciata da ieri Renzi è una barzelletta.
Da domani ne servono almeno 50, di miliardi.
Perché adesso ci presenteranno il conto.
E lo spread ritornerà a salire.
E il governo dovrà pagare interessi sempre più alti, sempre più onerosi.
E verranno a chiedere il saldo alla cittadinanza che è già stremata e la speculazione internazionale lo sa e da bravi sciacalli si butteranno sull'ultimo osso da spolpare.

Lo sapevano tutti che sarebbe accaduto.
Lo sapevano tutti che si sarebbe verificato a ottobre.
Lo sapeva anche Renzi che per questo motivo aveva tanta fretta, i conti veri lui li sa.

E' la classe politica dirigente e quella imprenditoriale della Repubblica Italiana che stanno portando il paese a sbattere contro una roccia ed è l'Italia che sta provocando la crisi perché è un paese troppo grosso per poter essere amministrato da una banda di cialtroni irresponsabili.

Questo passa il convento.
E' ciò che, purtroppo, ci meritiamo.
Gli italiani li hanno votati, sostenuti, applauditi, osannati.
Con la cupola mediatica a reggere bordone.
Mentre esplodeva la bomba del crollo finanziario dei mercati, questa mattina, sull'emittente La7 (e parlo qui della meno peggio) la simpatica giornalista Myrta Merlino chiacchierava in allegria con i suoi ospiti, che erano Gianni Alemanno e Roberto Formigoni, due persone che meritano soltanto l'accorata, serena, e lucida disistima da parte della società civile pensante. Altro che interviste.

Mettetevi l'elmetto.

martedì 14 ottobre 2014

I diavoli del fango sono già al lavoro.



di Sergio Di Cori Modigliani

Un paese che ha ormai perso il senso del pudore. 
I cosiddetti angeli del fango che vengono trasformati in inconsapevoli impiegati dei costruttori e dei distributori della macchina del fango. 
Ecco arrivare sconcezze propagandistiche che finiscono addirittura per costruire qualcosa di peggio dell'alluvione: la sponda di cui il malaffare degli appalti pubblici ha bisogno in questo momento. Se a Genova viene fuori il marcio che sommerge la società civile, così come a Imperia, Savona, Bordighera, La Spezia, altro che smottamento, una frana.
E così, l'occasione di parlare e spiegare alla cittadinanza la responsabilità diretta o indiretta della classe politica, nella salvaguardia del territorio, sta andando sprecata.
Il tutto oggi si è trasformato nei lanci di stampa della serie "Grillo e i deputati del M5s contestati dagli angeli del fango" come se il comico genovese e gli eletti in parlamento avessero la benché minima responsabilità sulla rapina ai danni dei contribuenti perpetrata in questi anni sotto gli occhi di tutti, alla luce del sole.
Così come per decenni abbiamo accusato i siciliani di essere responsabili per la loro incapacità di scrollarsi di dosso la mafia, così oggi non è possibile nascondere l'omertà, la complicità, la connivenza della cittadinanza ligure con quel potere politico criminale che fa affari con la 'ndrangheta.

E  il Tgcom24 lancia la notizia: Grillo a Genova contestato risponde se volete parlare con me e intervistarmi mi dovete pagare 2000 euro. 
Si sa che oggi conta l'annuncio e il titolo e non la sostanza.
In realtà, ciò che è accaduto è che Grillo ha dichiarato: mi avete stufato tutti, non sono venuto qui per farmi intervistare da voi, sono venuto per i genovesi. Qui c'è l'iban di un conto bancario per raccogliere un fondo di solidarietà da mettere a disposizione della famiglie più disagiate colpite dall'alluvione. Se volete intervistarmi, allora date un buon esempio e prima versate 2.000 euro su questo conto corrente; i soldi finiscono nelle mani di chi ne ha bisogno.
Lo capisce anche un deficiente che, messa così, è un'altra storia.

Così come è un'altra storia riferire la frase dell'intervento di chiusura della tre giorni al Circo Massimo, tagliando l'ultima parte.  Beppe Grillo ha detto: volevo andare domani mattina a Genova, ma la protezione civile ha prolungato lo stato di emergenza fino alla mezzanotte di lunedì. E così ci vado martedì. Ci andrò con gli eletti in parlamento, tanto loro sono abituati a spalare tutti i giorni dato che vivono spalando la merda in parlamento". Rai news ha pensato bene di riportare la frase, troncandola anche nel video mentre la dice lo stesso Grillo, fino a "sono abituati a spalare tutti i giorni". Che è tutt'altro dire. 

Questa mattina, aprendo i giornali, la notizia del giorno in cronaca parlava di un sindaco calabrese della città di San Ferdinando, provincia di Reggio Calabria, arrestato con l'accusa di essere un mafioso. La notizia è stata data da tutte le agenzie e quotidiani presentandola così: "Arrestato sindaco in Calabria per corruzione, insieme anche a un consigliere del M5s".
E' passata così.
Non sapendo nulla, la notizia mi ha intristito. Non avevo motivi per ritenerlo un falso.
Dopo due ore è comparso sul blog di Beppe Grillo il seguente comunicato ufficiale:

Il M5S non ha alcun consigliere eletto a San Ferdinando (RC), come già altre volte ribadito a mezzo stampa, quindi la notizia secondo cui è stato arrestato un consigliere del M5S a San Ferdinando è falsa. Il MoVimento 5 Stelle non ha altresì mai presentato alcuna lista alle elezioni comunali di San Ferdinando. Si chiede quindi di non presentare il consigliere comunale Giovanni Pantano come un eletto del M5S (come hanno già fatto Repubblica e altri quotidiani) e si chiede rettifica a tutti gli organi di stampa, altrimenti si procederà a querela.

Le cose qindi sono due: o questo comunicato contiene delle falsità oppure la falsità l'ha sostenuta la cupola mediatica.
Chi chiederà scusa alla cittadinanza?


Altra chicca della giornata: mentre i media italiani esaltano la contestazione degli angeli del fango, veniamo a sapere dal Wall Street Journal e dalla California che il M5s è stato ripetutamente escluso dagli incontri con Il Ministro dello sviluppo economico in relazione allo stabilimento di termini Imerese. 
La Fiat ormai sta in America e quindi cominciano a passare sotto la lente tutte le attività del gruppo, dato che lì la concorrenza esiste e adesso Marchionne se la deve vedere con la Ford e la General Motors sul loro territorio. 
La notizia è stata diffusa in Italia dalla attendibile e credibile agenzia di stampa Adnkronos che così l'ha pubblicata oggi alle ore 13.25, rimbalzata dagli Usa. Il che ha davvero qualcosa di clamoroso.

Recita così:

Palermo, 14 ott. (AdnKronos) - "Ex Fiat, si va verso l'ennesimo fallimento?". E' quanto dice il deputato palermitano M5S alla Camera, Riccardo Nuti, sul nuovo piano di riconversione di Termini Imerese. "Ci mostrino il progetto, le assunzioni non bastano, anzi. Proprio il lievitare improvviso dei contratti potrebbe costituire la palla al piede del piano Grifa. Passare dalle annunciate 400 assunzioni entro il 2018 a 768 - sostiene Nuti - potrebbe tingere di rosso prestissimo i bilanci e fare morire il piano in culla".
"Sbalordisce -prosegue il deputato - come si sia portato avanti un progetto con chi non ha fornito nessun piano serio, con un società che non ha mai realizzato una promessa nella sua esistenza. Sindacati, amministratori regionali e locali, governo e ministeri dovrebbero guardare alla consistenza e all'affidabilità del progetto e ad evitare che questo non sia una bufala, anziché al solo numero delle assunzioni. Senza questi elementi anche quelle non servirebbero a nulla. Equivarrebbero solo a buttare soldi pubblici in un buco nero. Di questo piano non conosciamo nessun dettaglio, visto che ci hanno impedito in tutti i modi e con motivazioni più che risibili di partecipare ai tavoli, sia politici che tecnici, tenuti al Ministero dello sviluppo economico".

Così funziona la comunicazione in Italia.

Bisogna appellarsi ai siti indipendenti internazionali per riuscire a sapere quello che accade nel nostro Paese.

Intanto, la Borsa Valori di Milano tocca il record negativo dall'aprile del 2009: per la nona giornata consecutiva tutti i titoli vanno al ribasso.

Si chiama Borsa Valori proprio per questo: indica ciò che ha "valore sul mercato".

Da noi, ormai si è persa la connotazione nella priorità, per l'appunto, dei valori di riferimento.

E i mercati ne prendono atto. 

lunedì 13 ottobre 2014

Genova travolta dal fango.



di Sergio Di Cori Modigliani

Coinvolgere l'Onnipotente definendo lo sconquasso genovese una calamità naturale è davvero un atto di blasfemia. Vuol dire che la classe dirigente politica italiana ha raggiunto un livello di scarico delle responsabilità talmente diabolico e avvilente, da essere arrivati al punto di prendersela con Dio, approfittando del fatto che tanto Lui non può certo dissentire.

Una regione davvero molto particolare, la Liguria. Una piccola striscia di terra che da sempre è stata protagonista e all'avanguardia, sia nel bene che nel male. Per dei motivi di casuale destino ha prodotto i tre comici più importanti degli ultimi 25 anni (Paolo Villaggio, Beppe Grillo, Maurizio Crozza) i due più commoventi chansonnier italiani (Fabrizio De Andrè e Paolo Conte) squisiti politici come il compianto presidente della Repubblica Sandro Pertini e la lista è veramente lunghissima, se vogliamo risalire fino a Cristoforo Colombo.

Ma la Liguria è anche la terra che ha fondato l'ipocrisia moderna, elevandola a sistema di potere.
A metà del Quattrocento, quando si stava affermando in Europa una nuova borghesia mercantile e a Firenze il potere si stava cementando nelle mani della famiglia dei Medici - laica e con una corte multi etnica- la Chiesa interviene sul territorio e inventa il concetto di banca. Nasce così il primo consorzio finanziario del mondo, nel 1456. Lo chiamano "Banco del Monte di Pietà". Non potendo figurare ufficialmente perché il denaro era considerato "lo sterco del diavolo" ed era vietato ai cristiani occuparsi di qualunque forma di transazione di denaro, decidono di lanciare il binario dell'ipocrisia di Stato. Impongono, per decreto, all'aristocrazia ligure, piemontese, lombarda -quella toscana si rifiuta e non accetta- di versare delle quote molto alte per darle in beneficenza ai poveri e distribuire così beni e servizi tra i ceti più disagiati. In cambio la garanzia (de facto) di un interesse molto alto nella gestione dei loro averi. Al comando ufficiale (oggi si direbbe  "frontman") convincono quattro famiglie di mercanti, associate da circa 400 anni, che avevano prodotto una enorme ricchezza nella penisola iberica, i Perez Nahmia (ebrei sefarditi residenti a Castilla) e gli Al Shafei  El Mohammed (mussulmani di origine siriana e turca residenti a Granada). Costoro erano vissuti per circa 700 lunghi anni in uno stato di perenne pace sociale e di armonia collettiva, insieme a famiglie cristiane locali, in quel di Spagna e Portogallo. Basterebbe questo precedente storico per dimostrare quanto sia artificioso il contrasto anche violento tra ebrei, mussulmani e cristiani: le tre più grandi religioni monoteiste del Mediterraneo, per 722 anni sono vissute senza aver mai prodotto nessuna forma di discordia, di scontro religioso, di contrapposizione, rispettandosi a vicenda e condividendo il territorio. Non è certo un caso che pochi ricordano questo precedente secolare, forse perché è considerato pericoloso, non si sa mai convincesse ebrei, cristiani e mussulmani a tentare di replicare quell'esperienza meravigliosa che ha gettato i fertili semi dell'imminente rinascimento, eredità dell'umanesimo iberico, ricchissima testimonianza di come la contaminazione culturale e religiosa ha dato vita a uno dei momenti più profondi della civiltà colta europea. 
Quelle quattro famiglie accettano di gestire la banca del vaticano a Genova, non sapendo (e non capendo) che di lì a 40 anni, i loro eredi sarebbero finiti tutti una parte sul rogo e un'altra parte decapitata per ordine della neonata Compagnia di Gesù, e del cardinale Torquemada, colui che per ordine di Roma allestì i Tribunali della Santa Inquisizione. 
Così Genova si afferma in Europa come potenza economica e annuncia il varo della grande ipocrisia sulla quale viene fondato il capitalismo moderno. La Banca del Monte di Pietà esiste ancora, anche se ha cambiato nome nei secoli. Oggi si chiama "Banca Carige" commissariata dal governo un anno fa, con il management direttivo denunciato per truffa, associazione a delinquere, falso in bilancio e riciclaggio.
Nel bene e nel male, la Liguria è sempre stata all'avanguardia.
E Genova vanta clamorosi record, in Europa imbattibili.
Genova è considerata in Europa la città con la più alta permeazione, all'interno del tessuto imprenditoriale, della 'ndrangheta nel mondo.
Chi vuole informarsi, conoscere i nomi e i cognomi, i processi, i precedenti, lo stato attuale della situazione, può andare a leggersi l'intera e ricca e davvero preziosa documentazione messa a disposizione in rete da una onlus di genovesi che si chiama 

"Casa della Legalità e della Cultura di Genova.Osservatorio sulla criminalità e le mafie.
Osservatorio sui reati ambientali.Osservatorio sulla correttezza e trasparenza della P.A".

Il link esteso per poter avere accesso al sito
http://www.casadellalegalita.info/speciali-liguria/genova-e-prov/mamone-a-c.html

Vale davvero la pena. Avete materiale da leggere per settimane.
E se siete operatori dell'informazione, avete quintali di materiale da diffondere.
E' tutto raccontato per filo e per segno.
E vi consiglio di navigarci dentro e andarvi a leggere il post datato 12 ottobre dove spiega che cosa è accaduto e sta accadendo a Bordighera.

L'alluvione di Genova e la morte del cinquantenne travolto dalla piena non è affatto una calamità naturale, tantomeno una sfortuna casuale, lo considero un vero e proprio omicidio annunciato. Ed è anche fuorviante -e dunque pericolosissimo- attaccare oggi le istituzioni e la magistratura sostenendo che i lavori di tenuta e salvaguardia del territorio idro-geologico non sono stati realizzati per colpa della burocrazia. 
Chiunque sia stato a Genova anche per un pomeriggio e abbia parlato con i locali, sa che la città è stata costruita su un fiume sotterraneo, il Bisagno. Nel 2002, gli scienziati che si occupano di meteorologia e di prevenzione territoriale si dotarono di uno specifico algoritmo grazie al quale pubblicarono nel 2003 uno studio che spiegava come, nel caso non fossero intervenuti subito, si sarebbe corso il rischio di avere "un tragico allagamento di potenziali proporzioni catastrofiche" almeno una volta ogni otto anni. Nel 2010, in conseguenza anche dei cambiamenti climatici, quello spettro statistico è stato ridotto a tre anni. Il neo sindaco Doria, quindi, nel luglio del 2012, eletto a furor di popolo perché la Vincenzi era stata obbligata alle dimissioni, si mise all'opera per avviare i lavori.
E lì inizia e si manifesta l'altra faccia di Genova, quella dei grandi comitati di affari.
Il cosiddetto "ritardo per motivi burocratici nell'esecuzione dei lavori" è una storia oscura che, secondo me, questa volta  non riguarda la lentezza burocratica, bensì la legalità. Infatti, dopo la precedente alluvione, si è sviluppata una reazione civile di indignazione e sdegno, e sono sorti almeno 30 diversi comitati civici (politicamente trasversali) intenzionati a monitorare l'attribuzione degli appalti. 
Auspico che almeno nei prossimi giorni si parli anche di questo, dopo aver parlato degli "angeli del fango". 
Come italiano ed europeo, mi vergogno di avere gli angeli del fango: il genio civile avrebbe dovuto fare il suo lavoro e il governo avrebbe dovuto commissariare da anni la Regione per eccessiva presenza della criminalità organizzata nel tessuto imprenditoriale locale.
Provo per i genovesi una forte compassione umana, la stessa che mi muove sempre dinanzi a ogni disastro, quando si vedono persone per bene crollare nel disagio. 
Ma devo anche dire che sono i votanti i primi responsabili di questo disastro.
Rimbocchiamoci le maniche e impariamo l'arte matura di prendercela con noi stessi.
Non lamentiamoci se poi gli investitori internazionali scappano via, se in Europa non vogliono trattare con noi sul pareggio di bilancio, se abbiamo perso ogni credibilità.

Quando si arriva al punto di prendersela con Dio, per incapacità di prendersela con gli umani responsabili, vuol dire che si è entrati in una dimensione infantile e si punta al miracolo.
Il destino del nostro paese è nelle nostre mani.
Si comincia da qui.
Tutto il resto è piatta retorica, perché gli angeli del fango sono la prova della nostra sconfitta come nazione, come paese, come etnia.

venerdì 10 ottobre 2014

Benvenuti a Mediopoli, terra di tutti, terra di nessuno. Seconda puntata



di Sergio Di Cori Modigliani.

Seconda puntata.

Devo dire che negli altri paesi -intendo dire quelli evoluti, cioè quasi tutti, se paragonati a noi- un evento come quello che descrivo è considerato inconcepibile, impossibile da verificarsi. Certamente ogni nazione ha i propri banditi, le proprie gatte da pelare, i propri polli illegali, le proprie miserie nazionali. Ma esistono dei parametri di riferimento collettivi che in tutto il pianeta Terra vengono (quantomeno formalmente) rispettati, o fatti rispettare, altrimenti si afferma la legge della giungla e vince soltanto il più forte, al di là della Legge.

Tutto deve essere iniziato quasi due mesi fa, quando i ragionieri e i contabili di Berlusconi gli presentano i conti delle sue aziende. Una vera catastrofe. La perdita di potere politico, l'assottigliamento elettorale, l'affermazione del suo erede (il caro leader che sembra cresciuto alla sua scuola) hanno messo in ginocchio il suo impero, pieno di debiti, zeppo di buchi: aziende decotte. Basterebbe soltanto questo per dimostrare che non è (e non è mai stato) un grande imprenditore. E' stato molto abile nel saper sfruttare i meccanismi di una società corrotta come quella italiana, ma quando si arriva a fare i conti con il concetto di "gestione aziendale dell'impresa" dove bisogna applicare i codici del mercato, va espressa la competenza tecnica e i manager utili non sono più i servi deferenti ma quelli in gamba che sanno fare il loro lavoro, lì crolla l'intera impalcatura.
Perché senza l'appoggio politico, Mediaset, Fininvest, Mondadori, dimostrano di non valere nulla.
Alla fine di agosto scatta quindi il piano, che appare viaggiare su tre linee: quella politica, dove si va dal caro leader e si accetta qualunque prezzo, qualunque richiesta, purché si garantisca che verranno varati specifici provvedimenti, come impedire di ripristinare il falso in bilancio, mettere il bastone tra le ruote dei magistrati che indagano e garantirsi una via d'uscita per le sue aziende. Renzi, con il suo consueto infantile cinismo va in brodo di giuggiole e il PD pure. La seconda linea è chiara e consiste nell'iniziare i licenziamenti, avvalendosi della complicità del settore mediatico, per fare in modo che non si sappia troppo in giro, non si faccia troppo clamore. E così viene lanciato il nuovo trend di mercato, lo chiamano "esternalizzazione razionale".  A casa mia ha un altro termine: "schiavismo". Vengono licenziati ben 232 giornalisti che percepivano una media di circa 50.000 euro l'anno, ai quali verranno poi proposti contratti a progetto, senza garanzie di durata e sottopagati. Tanto, grazie alla disoccupazione, c'è un tale esercito di riserva che basta fare un fischio e arrivano a migliaia, anche per meno di 12.000 euro l'anno.
Più aumenta la disoccupazione -e quindi la disperazione- tanto più si diffonde la cinesizzazione del lavoro (anche del lavoro intellettuale) e aumenta la possibilità di avere operatori che pur di guadagnare delle briciole, sono disposti a stare zitti, scrivere qualunque schifezza e applaudire qualunque obbrobrio raccapricciante. Non è più necessario usare le forme rozze e primitive, messe in atto dal partito fascista ai tempi di Mussolini, quando la dissidenza veniva bastonata e i riottosi obbligati con la violenza a bere l'olio di ricino. 
Oggi sono più eleganti.
Pare che entro il mese di ottobre ne licenzieranno altri 500 e 6.000 entro la fine dell'anno.
La terza linea seguita è quella che verosimilmente ha fatto reagire gli ambienti finanziari europei e ha finito per produrre la dichiarazione di "disonorabilità e inaffidabilità" di Berlusconi, che tradotto vuol dire: "voi italiani non siete stati in grado e non avete voluto eliminare quest'uomo dal mercato, lo facciamo noi a nome vostro". L'ordine, infatti, viene dall'Unione Europea, fortemente appoggiato da Mario Draghi, il quale ha dichiarato che "proprio in questi giorni in cui stiamo concludendo gli stress test dell'intero sistema bancario dei paesi componenti l'Unione Europea, non sono tollerabili atteggiamenti e comportamenti all'interno del sistema bancario e degli interventi privati in borsa che non siano perfettamente in linea con i parametri legali determinati dall'unione bancaria".
Tradotto vuol dire (il messaggio è indirizzato agli sciacalli che lui ben conosce): "signori, siamo in totale emergenza, quindi pochi scherzi e rispettiamo i codici".
E così, il nostro Berlusconi lancia la sua campagna sul campo.
Gli dà una mano il  compagno di tante avventure, che si chiama Goldman Sachs. Ne hanno fatte tante insieme, coprendosi a vicenda e addirittura costruendo società miste, come nel 2006, 2007 e 2009 quando acquistarono Endemol, capitale Goldman Sachs e Mediaset (50% ciascuno) e poi rivenduta nel novembre del 2012 con Berlusconi stracotto e una massa debitoria intorno a circa 6 miliardi di euro di cui nessuno ha mai chiesto ragguagli in merito.
Non si dice mai di no a un vecchio socio.
E così, Goldman Sachs comincia a diffondere la voce -nel senso che invia per iscritto delle note ai propri facoltosi clienti- che attribuisce a mediaset una imminente resurrezione in borsa e fa abboccare anche Morgan Stanley e poi ci entra anche J.P.Morgan e alla fine di agosto sono tutti pronti e danno il titolo (viaggiava allora intorno ai 2,90 in borsa) a 4/4,50 euro ad azione per la fine di settembre. L'annuncio viene spalmato in tutte le banche italiane dove alcuni solerti funzionari spiegano ai loro clienti la mervaviglia finanziaria dell'ultima ora. C'è un'unica azienda, tra quelle grosse che operano nel settore finanziario, che non accetta. Anzi. Va in contro-tendenza e alla fine di agosto diffonde un proprio comunicato in cui spiega ai propri clienti che investire sul titolo mediaset "è fortemente sconsigliato perchè si tratta di un valore azionario altamente speculativo e chi compra o vende lo fa a proprio rischio e pericolo". Si tratta della più antica società di consulenza finanziaria del mondo. Ha sede a Francoforte e si chiama Beremberg. Ha una particolarità unica: è stata fondata intorno al 1526 dal Duca di Beremberg, un aristocratico della Sassonia. Sono trascorsi, da allora, 500 anni. In questi secoli, la proprietà non è mai cambiata. Ancora oggi, 2014, l'amministratore delegato è un Beremberg. Ha quindi una credibilità (se non altro per esperienza) altissima, essendo sopravvissuti a tutto ciò che è accaduto in Europa dal 1526 a oggi. E i tedeschi, gli olandesi, i danesi, gli australiani, e gran parte deglin imprenditori statunitensi se ne fregano di Standard & Poor's, di Moody's o del Fondo Monetario Internazionale; loro si rivolgono alla Beremberg & figli.
E così, nell'ambiente finanziario circola la voce di questo scontro tra colossi della finanza intorno al baldanzoso nome di mediaset.
Arriva quindi quella che considero la ciliegina sulla torta, la prima settimana di settembre, quando l'avvocato, legale rappresentante di Berlusconi, regala alla nazione il vispo annuncio che, secondo me, serve a sostenere l'intera baracca strategica di mediaset, ovvero: siamo lieti di annunciare che l'Alta Corte di Giustizia di Strasburgo ha deciso di prendere in esame l'intero incartamento relativo alla condanna dell'ex cavaliere perché hanno preso atto che esistono dei punti oscuri che vanno chiariti. In Italia viene diffuso un lancio d'agenzia e l'intero sistema mediatico lo condivide pigramente, senza commenti specifici. Va da sé che il titolo vola e da 2,90 sale a 3 e poi a 3,20 e 3,40, arriva fino a 3,60 e c'è chi sottoscrive contratti e paga anche 4,50 perché si è fidato dei colossi finanziari e della notizia. E così la mediaset raggranella qualche centinaia di milioni di euro sul mercato dei capitali. Quando arriva l'annuncio ufficiale della corte di Strasburgo, la quale dichiara di non aver mai accettato il ricorso presentato dai legali di Silvio Berlusconi e di considerare destituite di ogni fondamento le notizie relative a una presupposta accettazione da parte della corte del ricorso, il titolo comincia a scendere, va da sè.
O meglio, va a picco.
Da 3.60 va a 3.40, poi a 3, 2.90, 2.80, arriva a 2.70 mentre Mondadori precipita.
Soltanto a Milano sono stati investiti circa 200 milioni di euro in una settimana che sono diventati 110 due settimane dopo.
Un trionfo per la Beremberg.
Un colpo da maestro per Mediaset.
Un grande applauso da parte mia (sincero) all'avvocato Longo che ha dimostrato di essere davvero un avvocato fedele e abile e sa come salvaguardare gli interessi del suo cliente.
Una catastrofe per la credibilità dell'Italia.
Panico e fuga di investitori dalla borsa di Milano che perde in due settimane il 15%.
Fine della storia.

In qualunque paese evoluto del mondo, tutto ciò non sarebbe accaduto.
Né si parla del crollo verticale dell'impero mediatico berlusconiano, che stanno svendendo in pezzi diversi agli spagnoli, ai francesi, agli emiri, ai tedeschi, agli australiani.
E' comprensibile: uno dei legali di Berlusconi, l'avv.Ghedini, sta scrivendo insieme all'on. Boschi tutta la parte della riforma della giustizia relativa al conflitto di interessi, truffa in bilancio, intercettazioni, manipolazione del mercato, aggiotaggio, ecc.
L'Europa lo sa.
I tedeschi lo sanno.
Gli investitori pure.
E' l'idea di mondo insegnata alla classe dirigente politica e imprenditoriale da Cesare Previti e Marcello Dell'Utri. 

Per questo ci puniscono, ci insultano, ci prendono in giro, ci svillaneggiano.

Possiamo dar loro torto?

buon week end a tutti: divertitevi e rilassatevi, se potete