lunedì 25 agosto 2014

"O è Vero o è Falso". E invece non è né Vero né Falso.




di Sergio Di Cori Modigliani

Circa 25 anni fa, nel Luglio del 1990, il più grande divulgatore culturale italiano, il prof. Umberto Eco, apriva nella Facoltà di Filosofia dell'Università di Urbino un convegno di studi internazionali -da lui fortemente voluto- che aveva come ospite eccellente colui che allora veniva considerato (e penso che lo sia ancora oggi) il più importante filosofo al mondo, l'epistemologo Hilary Putnam. 
Il fine di Umberto Eco non era quello consueto italiota di grande tradizione e squallido profilo: organizzare una grande riunione di spessore invitando accademici amici, farsi dare le sovvenzioni da governo, regione, provincia, comune, case editrici e portare a casa un bel gruzzoletto. In Italia, è cosa nota, questo significa Cultura, perché questo passa il convento del declino nazionale. 
Umberto Eco aveva, invece, ben altra ambizione, davvero nobile.
Essendo, da sempre, tra i pochi e rari autentici frequentatori delle avanguardie culturali planetarie, e non essendo quindi un mitomane raccomandato con fantasie piccolo-borghesi, aveva capito che la frontiera dell'autentico scontro economico/politico/culturale/militare - e quindi esistenziale-  si sarebbe realizzato tutto intorno all'identificazione, definizione e, pertanto, codificazione di una esaustiva teoria del Vero e del Falso. Hilary Putnam era la persona giusta: dirigeva un istituto di studi filosofici in Usa di primissimo livello e da ben 40 anni studiava ed elaborava l'argomento dedicandogli diversi libri e ricerche scientifiche.
Eco voleva tirar su una scuola italiana di menti eccellenti -con sede a Urbino e Bologna- finanziata dalla comunità europea, dedicata allo studio specifico del post-comunismo, del post-ideologico, della diffusione di massa della cultura digitale, per entrare nel vivo della discussione planetaria relativa alla imminente genesi di una inedita sorpresa: l'abolizione della differenza tra Vero e Falso.
Il povero Eco fallì nel suo intento, per diversi motivi. Non ultimo quello della crassa ignoranza italiana. Nel 1990 il termine "cultura digitale mediatica di massa" era incomprensibile per i nostri burocrati. Si trovò contro sia i fascisti che i comunisti (forze che contano nell'accademia nostrana) perché entrambi volevano (e tuttora vogliono) fortemente che gli italiani non evolvessero sottraendosi alla facile contrapposizione tra Destra e Sinistra, e quindi tra Vero e Falso. Quindici anni dopo, in un convegno in California, lo sentii confermare che quella era la sua grande ambizione, finita malissimo. Si fece soltanto nemici, finché capì che questo paese culturalmente era finito e optò per attività professionali all'estero. 
Sono trascorsi 25 anni e in Italia la gente pensa ancora che esista il Vero e il Falso.
Non è più così, nel caso lo sia mai stato.
Da lungo tempo, ormai.

Noi viviamo in una dimensione che ha la particolarità, per l'appunto, di aver abbattuto il confine tra Vero e Falso ma ci spinge a scegliere tra il Vero e il Falso. La nostra realtà quotidiana, (intendo dire quella contemporanea) infatti è immersa nella "corresponsione antiteticamente equiparata del Vero e Falso, che coesistono in quanto rotaie del binario algoritmico, il cui fine ultimo consiste nell'allontanarsi sempre di più dal Senso, dalla produzione di Senso, e di conseguenza dall'attribuzione di Significato". Come dice Putnam.
Questa (condivisa dai pensatori contemporanei) è la caratteristica saliente dell'Homo Electronicus, il pedaggio da pagare per poter avere giocattoli di massa, dall'I-phone a facebook: la perdita del Senso.

In questo territorio nel quale tutti noi navighiamo, nessuno escluso, si realizza la tragica profezia del più geniale e profondo romanziere mai esistito, Fedor Mickailovitch Dostoevskij che 150 anni fa lanciava il celebre grido ne "I demoni": "Se tutto è lecito, se tutto viene accettato, allora tutto è permesso" con la conseguente presa del potere dei più violenti, dei più rozzi, dei più primitivi. 
Fu lui a lanciare l'allarme storico, certamente non Hilary Putnam o Umberto Eco.
I filosofi non lanciano nessun allarme. Loro interpretano la natura delle cose e offrono una spiegazione. Si può essere d'accordo o non d'accordo.
Sono gli artisti ad allertare le genti. Da sempre.
Non a caso, sono il vero tabù dei nostri tempi.
Quasi 50 anni fa, un grande artista americano (il visionario Stanley Kubrick) ci regalò una squisita perla cinematografica ("Il dottor Stranamore" interpretato dal geniale britannico Peter Sellers) in cui ci raccontava -eravamo in piena guerra fredda- come, anche nel caso a Washington e a Mosca i rispettivi presidenti fossero stati entrambi due bravissime persone, razionali, intelligenti, sagge, il mondo poteva andare a ramengo lo stesso, con l'estinzione della Specie Umana, se un imbecille del Pentagono e un generale cretino a Mosca avessero preso delle decisioni per così dire, " burocratiche". Il film si concludeva con la guerra nucleare e la fine del mondo.

La comunicazione è digitale, ormai.
E' basata su uno specifico sistema matematico che si chiama "binario". Esso poggia sulla interminabile e infinita serie di operazioni che è possibile raggiungere basandosi sull'applicazione dello 0-1 fino all'infinito.
Un algoritmo di base che poggia su una meccanica mentale bipolare, come il Vero e il Falso: o è uno o è zero. Il computer funziona così, dal più modesto al più sofisticato. Per la mente elettronica è inconcepibile (e quindi non fattibile, non realizzabile, e di conseguenza inesistente) aggiungere accanto a mi piace/non mi piace anche la funzione "mi piace e non mi piace allo stesso tempo". Per il microchip non è pensabile, quindi è escluso dall'universo della conoscenza.

Ma la mente umana non ragiona secondo la logica binaria.
La caratteristica umana (che l'elaboratore elettronico invidia) consiste nel fatto della "assoluta coesistenza della contraddizione", a tutti i livelli dell'epopea umana, sia consci che inconsci. Non è un caso che di tutta la produzione eccellente letteraria che l'impero romano ci ha lasciato, la frase più famosa, più celebre e più emotivamente accolta dall'intera civiltà occidentale è quella del sonetto di Catullo che si apre con "Odi et amo". Noi umani lo capiamo.
Disossare l'essenza umana, scarnificarla, robotizzare l'umanità, oggi, significa abbattere questa valenza e imporre una logica matematica che non ha nessuna corrispondenza con la realtà della mente umana: è la competizione dell'elaboratore elettronico contro di noi.

Questa era la premessa per condividere con voi quella che è, secondo me, la genesi della nuova dittatura planetaria gestita, pianificata e voluta dalle oligarchie finanziarie della Terra, nei loro incontri clandestini dove sono tutti insieme (immagino la scena: un importante cardinale seduto accanto al califfo mentre si scambiano opinioni, così come un comandante di Hamas e un generale israeliano che bevono insieme una tazza di thè magari giocando a briscola, e via dicendo) perché per tutti loro che si sono auto-eletti a gestori paterni della baracca planetaria è fondamentale la contrapposizione di Vero e Falso: così si robotizza oggi l'umanità per poterla controllare meglio. 

C'è un'unica e sola possibilità per sottrarsi a questo gioco malefico, e tirarsi fuori dalla psicosi collettiva (la vedo infatti, come un'alterazione meccanica del naturale funzionamento della mente umana) e consiste nel salvaguardare il diritto biologico della Specie Umana di difendere il principio di contraddizione, come base della nostra identità e cercare la risoluzione di ogni conflitto potenziale prodotto da una continua contraddizione attraverso l'applicazione di un codice etico condivisibile. 
Come funziona nei matrimoni che funzionano.
Certamente non è facile, stiamo ormai entrando nella fase brutale, quella in cui si sta spingendo l'umanità ad accettare il concetto di "ferocia" come norma consolidata, quindi abitudine. E' un giochetto elementare, ma purtroppo funziona. Scatenando la ferocia, la cattiveria e il livore primitivo, le risorse mentali ed emotive vengono dirottate da una certa parte sia della mente che dell'attività quotidiana e quindi una legge iniqua, un provvedimento dittatoriale, un decreto economico ingiusto e pesante, passa in cavalleria tranquillamente perché siamo tutti presi dalla propria ansia di sopravvivenza e di affermazione di sé e delle proprie convinzioni.
E' l'idea del mondo dei liberisti.
E' l'idea del mondo di chi pensa che sia necessario liberare tutte le pulsioni, scommettendo sul fatto che una volta realizzato questo progetto, vinceranno per forza i più forti e strutturati.

Ma c'è anche un'altra idea di mondo, quella regalataci dagli artisti, ed è quella dell'armonia, della ricerca dell'armonia sia individuale che collettiva, che nasce dall'applicazione di un Senso dell'Etica inespugnabile, basata sul principio base per cui "non esistono nemici".
Come sosteneva Dostoevskij, sempre nello stesso romanzo "il problema degli esseri umani, l'unico vero problema, consiste nel fatto che essi sono tutti felici ma non lo sanno: finiscono per innamorarsi di una teoria politica e seguire i leader che vogliono convincerli a odiare qualcuno addossando a qualcun altro la colpa e la responsabilità della propria infelicità".

Per cominciare a cambiare il mondo, ma per davvero, basta cominciare a essere felici.

Si tratta di un paradosso, o se volete di un enigma.

E' il Grande Enigma che ci ha regalato Dostoevskij.

domenica 24 agosto 2014

Hallelujah! Habemus Califfum Nostrum.


di Sergio Di Cori Modigliani

Ogni nazione, ogni etnia, ogni paese ha il califfo che si merita.
Ormai dobbiamo accettare la realtà del mondo odierno per ciò che essa è.
E non è affatto facile.
Gli psicologi più raffinati, in questi giorni, facevano a gara a scommettere quanto tempo sarebbe trascorso prima che l'agghiacciante video sulla decapitazione producesse nefasti risultati nel più stupido, fragile e corrotto paese d'Europa, quello in cui l'idiozia collettiva va per la maggiore. La media dei sondaggi si aggirava intorno alle 100 ore. Per loro, era quasi scontato.
E' avvenuto questa mattina, a Roma, in un quartiere residenziale della medio-alta borghesia.
E l'episodio non si è tinto di valenze religiose, tantomeno politiche, o economiche.
Si è mescolato alle turbe psichiche dell'inconscio collettivo di questa nazione malata di cretinismo sociale, sfociando nell'uxoricidio o femminicidio, come volete voi.
Ecco come l'agenzia di stampa Adnkronos riferisce l'episodio: 
Orrore a Roma dove un uomo, al culmine di una lite, ha ucciso la compagna a colpi di mannaia, decapitandola, e ha poi aggredito con la stessa arma i poliziotti che volevano fermarlo.
L'omicidio è avvenuto in un villino di via Birmania, nel quartiere Eur, verso le 10.45 di domenica mattina. Le urla disperate provenienti dalla casa hanno messo in allerta i vicini che hanno chiamato il 113.
Quando gli agenti sono arrivati sul posto hanno visto una lunga scia di sangue che conduceva al seminterrato. Aperta la porta, grazie all'intervento dei Vigili del Fuoco, si sono trovati davanti l'uomo accanto al corpo della compagna, ancora con l'arma del delitto in mano.
L'omicida si è scagliato contro di loro. A quel punto i poliziotti hanno sparato, colpendolo. 
L'uomo, trasportato all'ospedale Sant'Eugenio, è morto poco dopo
http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2014/08/24/roma-uccide-compagna-aggredisce-poliziotti-con-una-mannaia-colpito-muore-ospedale_TLpVKcAlmyOm7Au7T4Hg2L.html?refresh_ce.

L'assassino, va da sè, era una persona evidentemente in preda a una patologia psichica grave molto accentuata. Ma è un segnale-sintomo che oggi possiamo usare come metafora dell'Italia che non è cambiata, che non cambia, che non vuol cambiare. Se non in peggio.
L'emulazione (è noto a ogni psichiatra) è un concetto elementare delle società primitive, infantili e regredite: vedi la Repubblica Italiana.
Non c'è quindi sorpresa alcuna rispetto a questo episodio.
La visione del video ha probabilmente eccitato la psiche dell'assassino, già deturpata dal disagio psichico profondo, che gli ha fatto vedere l'esistenza della sua fantasia patologica divenuta realtà. 
E' necessario quindi essere consapevoli di ciò che si posta (sia immagini che scritti) di ciò che si fa vedere alla tivvù, di ciò che si sostiene quando si ha un seguito, assumendosi la responsabilità dei propri atti perchè la realtà ci ricorda che l'Italia è una nazione malata, composta per lo più da individui che sono vittime di una epidemia nazionale durata almeno 25 anni, durante i quali è stato perpetrato un genocidio culturale senza che l'Onu intervenisse mai, mettiamola così.
Mentre gli spiriti sereni si affastellano nel giudicare con raccapriccio le attività del Califfo Al Bagdadi, le cui gesta ci vengono offerte alla tivvù come spettacolo in prima serata televisiva, da noi si tace sul fatto che viviamo in un paese in cui la classe politica dirigente, quella imprenditoriale e quella finanziaria, amorevolmente sostenuta, supportata e finanziata dalla cupola mediatica, negli ultimi venti anni si è dedicata soprattutto a decapitare la parte pensante della nazione.
Cominciamo a dire le cose come stanno. 
Tra morire con la testa mozzata e vivere come una patata con la consapevolezza di essere schiavi di un sistema che promuove i falliti, ostenta la volgarità e la bulimia della visibilità narcisistica, sostiene soltanto raccomandati partitici doc e dop, e finanzia, sorregge e supporta la diffusione dell'ignoranza, della malafede, del doppiogiochismo e dell'ipocrisia, qual è la differenza?
Se non altro quei martiri cristiani che muoiono, da vittime innocenti, lo fanno trovando dentro di sè un Senso che regala loro un significato forte dell'esistenza. E' proprio questo riconoscimento che ci spinge a provare per loro compassione, solidarietà, e ci spinge a sentire l'imperativo categorico di doverli aiutare: con il cuore, il pensiero, gli atti formali, la preghiera, i fucili, i droni, ecc. A seconda dei punti di vista.

E a noi chi ci aiuta?
Chi ce le dà le armi per combattere la patologia dei nostri regnanti?
Chi ci invia dei droni per colpire il coattume, la stupidità, il livore, l'ignoranza, l'ipocrisia, la miseria umana che questa nazione sta producendo insistentemente senza fermarsi?

Chi ci difende dalle decapitazioni quotidiane dell'intelligenza collettiva cui ci sottopone il nuovo Califfo all'italiana, che ci impone il suo braccio armato, un certo Orfini, sulle cui esternazioni preferisco soprassedere per evitare di trasformarmi in complice di un potenziale sistema di emulazione dell'avvilimento definitivo dell'uso del raziocinio, del pudore sociale, della dignità umana.

Ogni santo giorno, ogni ora, quasi ogni minuto, il Califfo made in Italy si scatena con i suoi tweet e sommerge la nazione con un cumulo di false illusioni, alimentando ogni forma di distrazione di massa il cui unico risultato -questo sì davvero impietosamente feroce- consiste nel decapitare le menti pensanti e spingerle alla disperazione esistenziale.

Il 10 agosto, la FDA staunitense (Food and Drugs Administration) -l'ente preposto alla certificazione ufficiale di medicine e patologie scientificamente riconosciute- ha inviato una lettera all'Organizzazione Mondiale della Sanità (sezione patologie mentali e turbe psichiche) dando il via all'allarme lanciato da alcuni scienziati sulla "diffusione virale presso un settore sempre più ampio della popolazione della nomopatia di massa", termine con il quale si identifica la malattia di cui soffre, a parer mio, il nostro Califfo made in Italy: la totale mancanza di autonomia e indipendenza, l'impossibilità di poter trascorrere un tempo superiore alle 12 ore senza usare lo smartphone, senza scrivere un tweet, senza essere presenti su facebook. Lo psichiatra che guida gli scienziati, il capo-ricerca, si chiama David Greenfeld. Il centro è il Pew Institute, presso l'Istituto di Sociologia dell'Università statale del Connecticut insieme alla Facoltà di Medicina. Su un campione molto vasto di utenti (in questo caso i soggetti sono tra i 16 e i 26 anni) si è visto che nel 32% dei casi una coppia di giovani non è in grado di portare fino in fondo un normale coito sessuale se sa che non può avere accesso entro 2 ore alla rete attraverso lo smartphone. Nel 21% dei casi, se la condizione imposta è quella di impedire un selfie, preferiscono astenersi dal rapporto.
Sostiene Greenfield, assistente clinico di Psichiatria della Scuola di Medicina del Connecticut, "che la forma di dipendenza detta nomofobia causa una disregolazione della dopamina. È la dopamina che spinge a compiere un’azione per avere un premio. La notizia che giunge attraverso lo smartphone è il premio.  Il fatto è che non sai quando arriverà una nuova notifica, e questo costringe il cervello dell’utente affetto dalla patologia a continuare a controllare di continuo. È come se fosse una piccola slot machine. Il fatto che chi soffre di nomofobia non sa di avere questo problema o meglio non se ne rende conto è forse la cosa peggiore. Il problema è serio ed influisce sulla vita del soggetto portandolo all’isolamento. Diventa un problema sociale, che poi può diventare anche politico nel caso questa grave patologia colpisca personalità pubbliche che ricoprono incarichi di responsabilità e si occupano di gestire aspetti della collettività che riguardano il bene comune".

Ben detto: sottoscrivo.
Mentre Berlusconi era a quanto pare malato di una dipendenza sessuale che viveva come compulsione ossessiva, oggi, il nostro Califfo made in Italy versione high tech è verosimilmente malato di "nomopatia esaustiva".

Tradotte in termini sociali, quel che accade da noi sono soprattutto le continue decapitazioni delle menti pensanti della nazione che, via via, vengono eliminate dal mercato, minacciate, emarginate, calunniate, insultate, cancellate, costrette all'espatrio: a seconda dei casi l'applicazione cambia.
Ma non il risultato.

Da noi si seguita a decapitare l'intelligenza collettiva e quella individuale, ogni santo giorno.

Penso che sia necessario cominciare ad organizzare una autentica resistenza evoluta contro "ogni forma di decapitazione esistente", questo forse potrebbe avere possibilità di trovare un consenso trasversale.

Magari ci appoggia anche il Papa, forse l'Onu. 

Una società gravemente malata non può che produrre dirigenti malati.
E' una specie di ebola spirituale.

L'epidemia sta dilagando: fermiamola!

giovedì 21 agosto 2014

La grande onda della guerra: la guerra in onda.



di Sergio Di Cori Modigliani

Non è certo una sorpresa, nè tantomeno una notizia o una novità, che l'attuale guerra mondiale in corso venga combattuta soprattutto nel campo mediatico. Mentre soldati di varia natura se la vedono sul campo di battaglia, i loro rispettivi generali se la vedono (nel quartier generale) con eccelsi professionisti della comunicazione che lanciano i cosiddetti web drones, bombardieri invisibili di varia natura che -a seconda dei casi, dell'uso, consumo, abuso- diventano virali, esplosivi, oppure finiscono per fare puff e affondano nel mare magnum della indifferenza collettiva.
A differenza dei droni veri (quelli materiali che volano alto) questi volano basso, anzi bassissimo, sono invisibili e anonimi. Molto spesso occulti, nascosti, mascherati.
Ma accade a volte che sia necessario (dal quartier generale) far sapere che ci si sta mettendo la firma. In questo caso, l'effetto del drone web è raddoppiato.
E' il caso di Putin, il quale, ieri mattina alle ore 12, dopo una telefonata piuttosto dura (così almeno riferiscono i media tedeschi) con Angela Merkel -sembra che le abbia sbattuto giù il telefono lasciando interdetto l'interprete-  ha fatto tenere una conferenza stampa a professionisti della comunicazione della televisione di stato, i quali hanno spiegato che il famigerato video sulla decapitazione del giornalista statunitense è un falso, orchestrato dalla Cia e girato a Hollywood. I due punti principali sui quali si basa questa interpretazione ruotano intorno a due concetti: a) l'accento del boia è American English (con cadenza che rivela l'esatta provenienza dal New Jersey, con la specifica perfino del paesetto di origine) e le scarpe da ginnastica indossate sono di una marca specifica prodotta da un'azienda californiana che firma le calzature fornite alla manovalanza che lavora sui set cinematografici a Los Angeles.
Così come il sottoscritto non ha nessuna possibilità di sapere se il video sia autentico, non ha neppure una possibilità su un milione di sapere se questa idea russa sia vera o falsa.
Ma il punto non è questo.
Per il drone web quel che conta è la quantità virale, la conta dei siti che lo diffondono, l'identificazione della fascia sociale e anagrafica dell'accoglienza.
Che sia vero o falso è irrilevante.
Questo è il problema.
Per questo funziona: perché sono saltati i parametri di riferimento del Senso.
Ciascuno è autorizzato a sostenere, scrivere, dire, diffondere qualunque tipo di notizia: la sostanza dell'argomentazione conta poco o niente. Ciò che vale (soprattutto sul web) è la quantità e la qualità della sua diffusione, perchè viviamo in una società neo-liberista basata su una doppia mitologia accartocciata su se stessa: a) l'adorazione del Dio-danaro e b) l'adorazione del Dio-visibilità/mipiace/contatti. In realtà, il punto b) è figlio del punto a) perchè il fine non è informare bensì raccogliere pubblicità. La conferenza stampa di Putin, ad esempio, è stata diramata sul web con aggiunta di commento in alcuni siti che operano in Africa, Medio-Oriente, Asia MInore e Asia Centrale raggiungendo anche delle punte di 50/60 milioni di contatti (come in Pakistan).
Funziona -come arma di distruzione di massa dell'intelligenza collettiva planetaria- nella misura in cui riesce a creare confusione, sospetto, e trascina la massa in una sorta di appartenenza da tifoseria, provocando sconcerto, polemiche, discussioni, e quindi spostando l'attenzione molto ma molto lontano dal vero problema.
Neanche a dirlo, sta avendo un successone in Italia.
I commenti sono inutili.
Sono molte le persone (e i siti) che diffondono questa notizia. L'obiettivo che si cerca di raggiungere -come minimo- consiste nel provocare nel fruitore una reazione di comprensibile esasperazione che fa dire "ma come si fa a sapere chi ha ragione? Sai che ti dico? Non ne voglio sapere più nulla, sono tutti uguali" e così si stacca la spina della ricezione, dell'attenzione, della funzione ciritica.
Oltre a questo esistono altre forme più modeste (non tutti hanno i droni web di lusso) più simili al vero e proprio sciacallaggio, che provocano dissesti e generano confusione perché magari un onesto democratico sostiene un'ipotesi e un efferato nazista la diffonde, la sostiene pensando di cogliere significati che gli sono propri e la condivide con i suoi amici. Tempo 40 minuti, quell'innocente democratico è diventato una persona culto di un gruppo estremista di criminali, a sua insaputa; perchè strada facendo la fonte si appanna, si mescola, si complica, si distingue. E spesso lo scopo è sempre quello: contatti e pubblicità. Temo, infatti, che oggi in Italia non sia neppure pensabile poter fare un modesto convegno per parlare di ciò che sta accadendo in nazioni più civili ed evolute della nostra, ovvero la drastica e ferrea distinzione (sul web) tra chi ha pubblicità e chi, invece, non ce l'ha.

Un'altra perla che la giornata di oggi ci ha regalato, la firma Massimo Fini.
Costui si schiera a favore dell'Isis appoggiandolo ufficialmente e per farlo usa (e abusa) artatamente e in maniera surrettizia il post del povero Di Battista, trasformato (a mio avviso a totale sua insaputa) in un drone web permanente che chiunque può usare come meglio crede. Così, a parer mio, uno finisce di leggere l'articolo di Fini ed è convinto che l'onorevole Alessandro Di Battista sia diventato un solido sostenitore del califfo  e che Dibba è innamorato dell'idea della guerra. Non entro nel merito dell'articolo di Fini, non mi interessa. 
Il punto che invece voglio sostenere consiste in un'altra questione.
Da quando il M5s ha vinto le elezioni il 24 Febbraio del 2013, sono cambiate molte cose, anche in campo socio-mediatico. C'è un aspetto che è il più grande successo ottenuto dal movimento: aver smascherato la logica ipocrita del potere, e aver chiarito che la visibilità non basta, e neppure la firma, perchè ciò che conta è la biografia di chi firma: è l'unico modo e la maniera più facile e diretta per battere il trasformismo camaleontico italiota.
Personalmente parlando, i conti con Massimo Fini li ho fatti e chiusi nel lontano 1989. 
In quell'anno, mentre il muro di Berlino cadeva, usciva il libro di Fini "Elogio della guerra" per i tipi della Arnoldo Mondadori editore, una intelligente e lucida disamina e interpretazione della storia del mondo vista con gli occhi dell'oligarchia finanziaria, in cui si lanciavano tutte le strutture di base del pensiero neo-conservatore americano più reazionario, arrivando alla conclusione che la guerra rende liberi, che la guerra è il momento in assoluto più vero dell'espressione umana. 
Dal suo punto di vista è vero.
Anche dal punto di vista di Goldman Sachs e di tutti i colossi finanziari che sostengono, finanziano e sorreggono la produzione e vendita delle armi.
Anche dal punto di vista della destra repubblicana è vero: vogliono la guerra mondiale per evitare che si affronti internamente, a casa loro, dentro al congresso di Washington, (e quindi di conseguenza, poi, anche in Europa) il problema della redistribuzione della ricchezza e l' "imbavagliamento" delle banche con la reintroduzione dello Steagall Act lanciato nel 1932 da Roosevelt e Keynes, un decreto legge che distingueva banche d'affari speculative da banche di risparmio e credito ad aziende e singoli, con l'intero sistema bancario americano sotto ferreo controllo dello Stato, della Banca Centrale e della Federal Reserve. Come a dire: bye bye speculazione!
Questa è la posta in gioco dell'attuale guerra in corso.
Sono tra le persone critiche nei confronti del post di Di Battista,  ma proprio perché conosco l'esistenza dei droni web mi sono rifiutato (e tuttora mi rifiuto) di partecipare al bombardamento invisibile (mica tanto invisibile, dopotutto). Ma non posso non essere disgustato da tutti gli attuali sciacalli che usano, sfruttano e abusano di quella paginetta per sostenere le posizioni più disparate e folli. Il fatto che un innamorato dell'idea della guerra, come Massimo Fini, dichiari di sostenere Di Battista che notoriamente è un pacifista gandhiano, la dice tutta sul momento pericoloso che stiamo vivendo.
Molto ingenuo e davvero poco saggio, nonché imprudente (come lo sono gli appassionati), questo sì; ma rimane pur sempre un pacifista.
E' l'unico aspetto grandioso e di successo ancora oggi valido degli eletti in Parlamento del M5s: sono gli unici esponenti politici dell'intero arco parlamentare (e non solo) a non avere nessuna responsabilità del degrado italiano, del dissesto italiano, del genocidio culturale italiano, della catastrofe italiana. Va ben ricordato che al 23 Febbraio 2013 l'Italia era già, purtroppo, fallita. Il potere cercava soltanto l'ultimo dei quattro cavalieri per portare a compimento l'Apocalisse della nostra nazione. Era andata benissimo con Berlusconi, poi con Monti e Letta. Con Renzi, il quartetto conclude il lavoro.
Quando il ministro Padoan, una settimana fa ha detto "le cose vanno male, dobbiamo riconoscere che abbiamo sbagliato tutti, abbiamo sbagliato previsioni e visione, tutti" mentiva, sapendo di mentire. E' troppo colto, troppo intelligente e troppo compromesso, per poter sostenere una ipotesi del genere. 
Nessuno ha dibattuto su questo, perché è molto più utile andare ad azzannare Di Battista. 
I quattro cavalieri dell'apocalisse hanno distrutto questa nazione e non sappiamo neppure se sarà possibile o meno rimetterla in sesto: stanno ancora tutti e quattro lì, due davanti in prima fila, gli altri due dietro la tenda nei corridoi che contano.
Non facciamoci fuorviare dal percorso giusto.
Cerchiamo di individuare il nemico della vera guerra: quella della finanza contro le popolazioni in  ebollizione. Ci troviamo in una rivoluzione al rovescio, esattamente la stessa che avvenne nel 1789 in Francia ma con le parti scambiate. Oggi, nel mondo, sono coloro che detengono il potere finanziario che hanno scelto, deciso e stabilito di andare a dare la mazzata definitiva alle varie cittadinanze locali.

Ma questa è un'altra storia

domenica 17 agosto 2014

Ma di che cosa parlano gli americani? Della crisi economica? Del Califfo? Di Putin? Neanche per sogno.


"I love my country, but it has abandoned everything".
                                                                                Martin Armstrong.


di Sergio Di Cori Modigliani

Un post suddiviso in due parti: questo qui, sugli Usa e su che cosa sta accadendo oltreoceano, e il prossimo, allacciato a questo, il cui titolo sarà "Qual è la vera posta in gioco nella terza guerra dell'Iraq".

Seguendo in questi giorni la stampa cartacea italiana, la stragrande maggioranza dei siti e dei blog, ascoltando e guardando i telegiornali, e leggendo le esternazioni della cosiddetta classe politica (nessuno escluso), si può toccare con mano lo spaventoso stato di declino e di totale azzeramento culturale che vige in Italia: sembra essere stati catapultati da una macchina del tempo nel 1984 (oops! che coincidenza). Soprattutto perciò che riguarda gli Usa.
Molti scrivono cose come "viviamo nell'era post-ideologica"  e non si rendono conto che il neo-analfabetismo geo-politico, splendida eredità amorevolmente regalata dal berlusconismo/piddismo, sta costruendo una penosa zuffa, asfittica quanto inutile, che aveva un senso nel clima della guerra fredda, in onda trent'anni fa.
Ma non oggi.
Non soltanto la situazione internazionale è completamente diversa ma è necessario aggiungere anche che nel frattempo è cambiata la tessitura geo-politica in gran parte del pianeta, dall'Argentina alla Finlandia, dall'Australia all'Iran, dalla Scozia al Sud Africa, per non parlare degli Usa, della Cina, della Russia, della Gran Bretagna, della Spagna.
Il tragico dramma italiano cui stiamo assistendo in questi giorni di calura (almeno a Roma) ruota intorno a una banale quanto lapalissiana verità elementare: l'Italia è l'unico paese tra i G20 che nell'ultimo trentennio è andato indietro, che nell'ultimo ventennio è regredito, e nell'ultimo decennio è rimasto incassato in una situazione di stallo. Siamo rimasti al palo della Storia.
Non può stupire, pertanto, che si parli degli Usa secondo coordinate obsolete, vetuste, bolse, piene di stereotipi alimentati da vecchie cariatidi ex fasciste ed ex comuniste. Si applicano logiche terzomondiste, presupposti scenari da guerra fredda, immaginari scontri tra civiltà, come si vivesse in un mondo che non è quello attuale.
Poiché viviamo in occidente e siamo legati a doppio filo, per ragioni economico-storico-politico-culturali agli Usa, è davvero importante sapere che cosa sta accadendo per davvero in quel Paese, tenendo presente che quando si dice,  parlando dell'Italia (ahimè è ormai vox populiche "stiamo dentro al Pensiero Unico" oppure "viviamo come sudditi e non come cittadini pensanti, vittime della disinformazione gestita dai partiti" o anche "hanno costruito una dittatura e la gente non se ne rende conto" ecc., è tutto vero. Un moscovita, nel 1980, era convinto che a Roma, Parigi, New York, la gente stramazzasse per terra morendo dalla fame, con le fabbriche piene di operai sottopagati che lavoravano al ritmo di 15 ore al giorno e la popolazione era avvilita, depressa, annichilita dal bisogno, senza neppure avere l'occasione o la voglia di andare al ristorante per una pizza. Molti innocenti nordcoreani sono ancora convinti che in Europa vi siano almeno 30 milioni di persone (ultimo telegiornale a Piongyang di informazione economica sul mondo) che muoiono ogni giorno di fame con gli addetti alle operazioni di sanità che portano via i cadaveri dei milanesi, dei palermitani e dei fiorentini, che non hanno neppure i soldi per acquistare un tozzo di pane e companatico.
Non c'è molto da ridere.
Non è diversa l'idea che gli italiani hanno degli Usa e di ciò che lì sta accadendo.
Noi siamo la versione europea della Corea del Nord, compresa l'esistenza del caro leader.
Nonostante il web (ma soltanto una modestissima parte della popolazione parla, legge e capisce al volo la lingua inglese) nonostante i corrispondenti televisivi e quelli della stampa cartacea, pochi sanno davvero che cosa stia accadendo oltreoceano.

Di che cosa dibattono tutti i giorni? 
1). Della crisi economica? 
2). Del mostruoso tasso di disoccupazione?
3). Della disoccupazione giovanile?
4). Delle aziende che chiudono e dell'industria che non produce più? 
5). Della guerra dell'Isis in Iraq? 
6). Della situazione dell'Ucraina? 

Seguendo la comunicazione relativa agli Usa, sembra che parlino di tutto ciò.
E invece parlano di ben altro e di questioni ben più importanti. Per tutti. Anche per noi.

1). Della crisi economica non ne parlano per un banale motivo: negli ultimi 14 mesi, gli Usa hanno prodotto la più poderosa e massiccia avanzata economica mai registrata negli ultimi 40 anni. Per loro, il termine "crisi economica" è una locuzione che si usa quando si parla dell'Europa. Loro l'hanno superata brillantemente ameno due anni fa. "Ah, ma adesso c'è la Cina che è diventata la locomotiva del mondo" rispondono, di solito, gli italiani a questo punto. E' un altro falso, oltre che uno stereotipo alimentato con saggezza e abilità dagli stessi cinesi. La Cina, in questo 2014 crescerà del 7,4%. Il suo pil è intorno agli 8.200 miliardi di dollari, quindi produrranno una quota pari a un aumento di 600 miliardi di dollari. Gli Usa, in questo 2014 stanno crescendo al ritmo del 4,5%. Il pil è intorno ai 15.000 miliardi di dollari, quindi produrranno una quota pari a un aumento di 720 miliardi di dollari. Se le due nazioni seguissero (entrambe) lo stesso trend, la Cina non raggiungerebbe gli Usa.
Quindi, quando si legge o si ascoltano fesserie relative alle necessità del capitalismo americano di scatenare una guerra per risolvere la propria crisi economica, si dice il falso.
Il benessere è in  netto aumento per tutti: quello sì è il loro vero problema, vedremo poi il perchè.

2). Del mostruoso tasso di disoccupazione non ne parla nessuno mai, se non per citare un problema "squisitamente europeo". Negli Usa la disoccupazione è passata, nell'ultimo decennio, dal 9,2% al 5,9%. Cala ogni mese. Assumono alla media di 200.000 persone a settimana.

3). La disoccupazione giovanile non sanno neppure che cosa voglia dire. Soltanto nel 2014 sono nate 42 milioni di startup gestite da giovanissimi imprenditori in erba la cui età media è 22 anni. In California si scende a 19. là esistono almeno 2 milioni di nuove aziende, piccole e piccolissime, composte spesso da dieci soggetti di cui il più giovane ha 16 anni (in California si è maggiorenni a quell'età) e il più anziano ne ha 19. Se l'azienda va male, chiudono baracca e burattini, e ne aprono un'altra nuova. Lì, basta presentare un accorto business plan a una banca e l'istituto di credito -per Legge- finanzia la start up al 100% senza garanzie.

4). Non parlano delle aziende che chiudono e delocalizzano. Mai. Il loro trend, infatti, è esattamente l'opposto. Molti industriali americani, infatti, grazie agli incentivi governativi stanno chiudendo le loro aziende in Cina, India e nel sudest asiatico, e le riaprono in Usa. Dal mese di maggio del 2014, in Usa, sono riusciti a invertire la tendenza in atto: spostare capitali interni dalla finanza speculativa alla produzione locale di beni materiali.

5). L'ultimo sondaggio rivela che la stragrande maggioranza degli americani non vuole essere coinvolta in nessuna guerra e il 65% della popolazione vuole spostare ampie fette di budget dalla Difesa alla Sanità, Istruzione e Ricerca Scientifica. Il Califfo è un'entità che gli americani vive come un personaggio a metà tra il fumetto e una invenzione hollywoodiana e la Syria è per loro lontanissima. Per non parlare dell'Iraq dove sono morti molti soldati americani e nessuno solleva neppure l'argomento, dato che se i repubblicani accennano soltanto al nome, immediatamente la maggior parte dei media ricorda che l'intera cittadinanza nazionale è stata truffata e ingannata dalle bugie di Bush, Rumsfeld e Condolezza Rice. Chi pensa, sostiene e vuol far credere che "gli americani sono sempre gli stessi" sbaglia di grosso. Lì non c'è stato un rimpasto governativo all'italiana con l'ex presidente Bush jr, che parla nei talk show televisivi intervistato come se nulla fosse accaduto. Bush ha mentito alla nazione e lui e tutti i componenti della sua squadra sono stati banditi per sempre da qualsivoglia attività pubblica e non potranno mai più avere accesso alla politica attiva per il resto delle loro esistenze. Presentare quindi Barack Obama come il continuatore della politica di Bush jr. oltre a non essere vero significa falsificare l'attuale realtà impedendo di capirla.

6). Per quanto riguarda la crisi ucraina, il 92% degli americani ritiene di non provare alcun interesse per ciò che accade a Donetsk e quindi non prende parte e non si schiera sostenendo che sono affari degli ucraini.

Ma allora, di che cosa parlano?
Qual è il perno intorno al quale ruota l'attuale dibattito in corso?

Parlano di due temi incrociati: Finanza e Diritti Civili.
Perché lo scontro micidiale tra le due forze contrastanti statunitensi, la massoneria progressista e la massoneria reazionaria, sta arrivando all'ultimo capitolo. Che ha anche una scadenza: il 4 novembre 2014, data delle elezioni politiche americane per il rinnovo dei deputati e senatori al Congresso. Se i Democratici vincono e ottengono la maggioranza, passerà il piano keynesiano di Obama e Janet Yellen (la governatrice della Federal Reserve) che hanno già presentato alla nazione: 2.000 miliardi a debito per lanciare un gigantesco piano di investimenti in infrastrutture e far scendere la disoccupazione di altri due punti in percentuale. A questo bisogna aggiungere la riesumazione del celebre Steagall Act rooseveltiano che istituisce la separazione tra banche d'affari speculative e banche di risparmio d'investimento. Se vincono i repubblicani, non soltanto non verrà aumentato il debito ma verrà discussa la loro proposta (scritta da Newt Gingricht) che lancia un piano di austerity e taglia 3.500 miliardi di spesa pubblica per andare ad abbattere il debito.
Obama ha già annunciato che metterà il veto come presidente e "se necessario" andrà fino in fondo, il che vuol dire che invece di andare al consueto braccio di ferro, verosimilmente correrà il rischio di andare in default. E la voce è cominciata a circolare a Wall Street: è possibile che gli Usa a novembre dichiarino fallimento. Sia il governo che il Tesoro non vogliono tagli lineari.
Questa situazione ha generato la genesi di un furibondo quanto succoso dibattito sulla "qualità della vita" che gli americani vogliono per loro stessi e quindi hanno iniziato a dibattere sui Diritti Civili. Lì è il tema del giorno. Non è certo casuale, secondo me, che sia esplosa in tutta la sua virulenza la rivolta nella piccola cittadina di Ferguson, nello Stato del Missouri, per il fatto che un poliziotto (bianco) ha sparato su un giovane adolescente disarmato (nero). Ne accadono spesso, eventi del genere. Ma in questo momento la situazione consente di enfatizzare l'incidente e gettare sul piatto della bilancia quello che è l'argomento principe in tutto il pianeta: la militarizzazione dei paesi e il definitivo abbattimento delle garanzie democratiche con la cancellazione dei diritti della cittadinanza. 

Tutto questo ha avuto inizio grazie a due personaggi molto noti in Usa, due vere icone, che occupano un posto privilegiato nell'immaginario collettivo della nazione: un socialista progressista e un moderato repubblicano laico e visionario, un liberale. Si chiamano Bernie Sanders e Martin Armstrong, due personaggi non da poco.

Il la, lo ha dato proprio Obama, circa quaranta giorni fa, quando è accaduto un evento bomba in Usa (in Italia non ho letto nulla sulla vicenda) che è il seguente:
ogni due mesi, il Tesoro e coloro che lo presiedono rispondono in seduta ufficiale ad interrogazioni parlamentari di un gruppo selezionato di deputati e senatori, i quali poi riferiscono ai propri elettori e viene emesso un comunicato stampa congiunto. L'incontro è segreto, per motivi di sicurezza nazionale. Si chiama "Federal Reserve Official Audit". I democratici scelgono i loro quattro esponenti e i repubblicani i loro quattro. Questa volta, i democratici hanno inviato un personaggio molto molto particolare, di una settantina d'anni.
Un personaggio storico: il senatore Bernie Sanders, ex governatore dello Stato del Vermont, eminenza grigia del Partito Socialista Progressista Usa, eletto nelle fila dei democratici. Un vero liberal. Cultore dei Diritti Civili, esponente di punta dell'ala radicale istituzionale, è considerato come una specie di vecchio nonno saggio dalla impeccabile reputazione. Ciò che è accaduto, questa volta, è stato il fatto che dopo essere uscito dalla riunione, il senatore Sanders è apparso subito sconvolto, rifiutandosi di partecipare alla conferenza stampa. Non solo. Poiché aveva registrato (poteva farlo) l'intera conversazione, l'ha sbobinata, l'ha scritta tutta, rigo per rigo, compresa l'intera documentazione d'appoggio e l'ha resa pubblica sul suo blog, inviandone copia ai dieci più importanti organi di stampa che, con il contagocce, hanno cominciato a parlarne. Da questo documento viene fuori che il debito pubblico americano è circa 20.000 miliardi di dollari. Il pil è intorno ai 15.000 miliardi. Ma dal 2004 al 2014, l'amministrazione statale ha dato al sistema bancario statunitense, svizzero, britannico, francese, italiano, tedesco, la cifra complessiva di 16.000 miliardi di dollari, di cui non ha avuto indietro neppure un cent. Il senatore Sanders ha replicato ufficialmente: "Vogliamo quei soldi indietro per abbattere il nostro debito". Gli hanno spiegato: "Non è possibile, si tratta di una situazione complessa che coinvolge le strategie anche militari con paesi amici". E Sanders: "Il popolo deve saperlo". La risposta ufficiale è stata: "Non faccia l'ingenuo, non capirebbero".
"Staremo a vedere".
Il documento è diventato pubblico provocando un terremoto politico-finanziario che ha generato un attento dibattito su questa questione (ci siamo anche noi italiani con le nostre banche legate ai fondi anglo-americani). Qui di seguito pubblico per intero la pagina di presentazione ufficiale del documento (in inglese) con tutti i link di riferimento a disposizione per chiunque sia interessato a comprendere la realtà complessa dentro la quale ci muoviamo.
Eccolo:
Audit of the Federal Reserve Reveals $16 Trillion in Secret Bailouts unelected.org
July 23, 2014
The first ever GAO(Government Accountability Office) audit of the Federal Reserve was carried out in the past few months due to the Ron Paul, Alan Grayson Amendment to the Dodd-Frank bill, which passed last year. Jim DeMint, a Republican Senator, and Bernie Sanders, an independent Senator, led the charge for a Federal Reserve audit in the Senate, but watered down the original language of the house bill(HR1207), so that a complete audit would not be carried out. Ben Bernanke(pictured to the right), Alan Greenspan, and various other bankers vehemently opposed the audit and lied to Congress about the effects an audit would have on markets. Nevertheless, the results of the first audit in the Federal Reserve’s nearly 100 year history were posted on Senator Sander’s webpage earlier this morning.
What was revealed in the audit was startling:
$16,000,000,000,000.00 had been secretly given out to US banks and corporations and foreign banks everywhere from France to Scotland. >From the period between December 2007 and June 2010, the Federal Reserve had secretly bailed out many of the world’s banks, corporations, and governments. The Federal Reserve likes to refer to these secret bailouts as an all-inclusive loan program, but virtually none of the money has been returned and it was loaned out at 0% interest. Why the Federal Reserve had never been public about this or even informed the United States Congress about the $16 trillion dollar bailout is obvious - the American public would have been outraged to find out that the Federal Reserve bailed out foreign banks while Americans were struggling to find jobs.
To place $16 trillion into perspective, remember that GDP of the United States is only $14.12 trillion. The entire national debt of the United States government spanning its 200+ year history is "only" $14.5 trillion. The budget that is being debated so heavily in Congress and the Senate is "only" $3.5 trillion. Take all of the outrage and debate over the $1.5 trillion deficit into consideration, and swallow this Red pill: There was no debate about whether $16,000,000,000,000 would be given to failing banks and failing corporations around the world.
In late 2008, the TARP Bailout bill was passed and loans of $800 billion were given to failing banks and companies. That was a blatant lie considering the fact that Goldman Sachs alone received 814 billion dollars. As is turns out, the Federal Reserve donated $2.5 trillion to Citigroup, while Morgan Stanley received $2.04 trillion. The Royal Bank of Scotland and Deutsche Bank, a German bank, split about a trillion and numerous other banks received hefty chunks of the $16 trillion.
"This is a clear case of socialism for the rich and rugged, you’re-on-your-own individualism for everyone else." - Bernie Sanders (I-VT)
When you have conservative Republican stalwarts like Jim DeMint(R-SC) and Ron Paul(R-TX) as well as self identified Democratic socialists like Bernie Sanders all fighting against the Federal Reserve, you know that it is no longer an issue of Right versus Left. When you have every single member of the Republican Party in Congress and progressive Congressmen like Dennis Kucinich sponsoring a bill to audit the Federal Reserve, you realize that the Federal Reserve is an entity onto itself, which has no oversight and no accountability.
Americans should be swelled with anger and outrage at the abysmal state of affairs when an unelected group of bankers can create money out of thin air and give it out to megabanks and supercorporations like Halloween candy. If the Federal Reserve and the bankers who control it believe that they can continue to devalue the savings of Americans and continue to destroy the US economy, they will have to face the realization that their trillion dollar printing presses will eventually plunder the world economy.
The list of institutions that received the most money from the Federal Reserve can be found on page 131 of the GAO Audit and are as follows..
Citigroup: $2.5 trillion ($2,500,000,000,000) 
Morgan Stanley: $2.04 trillion ($2,040,000,000,000) 
Merrill Lynch: $1.949 trillion ($1,949,000,000,000) 
Bank of America: $1.344 trillion ($1,344,000,000,000) 
Barclays PLC (United Kingdom): $868 billion ($868,000,000,000) 
Bear Sterns: $853 billion ($853,000,000,000) 
Goldman Sachs: $814 billion ($814,000,000,000) 
Royal Bank of Scotland (UK): $541 billion ($541,000,000,000) 
JP Morgan Chase: $391 billion ($391,000,000,000) 
Deutsche Bank (Germany): $354 billion ($354,000,000,000) 
UBS (Switzerland): $287 billion ($287,000,000,000) 
Credit Suisse (Switzerland): $262 billion ($262,000,000,000) 
Lehman Brothers: $183 billion ($183,000,000,000) 
Bank of Scotland (United Kingdom): $181 billion ($181,000,000,000) 
BNP Paribas (France): $175 billion ($175,000,000,000) 
and many many more including banks in Belgium, Italy, of all places
View the 266-page GAO audit of the Federal Reserve(July 21st, 2011): http://www.scribd.com/doc/60553686/GAO-Fed-Investigation


Le banche hanno utilizzato questi fondi investendoli in derivati speculativi (tipo fallimento della Grecia e distruzione della loro economia che soltanto nel biennio 2009-2011 ha reso in derivati qualcosa tipo 3.000 miliardi di dollari) e in grande parte per acquistare bpt nazionali e sostenere il debito delle singole nazioni, senza specificare alle singole popolazioni che quella gigantesca massa liquida, in verità, era debito aggiunto con interessi su altro debito.
Tradotto vuol dire che la vera cifra del debito pubblico della Francia, Germania, Italia, ecc, è di gran lunga superiore a quella ufficiale, perché il governo americano, il Congresso Usa, e la Federal Reserve, in qualunque momento (se vuole) può esigere il pagamento immediato di questa cifra comprensiva di ogni interesse addebitato. In ogni singolo paese, inoltre, questa gigantesca massa di danaro "non ufficiale" è servita alla classe politica dirigente locale delle singole nazioni per finanziare la pace sociale attraverso diversi sistemi corruttivi, a seconda del paese e della cultura locale.
E tutto ciò non è ufficialmente conteggiato.

L'allarme è stato raddoppiato dal successivo intervento di un altro personaggio in usa seguitissimo, figura più unica che rara. Si tratta di Martin Arthur Armstrong, molto noto a chi segue la finanza internazionale, vera e propria icona dei nemici della finanza speculativa. Costui è un economista (nato nel 1949) che poi ha fondato una società privata la "Princeton Economics International Limited" che si occupava di consulenze finanziarie per clienti privati. E' diventato molto famoso perché nel 1999 ha inventato un modello matematico di predizione ("Economic Confidence Model") che è risultato accurato dato che aveva azzeccato al millimetro ogni evento del mercato mondiale. Ma nel 1998, subito dopo la legge Clinton che ha abolito la distinzione tra le  banche voluta da Roosevelt, viene denunciato per frode fiscale e appropriazione indebita da un anonimo investitore. Inizia la sua lunga odissea. Bandito dal mercato ufficiale, combatte la sua battaglia legale che trova il suo esito nel 2006, quando viene condannato a cinque anni di prigione in un carcere di massima sicurezza. Si rifiuta di collaborare con la giustizia e va in galera, nel Kentucky. Dal carcere -vista la sua buona condotta- apre un blog finanziario che diventa subito un blog culto. Nel 2011 (non gli è stato condonato neppure un giorno e per tutto il periodo della reclusione non ha potuto ricevere visite di nessuno, escluso il suo avvocato) esce e inizia a collaborare per il sito finanziario online zerohedge, considerato da molti un attendibile punto di riferimento e vera miniera di informazioni sul mondo finanziario globale planetario. E lì inizia la sua battaglia che nella primavera di quest'anno raggiunge l'acme quando comincia a spiegare che "tutte le nazioni occidentali sono state militarizzate a loro insaputa, grazie all'uso della finanza speculativa; questo evento comporta la necessità di cominciare ad abbattere lo Stato di Diritto e cancellare ogni libertà civile nei singoli stati -iniziando dai più deboli- che sono obbligati a eliminare poco a poco le diverse camere elettive per dare spazio all'accoppiata finanza-militari. La classe politica dirigente non è diventata altro che la somma di una serie di impiegati militarizzati. E' stata cancellata la democrazia ed è stata sostituita dal caporalato". 

Gli articoli di entrambi questi personaggi statunitensi hanno infiammato il dibattito corrente finendo per creare un fronte comune trasversale dove liberali moderati conservatori e socialisti progressisti confluiscono insieme nel denunciare lo stato attuale delle cose in occidente.

Di questo parlano e dibattono. Si sta diffondendo in Usa un livello di consapevolezza generale che sta gonfiando un gigantesco fronte contro la finanza bancaria, il che produce delle fortissime pressioni sul governo.
Questo dibattito ha prodotto una discussione perenne su un tema che, a mio avviso, è la mamma di ogni dibattito: la necessità di redistribuzione della ricchezza e l'ammanettamento delle banche.
Discutere di questo è un lusso che può permettersi un paese ricco, in espansione, che non ha disoccupati.
E da quel Paese sta arrivando un forte vento radicale che andrebbe seguito, alchemizzato e sostenuto.
Altrimenti, come al solito, rimarremo al palo mentre i giganti finanziari planetari ci mangiano vivi grazie al solerte lavoro dei loro impiegati militarizzati, quelli che Martin Armstrong definisce "i caporali".
Aveva ragione il grande Totò, questo è il vero dubbio amletico che dovremmo porci tutti.
Ma nel senso letterale del termine.

Qui di seguito pubblico uno degli ultimi articoli comparso sul blog personale di Armstrong, pubblicato già diverse volte su zerohedge: buona lettura. 
http://armstrongeconomics.com/2014/07/02/when-will-the-monetary-system-crack/statistics
This is when I warned the stock market would breakout and move to new highs, which was reported by Barrons. Curiously, this was the same position in time on the wave of the Decline and Fall of Athens 455-404BC. The bottom of that 3rd wave was the uprising orchestrated by the Oligarchy against Pericles in 430BC and he died the next year.
The arrogance of Athens and the Oligarchy is the exact same problem we have with government today and the abuse of the NSA. All governments are doing the exact same thing precisely on the same timeline as the fall of Athens. They are trying to eliminate the right of the people to vote and we are experiencing not merely their arrogance, but their opposition to any democratic processes the same as Cleon did in prosecuting Pericles for being honest. If this plays out in the same fashion, the US will lose its standing as the financial capital of the world as did Athens, and the real danger is with the war cycle turning up, it is the arrogance in the West among our politicians that can invite the invasion as it did in the case of Athens.
History repeats because human nature repeats and never changes. Just as the Oligarchy was determined to take back control of Athens banning democracy, we see the very same thing taking place today – hello the Troika is a controlling body of representatives of the ECB, IMF, and the EU Commission that is unelected by the people – Oligarchy of career politicians. The role of the Troika is to negotiate with member countries of the Eurozone where the state budget has run into difficulties. That is correct – the IMF and Christine Legarde holds an unelected political position without any election process of the people. This is the same as any Oligarchy.
TROIKA (Triunvirate)
  • European Commission President (elected by heads of state not people)
  • European Commission Vice-President , Commissioner for Economic and Monetary Affairs (Official) Olli Rehn Finland Finland
  • European Commission designated negotiator; Matthias Mors Germany
  • European Central Bank President of the ECB; (Official) Mario Draghi Italy
  • European Central Bank Head of Department at the ECB, named negotiators Klaus Masuch Germany
  • IMF Managing Director; Christine Lagarde France
  • IMF designated negotiator: Poul Thomsen Denmark


giovedì 14 agosto 2014

Il grande, invisibile, bavaglio delle menti pensanti.


Uno dei più celebri movimenti ecologisti del nostro paese (il gruppo delle cinque terre) ha pubblicato di recente nella loro newsletter un interessante contributo fornito dal gruppo antagonista di hacker denominato "Ippolita". 
Trovate il tutto sul loro interessante sito (http://www.gruppocinqueterre.it/node/1474)

Qui di seguito pubblico un intervento del gruppo Ippolita tratto dal loro recente pamphlet pubblicato da Laterza.
Buona lettura e buon ferragosto a tutti.

Pensiamoci su.

"Un nuovo pamphlet del collettivo di hacker libertari Ippolita smonta due luoghi comuni sulla Rete: che sia uno strumento intrinsecamente democratico. E che disporre di più informazione significhi automaticamente essere più liberi.
 
Già autori di feroci quanto argomentate requisitorie contro i “signori del Web” (memorabili le dissacrazioni di Google e Facebook), nonché di puntuali ridimensionamenti di altri miti cari al “Popolo della Rete” (vedi la disincantata analisi dei limiti dell’ideologia dell’open e del free) i ragazzi e le ragazze del collettivo Ippolita (una comunità di hacker libertari) tornano a colpire con un nuovo pamphlet (“La Rete è libera e democratica”. FALSO!) appena uscito per i tipi di Laterza (nella collana Idòla).







La disonestà della trasparenza totale
 di Ippolita

Un estratto da “La Rete è libera e democratica”. FALSO! di Ippolita (Laterza), da www.laterza.it
 
Come guadagna Google? Più in generale, come è possibile che tutti i servizi della Rete (ovvero del Web 2.0), Facebook e Twitt­er, LinkedIn e WhatsApp, G+ e Skype, tutte le miriadi di giochi e applicazioni, siano gratui­ti? Tale è la promessa della democrazia senza sforzo, della libertà a costo zero, o meglio esentasse (per i padroni digitali).
La moneta con cui paghiamo il prezzo di tutto ciò siamo noi, sono i nostri percorsi, le nostre esplorazioni, la nostra unica e inimitabile impronta digitale, e Google ha anticipato i tempi fornendo un nuovo modello di business che sta cambiando le aziende produttrici portandole a realizzare «prodotti di massa personalizzati». Oggi chi vuole fare profitto si adegua rapidamente.
I servizi che usiamo li paghiamo con qualcosa di più prezioso del denaro: le nostre informazioni personali e quelle dei nostri amici. Ogni volta che utilizziamo i servizi 2.0, così come tutte le altre dozzine di applicazioni collegate, in ognuno di quei momenti stiamo regalando informazioni su noi stessi. Questa pratica si chiama profilazione e ufficialmente viene usata per proporci pubblicità mirate. Se siamo terroristi, pericolosi per la democrazia e la libertà, vengono fornite alle agenzie che ne fanno richiesta, ma intanto ogni nostro movimento viene registrato e il dossier digitale di ciascuno di noi cresce a dismisura.
Noi non abbiamo alcun controllo su quei dati, non sappiamo nemmeno come vengano gestiti ed è curioso che ci si preoccupi tanto del controllo esercitato da parte dello Stato e delle sue agenzie, a partire da quelle fiscali, e così poco del controllo applicato dai nuovi padroni digitali. Il nitore «googliano», così come la trasparenza relazionale che Facebook propone e impone, fa da contrasto al completo occultamento dei sistemi tecnici e dei dispositivi economici.
La trasparenza totale, propagandata come stile di vita onesto, è una trasparenza del nulla, poiché chi è responsabile del servizio si sottrae a qualsiasi confronto. Provate a chiedere conto a Facebook di come tratta i vostri dati; provate a chiedere a PayPal perché vi ha bloccato il conto. Se siete abbastanza influenti è possibile che vi rispondano, ma non prima di avervi fatto firmare un apposito Non-disclosure agreement (Accordo di riservatezza): la trasparenza vale per la massa, non per i sistemi di potere, e l’ingegneria sociale sottesa alla piattaforma rimarrà dissimulata, negata, materia per la tecnocrazia.
Questa vigilanza costante sui flussi digitali in tutto il globo fa girare parecchio denaro. L’industria dei meta-dati e del profiling legato alle tecniche di data mining è tutto ciò che non riguarda il dato in sé, ma il complesso delle informazioni che vi ruotano attorno: chi, dove, in relazione a cosa, in quale stato emotivo.
Oggi si parla di Big Data come del nuovo filone aurifero dell’economia informatica: questo tipo di mercato fa affidamento sull’inconsapevolezza dell’utente, sulla leggerezza con la quale espone le sue informazioni personali, sull’entusiasmo con cui le fa circolare insieme a quelle di coloro che lo circondano, mentre è diventato urgente elaborare una visione complessiva, trasversale, critica, e bisogna insistere sulle pratiche di autoformazione e autodifesa digitale.
 
Internet non si sta espandendo e arricchendo; Google non sta rendendo il mondo più democratico; Facebook non ci sta rendendo migliori; Apple non ci sta facendo diventare creativi; Amazon non sta ampliando la nostra possibilità di scelta; Twitter non è il nostro orecchio sulle rivoluzioni in corso. Ci sono solo un pugno di protagonisti, i nuovi padroni digitali appunto, i grandi mediatori informazionali, che ricombinano lo spazio in sotto-reti comunitarie sempre più omogenee.
I preziosi meta-dati foraggiano una fetta notevole dei mercati finanziari. Mentre in tutto il mondo infuria la più virulenta crisi economica dopo la Grande Depressione, l’andamento complessivo dei titoli borsistici di natura tecnologica (riassunti dall’indice Nasdaq) è decisamente al rialzo: è dal crollo del 2009 (comunque di portata minore rispetto a quello delle dot com avvenuto nell’aprile del 2000) che la crescita procede senza sosta. Solo i beni di lusso hanno conosciuto una crisi più blanda.
Non è difficile intuire come, una volta costruite le infrastrutture, sia possibile dirigere in maniera eterogenea le masse, instillando desideri indotti (un nuovo iPhone quando non abbiamo ancora finito di pagare quello vecchio), stimolando a fornire sempre più informazioni (il tuo numero di cellulare per accedere «con maggior sicurezza» al tuo account) e così via...
Così facendo si ottiene una vera e propria «formazione a distanza» all’utilizzo di sempre nuove piattaforme e dispositivi: è la nuova Paidèia Commerciale nella quale impariamo a essere cittadini-consumatori. Tale formazione è permanente grazie alla perenne prossimità dei dispositivi: chi dorme con lo smartphone vicino? Chi si disconnette mentre è impegnato in attività ludiche, o persino sessuali?
 
Nulla di nuovo per chi conosce la pervasività del bio-potere, anche se le modalità con cui la creazione spontanea di senso viene convogliata e messa in produzione sono sempre più sofisticate. Ma il mondo di Internet non è solo messa a profitto della libido, non è uno spazio-tempo consacrato solo al dio denaro, ci sono un sacco di altre cose. Sta a noi cercarle.
[...] Ci vuole un cambio di mentalità, nuovi approcci etici ed estetici, magari a cominciare dall’uso del buon vecchio software libero, che non è la panacea d’ogni male, ma un ottimo inizio.
 

martedì 12 agosto 2014

N. La narrazione che non c'è.



di Sergio Di Cori Modigliani

Questa immagine che vedete in bacheca è la lettera N nell'alfabeto arabo.
Fino a sei, sette mesi fa, non era niente più di questo.
Da oggi, nelle nazioni occidentali più evolute, quelle che culturalmente si identificano con la tradizione giudeo-cristiana, è considerato il "marchio dell'infamia".
A Manhattan, nella città di New York,  la comunità cattolica (per lo più italiani, irlandesi e portoricani) che da sempre è molto attiva e parte integrante -come etnia culturale- del tessuto metropolitano, in questi giorni si è radunata spesso in quella che è la sede spirituale per eccellenza, la Cattedrale di San Patrizio, il patrono di Dublino, che si trova sulla Fifth Avenue, proprio nel cuore della città. A queste riunioni che, in verità, più di ogni altra cosa, sono diventate delle semplici assemblee cittadine (vi partecipa l'intero staff organizzativo di occupywallstreet) si dibatte ciò che i sociologi hanno definito "il primo gigantesco shock di massa dei cristiani dal 1550 a oggi". E' la prima volta nella Storia degli ultimi secoli che i cristiani, in Asia Minore (e nel Mare Mediterraneo) sono vittime di una feroce, criminale ondata di discriminazione etnica, pari soltanto a quella verificatasi negli anni'30 e '40 in Europa a danno degli ebrei ad opera del nazismo.  La lettera araba N, nelle zone che oggi geo-politicamente vengono definite "il territorio del califfato islamico", è stata promossa dalla più alta autorità territoriale, il Gran Califfo Al Baghdadi, al rango di "simbolo della libertà" in quanto lettera che equivale a "Nazarenus", ovvero "adoratore e seguace di Gesù Cristo" che nel Corano -così sostiene questo signore sulla base della sua personale interpretazione- sarebbe stat identificato come l' agente del Male Assoluto, veicolo di Satana, privo di anima e portatore di malattie, fame e miseria. Quando le milizie armate di questo signore arrivano nei luoghi dove si trovano dei cristiani, le case, i negozi, ogni proprietà viene immediatamente marchiata con questo simbolo. Ventisei giorni fa, il Gran Consiglio del Califfato (una specie di governo composto dal Califfo e da 12 membri da lui eletti) ha emesso un decreto pubblicato in tutta la zona dell'Asia Minore e del Medio Oriente, ampiamente diffuso su facebook, in cui si stabilisce che, per Legge, il simbolo N automaticamente trasforma qualunque oggetto, materiale o immateriale che sia, in proprietà del califfato, che poi provvederà a distribuirlo tra le singole comunità di fedeli. Questo ha fatto scattare un meccanismo collettivo di vera e propria calamita sociale perché ha attirato una gigantesca massa di persone molto povere, che non hanno nulla, le quali accorro nella speranza di potersi impossessare dei beni dei cristiani e si arruolano nelle milizie. Il loro obiettivo dichiarato consiste nell'eliminare nel più breve tempo possibile ogni cristiano "fino a tutto il Mare Mediterraneo" dando loro la possibilità, se vogliono, di scegliere tra la conversione oppure (quando va bene) l'esilio che, così recita la Legge, deve verificarsi entro 36 ore dalla notifica, pena l'uccisione immediata. Non sono autorizzati a portare via con sé valori di nessun genere.
In questi giorni, la comunità internazionale sta affrontando -nella quiete clandestina dei canali diplomatici esclusivi- una gigantesca grana planetaria perché pare che i seguaci del Califfo si siano impossessati di ben 47 filiali di banche internazionali (per lo più svizzere e inglesi) e pretendono la consegna di ogni avere delle famiglie cristiane (compresi gli averi dei loro parenti e consanguinei) depositati nei loro conti all'estero.
Ciò che sta accadendo in quelle terre è la copia conforme di ciò che avevano fatto i nazisti nei confronti degli ebrei negli anni'30 e '40. Si tratta della prima replica della cosiddetta "soluzione finale" pianificata a tavolino. 
Questi signori si identificano nella colonia dei mussulmani sunniti. I loro due grandi nemici sono i paesi, l'uno sul Mare Mediterraneo, l'altro in Asia Minore, che provengono da una antichissima e ricchissima tradizione culturale, l'Egitto e l'Iran.
Gli egiziani si considerano laici, i persiani sono mussulmani sciiti.
A differenza dei sunniti, gli sciiti non hanno nessuna strategia, nessuna voglia, nessuno scopo, di lanciare guerre di religione. Il califfo di Bagdad, invece, rappresenta la punta di diamante dei mussulmani sunniti che considerano l'Islam "l'unica fede accettabile e praticabile dell'intero genere umano". Il signor Al Bagdadi ha chiarito il suo grande progetto sostenendo un mese fa che "l'obiettivo strategico primario consiste nell'arrivare a Roma e staccare la testa al Papa con la scimitarra".
Tutto ciò sembra la sceneggiatura di un film di serie B da passare in televisione alle 3 di notte per distrarsi dal caldo.
E invece si tratta di un teatro reale.
E' ciò che stiamo vivendo oggi.
La questione diventa di una estrema complessità tenendo presente che si puà dire che il braccio armato del califfo sul Mediterraneo è Hamas e i gruppi della Jihad islamica. In Italia, dove vige un Matrix tutto italiano, non si può neppure parlare di questo argomento, perché (certamente non a caso) la situazione viene letta secondo ottiche faziose, ideologiche, peraltro completamente obsolete.
Basterebbe un unico dato per spiegare come la situazione odierna sia radicalmente diversa da quella di un tempo: il più forte alleato militare di Israele, in questo momento, è il gruppo degli Hezbollah libanesi, sponsorizzati dall'Iran. In quanto sciiti si considerano nemici di Hamas che ha sposato la causa dei sunniti e hanno finanziatori diversi.
Il grande padre-padrone dei sunniti, di Hamas e del Califfo Al Bagdadi -quello che vuole tagliare la testa al Papa- è l'emiro del Qatar, finanziatore, sostenitore, propugnatore (potremmo dire "il proprietario del marchio del Califfo: il nuovo brand dei tempi attuali") il quale è oggi a tutti gli effetti il nuovo proprietario di Alitalia e, attraverso una fondazione civetta, controlla il pacchetto di maggioranza di Unicredit e altre attività industriali e commerciali in Italia per complessivi circa 50 miliardi di euro.
Questo rende più intricata la vicenda. 
Da cui la tragica complessità, che non può e non deve  essere affrontata con la miope lente dei fanatismi o delle faziosità di turno, ma allo stesso tempo getta anche una inquietante luce sull'attuale stato di totale censura della stampa italiana, che fa finta di niente, per non informare su ciò che sta accadendo sul Mare Mediterraneo.
Altrimenti si può disturbare il grande business.
Dopotutto, l'emiro del Qatar, come è noto, è un ottimo pagatore e l'Italia è composta, in questo momento, per lo più,da persone e personalità disposte e disponibili a vendere la madre al mercato a qualunque cifre purché sia cash.
Nei paesi di cultura e tradizione cristiana d'occidente, sia in Europa che in America, c'è un tragico sconcerto nel toccare con mano la totale indifferenza, ignoranza e irresponsabile cinismo con le quali si legge l'attuale realtà. Il nostro paese -in questo momento- è l'unica nazione cristiana al mondo nella quale non è scattato un fenomeno di solidarietà di massa nei confronti dei fratelli cristiani che da quelle parti sgozzano per il solo fatto che sono cristiani.
Non c'è da stupirsi, quindi, che oggi, sia praticamente passata sotto silenzio, (senza alcun interesse da parte di chicchessia) la commemorazione di una delle più efferate, criminali e malvage stragi di civili innocenti messa in atto dai tedeschi in Italia nel 1945, quella di S.Anna di Stazzema, in Toscana. Pochissimi sanno di che cosa si tratti, salvo per gli storici, qualcuno che ha più di 40 anni o qualche studioso. Per fortuna o purtroppo (a seconda del punto di vista) non è così nel resto dell'Europa occidentale e soprattutto in Usa, dove quella strage, oggi, è stata ricordata in pompa magna grazie a un film diretto da Spike Lee nel 2008 e grazie anche ai finanziamenti di una nuova agenzia governativa il cui obiettivo consiste nel "contrastare la diffusione del pensiero nazista, razzista, omofobo e sessista". 
Ci voleva un americano di Brooklyn per parlare della strage di S.Anna di Stazzema. 
E lo ha fatto davvero alla grande.
Il suo film ("Miracolo a Sant'Anna") è girato con maestria.
Ha avuto un successo fragoroso in tutto il mondo, tranne che in Italia.
Per motivi che esulano dalla mia comprensione, la critica cinematografica nazionale si è accanita contro Spike Lee massacrando questo squisito prodotto della cinematografia pensante, e quindi dando un serio contributo alla sua mancata diffusione. La critica di Paolo Mereghetti su il Corriere della sera (il più celebre critico italiano) quando uscì il film, la dice tutta: si tratta della più feroce stroncatura mai scritta da un italiano a proposito di un film americano (la trovate qui: http://archiviostorico.corriere.it/2008/ottobre/03/Miracolo_Sant_Anna_co_8_081003028.shtml) datata 3 Ottobre 2008.

Di questa strage, in Usa, in Sud America, in Olanda, Gran Bretagna e Francia ne hanno parlato, scritto a lungo. Da noi, nulla.
Consiglio a tutti di guardarsi questo film.
E' molto utile per comprendere l'attuale stato della nostra nazione declinante.
Si parla tanto di luoghi comuni provinciali, tipo "la Cina è ormai vicina" ai quali aggiungiamoci anche che "i russi qui stanno di casa", "gli emiri si stanno prendendo tutto", ecc.
C'è un aspetto, però, di cui si parla poco o quasi mai: il gigantesco scarto che si è prodotto tra l'Italia e gli Usa in questi anni. Bisogna risalire addirittura alla fine dell'800 per ritrovare una distanza così enorme. E' un aspetto palpabile leggendo la stampa italiana, seguendo facebook, ascoltando i telegiornali. Pochissimi sanno davvero che cosa è accaduto e sta accadendo in Usa e in tutto il continente americano negli ultimi anni.
"L'America è molto molto lontana".
Dobbiamo aggiungere anche questo alla lista.
E lo considero un fattore negativo: ci becchiamo soltanto la loro spazzatura.
E la distanza aumenterà.
Anche questo perché c'è Renzi e i suoi servi, e perché c'è tanta tanta ignoranza in giro, mescolata ad arroganza e presunzione di chi parla e scrive e comizia senza avere la minima nozione degli attuali scenari geo-politici internazionali.
In Usa, infatti (proprio come accadde nel 1938) ci massacrano ogni giorno, e non più seguendo stereotipi logori, della serie mafia, pizza e mandolino. No no. Spiegano alla gente che segue sempre le vicende del nostro paese come l'Italia sia finita per "inventarsi una dittatura inutile". Così presentano il nostro Matteo Renzi e sottoscrivo l'interpretazione.
So che questo post non avrà consensi perché l'Italia è immersa totalmente nella sezione del Matrix dedicata all'antiamericanismo becero. 
Ma ci tenevo a ricordare oggi l'unico reperto visivo sulla odiosa strage di civili italiani nel 1945.
E'una bellissima narrazione romanzata. Anzi, romanzatissima.
Ma è proprio questo il bello.
Lo splendido film di Spike Lee ci ricorda il più tragico tra tutti gli attuali vuoti nazionali, quello della narrazione. 
E' necessario avviare una complessa progettualità culturale che ci consenta di poterci inventare una nuova stagione di Grande Narrativa Nazionale, senza la quale non si va da nessuna parte.
L'America è molto molto lontana.
In compenso, il Califfo Al Bagdadi è molto molto vicino.
Pregherò per la salute del Papa.
Uno dei tanti paradossi italiani: oggi un vero laico libertario non può che essere papista.
Non siamo forse il paese delle meraviglie, come ci ricorda Maurizio Crozza facendoci sorridere un po'?