martedì 22 luglio 2014

Mahmoud Al Asali: è il nome di un intellettuale martire. Ma di lui, in Italia, non si può parlare.



di Sergio Di Cori Modigliani

Osservate con attenzione l'immagine dell'uomo ritratto in bacheca.
Si tratta del primo autentico martire del libero pensiero.
Era un intellettuale mussulmano, di origine palestinese.
Poichè stiamo precipitando, nell'indifferenza miope generale (a questo serve l'ignoranza), in un ritrovato medioevo, è bene usare un linguaggio atto.
Le parole servono a comunicare ma anche a denotare e definire.
Dirla in termini post-moderni, modello tweet o striscetta facebook è avvilente oltre che scandalosamente ipocrita: condanna il martire all'usura web. Se ne parla qualche minuto, poi la notizia viene superata dall'ultimo acquisto della Juve, dalle informazioni relative al ciclo mestruale di Shakira, e dall'ultima leccornia della nouvelle cuisine italiana, modello Eataly.
Quindi è inutile.
Va presentato per come è, oggi, in tutta la sua necessaria, pomposa e aulica retorica.
"Che il nome di Mahmoud Mohammed Al Asali possa risuonare per sempre nelle orecchie dei liberi umani. Che l'Onnipotente, sia Egli inteso come Jahvè l'Innominabile, Gesù figlio di Dio, o l'Onnisciente Allah, possano accogliere nella Casa Eterna la sua nobile anima fino alla morte dei Tempi, affinchè  possa ricordare con il suo esempio imperituro, agli umani accecati dall'odio e dall'ignoranza, che la Via passa sempre attraverso l'affermazione dell'incontro tra Cultura, Coraggio e Volontà. Che possa dormire per l'eternità il sonno dei Giusti". 
Così venga ricordato con enfasi.

Il suo nome ricorre di continuo in questi giorni in tutte le palestre di dibattito nelle nazioni civili più evolute, alle quali l'Italia non appartiene per propria scelta.
Quindi, di lui, nella Repubblica Italiana non se ne parla.
Non troverete, neppure pagandolo a peso d'oro, uno dei nostri cicisbei televisivi da talk show disposto a fare uno speciale su di lui, con ospiti di riguardo esperti nel settore.
Soprattutto in nazioni molto cattoliche e intellettualmente molto attente (Irlanda, Canada francòfona, Argentina, Scozia, Polonia) in questi giorni si parla costantemente del suo gesto, della sua vicenda, del Senso e del significato dell'atto che ha posto fine alla sua vita terrena.
Non così in Italia, non a caso agli ultimi posti nella classifica relativa alla libertà di stampa.
In Italia gli spiriti faziosi più inclini alla dietrologia complottista, da lungo tempo insistono nel sostenere che ("su questo blog troverete le cose che nessuno vi dice" ecc,ecc.) la mancanza della libertà di stampa consiste nel fatto che il potere non informa e censura: falso.
Non è così.
Il Matrix all'amatriciana funziona in tutt'altro modo.
Che dicano pure ciò che vogliono, basta che la notizia non venga diffusa, non venga elaborata, non venga argomentata, non venga decrittata, decifrata e dibattuta. Dopodichè si può parlare di qualunque cosa. E' l'applicazione del modello "vita da furbi marpioni" ai media.
L'intera stampa si adegua ed esegue.
Eppure, gli ingredienti per celebrare il martirio del prof. Al Asali, in questo specifico momento storico della quotidianità, ci sono tutti. In realtà è vero soltanto in teoria.
 Il Matrix ha stabilito che gli attuali teatri di guerra sono molto utili ai rialzi in borsa (come si sta verificando) quindi è necessario pilotare, gestire e manipolare ogni informazione relativa agli scenari bellici senza che nessuno osi andare a rovistare tra le uova nel paniere. 
I grandi colossi finanziari e le grosse banche mondiali si leccano i baffi in questi giorni all'idea di ciò che sta accadendo in Ucraina, Medio Oriente, Syria, Lybia, Iraq: fanno affari d'oro (compresi gli ipocriti italiani che al mattino banchettano sulle spoglie dei morti innocenti, al pomeriggio incassano il profitto ottenuto, e poi la sera parlano indignati della necessaria pace).
Ciascuno pompando odio contro un nemico individuato e quindi (così funziona il Matrix) costruendo castelli di antagonismo fazioso al fine di evitare qualunque forma di espressione e manifestazione di pacifismo.

Ma chi era questo signore, e che cosa ha fratto?
Figlio di genitori giordani palestinesi, la sua famiglia si era trasferita in Iraq a metà degli anni'60. In quella terra, il giovane Mahmoud aveva studiato e si era fatto valere, diventando poi un esperto in problemi di pedagogia e un vero luminare in Diritto Islamico. Durante il periodo della dittatura di Saddam Hussein ha scelto di dedicarsi all'insegnamento privato optando per un posto come "educatore" nelle scuole medie. Ma nel 2006, nel nuovo stato iracheno, finalmente consegue la cattedra di "Diritto Costituzionale" presso la Facoltà di Pedagogia dell'Università di Mosul, la seconda più importante città irachena, antichissima, di grande tradizione culturale, luogo in cui millenni fa Zoroastro teneva lezioni di filosofia. La città di Mosul è finita preda degli odierni nazisti, i quali -prendendo atto della presenza di una folta comunità di sirio-cristiani cattolici- hanno applicato la stessa identica comportamentalità usata dalla Gestapo in Europa negli anni'30 e '40. Solo che questa volta, invece di prendersela con gli ebrei, se la sono presa con i cristiani. Il Califfo Al Baghdadi ha comunicato alle popolazioni cristiane residenti che venivano loro requisite le loro proprietà, i loro beni. Hanno prelevato tutti i contanti dai loro conti correnti bancari e hanno dato un ultimatum di 24 ore: o vi convertite all'Islam oppure ve ne andate. Si sono impossessati, inoltre, di tutti i loro conti correnti anche nelle sedi di banche europee attive in quella città (dalla Kredietke Bank a Unicredit, dal Credit Suisse alla Bank of America, dalla Paribas alla Royal Bank of Scotland; nessuna delle quali si è rifiutata di consegnare il danaro appartenente ai legittimi proprietari).
 Il prof. Al Asali -che ha seguitato a insegnare- si è opposto a questa linea sostenendo di dover applicare la legge islamica coranica che vieta l'appropriazione di beni altrui e difendendo il diritto dei cristiani a Mosul. E' stato minacciato ma lui ha resistito. Due giorni fa, si è presentato nell'aula dell'università a fare regolarmente lezione ai suoi studenti (tutti mussulmani) difendendo i principi libertari del codice canonico coranico. Un gruppo di jidhaisti è entrato in aula, ha interrotto la lezione, e gli ha detto di "chiedere perdono per aver detto il falso" spiegando agli studenti che era giusto e "normale" perseguitare i cristiani impossessandosi dei loro beni. Lui si è rifiutato. Ha detto (sono state le sue ultime parole) "Questo non è il mio Islam. Questo non è l'Islam che voglio. Questo non è il vero Islam per gli autentici mussulmani libertari". E' stato ucciso a pistolettate davanti ai suoi studenti. Il corpo è stato lasciato lì, riverso sulla cattedra. Mentre gli altri gruppi armati si riversavano nella sede dell'arcivescovado bruciandolo, il gruppetto agli ordini del califfo ha radunato gli altri professori davanti al cadavere dell'intellettuale assassinato. Hanno dato fuoco poi alla biblioteca dichiarando in un comunicato che era"depositaria di concetti infedeli" bruciando migliaia di volumi tra cui diversi codici amanuensi medioevali di cui non esistevano copie. Dopodichè hanno portato via il cadavere del giurista al quale hanno mozzato poi la testa.
Per festeggiare la loro impresa (esattamente come facevano i nazisti nell'Europa occupata) sono andati a bruciare le case dei più importanti esponenti della comunità cristiana uccidendo chiunque incontrassero per strada.
Fine della storia.

Ho appreso della notizia da fonte scozzese. Poi rimbalzata subito in Irlanda dove si è acceso un succoso e importante dibattito su ciò che sta accadendo nel mondo, oggi. Ci partecipano i canadesi, americani residenti a Boston, Chicago, New York (città molto cattoliche) moltissimi sudamericani e la maggior parte dei siti e bloggers polacchi. Mancano soltanto gli italiani.
Ci aggiungerei: come al solito.
L'Italia -ricordo che si tratta della più importante nazione cattolica al mondo, oltre ad essere la sede ufficiale del papato- ha ritenuto opportuno non far menzione dell'episodio, se non in maniera molto cauta, offrendo un profilo talmente basso da risultare nullo..
Quantomeno è ciò che hanno fatto la stampa e la televisione.
L'unico sito che ha pubblicato ciò che sta accadendo a Mosul è stato il sito "Tempi.it" politicamente vicino al vaticano, che ha raccontato l'atmosfera generale dedicando alla vicenda del prof. Al Asali un rigo senza commenti. http://www.tempi.it/scaduto-ultimatum-terroristi-non-ci-sono-piu-cristiani-a-mosul-bruciato-arcivescovado-occupato-monastero#.U85I9ZR_tjY 
Mi chiedevo: "come mai nessuno parla di questa vicenda? Come mai in rete dove si parla di tutto, di quest'episodio che io giudico e considero fondamentale per una battaglia comune tra umani liberi da una parte (tutti insieme) contro umani criminali (tutti insieme) dall'altra, non si scatena la bagarre?".
Forse è una scelta? "In questo momento è meglio che la gente non sappia ciò che succede".
Questo è ciò che ieri definivo il "matrix all'amatriciana".
Mi correggo.
Questa è la versione "Matrix pizza e fichi".
Penso che vada comunque bene agli italiani (mi auguro non ai miei lettori).

Qui di seguito in copia e incolla potete leggere l'articolo pubblicato e non diffuso sul sito cattolico italiano. Se non altro, dà informazioni.
Trovo allarmante, per non dire di peggio, che nella più importante nazione cattolica del mondo, non esistano voci di intellettuali liberi disposte a scendere in campo per sostenere il diritto dei cristiani e dei cattolici iracheni a essere accettati nella loro identità, denunciando al mondo con vigoria ciò che sta loro accadendo.
Come è possibile, tutto ciò, secondo voi?


Scaduto l’ultimatum dei terroristi: «Non ci sono più cristiani a Mosul». 

Bruciato l’arcivescovado, occupato un monastero


Luglio 21, 2014 Leone Grotti
Alle 24 di sabato è scaduto l’ultimatum dello Stato islamico: per non «affrontare la spada» tutti i cristiani sono dovuti fuggire. Un docente musulmano che si è opposto pubblicamente è stato ucciso.


Non ci sono più cristiani a Mosul. Alle 24 di sabato è scaduto l’ultimatum esplicitamente lanciato dai terroristi dello Stato islamico: o vi convertite all’islam o pagate la tassa di sottomissione o ve ne andate. «Altrimenti l’unica opzione resta la spada». Domenica dagli altoparlanti delle moschee i cristiani sono stati incitati a scappare e così hanno fatto.
«CHE MALE FACEVANO?». «A Mosul è in atto una persecuzione ai danni dei cristiani», dichiara a Baghdadhope l’arcivescovo latino di Baghdad, monsignor Jean Benjamin Sleiman. «I cristiani sono andati via tutti ma non si capisce il motivo di questo odio, erano poche migliaia. Che male facevano? Che fastidio davano? Perché accanirsi contro di loro? Domande che non trovano risposta». Dopo la presa della seconda città più grande dell’Iraq e la creazione del califfato, i terroristi ex Isil hanno attuato una crescente persecuzione culminata nella cacciata di tutti i cristiani.
ARCIVESCOVADO BRUCIATO. Ieri inoltre il palazzo episcopale dei siro-cattolici di Mosul è stato dato alle fiamme. Lo ha denunciato il patriarca della Chiesa siro-cattolica Ignace Joseph III Younan: «Le ultime notizie sono disastrose. Il nostro arcivescovado è stato bruciato totalmente: manoscritti, biblioteca. Hanno minacciato di ammazzare tutti i cristiani: questa è una vergogna per la comunità internazionale». Come se non bastasse, «i cristiani alla frontiera sono stati derubati di tutto, li hanno insultati e li hanno lasciati così: in pieno deserto a camminare».
Le famiglie fuggite dalla città si sono rifugiate nel Kurdistan e a Qaraqosh, nella piana di Ninive. Qui hanno raccontato alla Bbc quanto dichiarato dal Patriarca: «Ci hanno lanciato un ultimatum, siamo dovuti fuggire ma alla frontiera ci hanno rubato tutto. Soldi, auto e gioielli. Hanno detto che appartenevano allo Stato islamico».
MONASTERO OCCUPATO. Un’altra notizia drammatica è giunta stamattina, riferita da Ankawa.com: il monastero dedicato al martire san Benham e a sua sorella Sarah, a 37 km a sud di Mosul è stato occupato dai terroristi, segno della loro rapida espansione nella Piana di Ninive. I monaci che solo tre giorni fa dicevano di stare bene sono stati cacciati. Il monastero, chiamato anche Deir Al Jubb, risale al IV secolo ed era stato restaurato nel 1986 diventando luogo di pellegrinaggio per i cristiani ma anche per alcuni musulmani. Si tratta del secondo monastero occupato, il primo era stato quello di san Giorgio, preso il 18 luglio nella parte settentrionale di Mosul.
Infine è di stamattina la notizia che un docente di legge che lavorava nel dipartimento di Pedagogia dell’università di Mosul, Mahmoud Al ‘Asali, è stato ucciso dagli islamisti per essersi opposto alle azioni persecutorie contro i cristiani.


Forse perché quei signori sono armati, finanziati ed equipaggiati da finanzieri che in questo momento sostengono le banche italiane e fanno affari da noi, sostenuti dall'intera classe politica italiana.
Questo è il Matrix pizza e fichi "è meglio che la gente non sappia che cosa succede".

In conclusione, vi segnalo gli 11 punti della comunicazione e gestione politica dell'informazione redatta dal signor Joseph Goebbels nel 1935.

Lui è il padre del Matrix post-moderno.

Viviamo dentro uno scenario che è il legittimo figlio di questi 11 punti.

Leggeteli e applicateli alla quotidianità politica italiana.

Vedrete che sorprese!!!


Ecco gli 11 punti della strategia comunicativa delle SS redatti da Joseph Goebbels nel 1935.Riflettete, nel vostro interesse e in quello generale, se volete uscire fuori dal Matrix.


1. Principio della semplificazione e del nemico unico.
E’ necessario adottare una sola idea, un unico simbolo. E, soprattutto, identificare l’avversario in un nemico, nell’unico responsabile di tutti i mali.

2. Principio del metodo del contagio.
Riunire diversi avversari in una sola categoria o in un solo individuo.

3. Principio della trasposizione.
Caricare sull’avversario i propri errori e difetti, rispondendo all’attacco con l’attacco. Se non puoi negare le cattive notizie, inventane di nuove per distrarre.

4. Principio dell’esagerazione e del travisamento.
Trasformare qualunque aneddoto, per piccolo che sia, in minaccia grave.

5. Principio della volgarizzazione.
Tutta la propaganda deve essere popolare, adattando il suo livello al meno intelligente degli individui ai quali va diretta. Quanto più è grande la massa da convincere, più piccolo deve essere lo sforzo mentale da realizzare. La capacità ricettiva delle masse è limitata e la loro comprensione media scarsa, così come la loro memoria.

6. Principio di orchestrazione.
La propaganda deve limitarsi a un piccolo numero di idee e ripeterle instancabilmente, presentarle sempre sotto diverse prospettive, ma convergendo sempre sullo stesso concetto. Senza dubbi o incertezze. Da qui proviene anche la frase: “Una menzogna ripetuta all’infinito diventa la verità”.

7. Principio del continuo rinnovamento.
Occorre emettere costantemente informazioni e argomenti nuovi (anche non strettamente pertinenti) a un tale ritmo che, quando l’avversario risponda, il pubblico sia già interessato ad altre cose. Le risposte dell’avversario non devono mai avere la possibilità di fermare il livello crescente delle accuse.

8. Principio della verosimiglianza.
Costruire argomenti fittizi a partire da fonti diverse, attraverso i cosiddetti palloni sonda, o attraverso informazioni frammentarie.

9. Principio del silenziamento.
Passare sotto silenzio le domande sulle quali non ci sono argomenti e dissimulare le notizie che favoriscono l’avversario.

10. Principio della trasfusione.
Come regola generale, la propaganda opera sempre a partire da un substrato precedente, si tratti di una mitologia nazionale o un complesso di odi e pregiudizi tradizionali.
Si tratta di diffondere argomenti che possano mettere le radici in atteggiamenti primitivi.

11. Principio dell’unanimità.
Portare la gente a credere che le opinioni espresse siano condivise da tutti, creando una falsa impressione di unanimità.




lunedì 21 luglio 2014

Matrix all'amatriciana. Il presente futuro degli italiani.

"Purtroppo, nessuno può farsi raccontare che cos'è Matrix. Devi vederlo di persona".
                                                                         Lana Wachowski. Los Angeles. Aprile 1999

di Sergio Di Cori Modigliani

"Matrix" è un termine ormai familiare per la maggior parte delle persone, grazie al successo ottenuto, quindici anni fa, dall'omonimo film dei fratelli Wachowski, divenuto in breve tempo il primo cult movie di questa generazione. E' quindi comprensibile, ormai, a chiunque.
Il termine matrix, subito dopo l'uscita del film in Usa, alla fine degli anni'90, assunse subito una successiva valenza politica e nello scambio dialogico quotidiano (soprattutto nello Stato della California) divenne sinonimo del potere oligarchico planetario e delle sue modalità di gestione, manipolazione, organizzazione del consenso.
Il film è considerato dai sociologi statunitensi l'humus di riferimento che ha poi prodotto in Usa il movimento di occupywallstreet. 
Il Matrix, quindi, viene comunemente usato ormai in occidente per indicare l'autentica struttura di comunicazione mediatica da parte dei gestori del potere.
Il Matrix è, neanche a dirlo, planetario, perché funziona grazie alla sua applicazione globale.
Ma ha successive e complesse applicazioni mediatiche che rispettano la qualità localistica delle spine dorsali antropologiche dei singoli stati, nazioni, paesi, gruppi etnici. Il Matrix per i pachistani islamici è diverso da quello per i cattolici scozzesi, così come quello per i tedeschi protestanti è diverso da quello per gli induisti di Bombay, e così via dicendo. Ciò che li unifica tutti, pur nel rispetto delle loro differenze, viene spiegato dalla parola stessa che ne definisce il senso. Rispondono sempre a una matrice originale, a una serie di algoritmi matematici incrociati e innescati che fanno scattare in automatico dei meccanismi psico-sociali che finiscono per produrre i risultati che l'oligarchia planetaria deve ottenere: mantenere la stragrande maggioranza degli abitanti sul pianeta Terra in uno stato di perenne bisogno controllato, spingerli sempre di più verso un ritorno massificato dell'analfabetismo allontanandoli dalle pratiche della cultura umanistica, creare delle situazioni conflittuali costanti in modo tale che si possano eliminare a vicenda, impedire la diffusione di uno stato di consapevolezza collettivo.
 La stragrande maggioranza degli impiegati al servizio del Matrix eseguono con diligenza la mansione assegnata, a loro insaputa. Per questo funziona.
 Non è altro che l'applicazione matematica del principio marketing della pubblicità, che si basa sull'idea di provocare nel potenziale consumatore un bisogno fittizio, il cui fine consiste nel riuscire a produrre (nella mente del fruitore del messaggio pubblicitario) l'idea che la "voglia di" sia istintiva e naturale e quindi il prodotto che viene acquistato nasce come "libera scelta originale" dell'individuo, del tutto inconsapevole di ciò che sta facendo. 
Come Anthony Hodgwes spiegava nel 1998 alla associazione dei dirigenti pubblicitari statunitensi "se riusciamo a controllare e gestire l'impulso della sete negli esseri umani, che è il bisogno primario animale costitutivo, non deve essere poi tanto complicato convincerli a sostenere una certa piattaforma politica oppure un'altra". 
Il Matrix nasce così.
In quanto italiani, noi ci becchiamo la versione "matrix all'amatriciana", diverso dal "matrix goulash" che è quello applicato a ungheresi e slovacchi, ecc. 
 Chi è dentro al Matrix non ha nessuna possibilità di comprendere e vedere se stesso nella propria operatività. L'applicazione del principio narcisistico della visibilità, in parallelo con l'abbattimento dell'etica e del Senso, ha creato nuovi soggetti politico-sociali i quali sono tragicamente in buona fede; sono davvero convinti che ciò che dicono, scrivono, sostengono, sia davvero così come loro lo presentano e lo propongono. 
Questo è il Matrix.
Sottrarsi al suo effetto, significa starne fuori, il che non è facile.
Per poter starne fuori bisogna ridurre sempre di più l'esposizione alle piattaforme costruite dalla matrice di riferimento, che funzionano attraverso una velocissima elaborazione dei dati di cui sono in possesso attraverso le quattro colonne che compongono lo schema base del matrix: profiling, big data, megatrend, flaming.
Le piattaforme che sono state inventate per applicare i loro logaritmi sono, quelle note, facebook, tweet, prima di ogni altra, che riescono a gestire .secondo me- addirittura la "produzione di umore pilotato" attraverso nuovi sistemi di voracità pubblicitaria -gran parte della quale è subliminale- che spingono le persone dove vuole il Matrix.  A queste vanno assommate le miriadi di siti, quotidiani on-line apparentemente di contro-informazione e una spruzzata di professionisti tecnici che su diverse pagine facebook spingono l'opinione pubblica verso la sezione più gradita ai colossi finanziari che possiedono i grandi provider elettronici, senza i quali, non saremmo in grado di usare la rete. La coniugazione dei quattro elementi base del matrix (che alchemicamente hanno sostituito i quattro elementi primordiali acqua, terra, aria, fuoco) determina un risultato dell'equazione che una volta applicato funziona da solo e il risultato è garantito. Si fa o non si fa una guerra; si vara un governo o lo si fa cadere; si promuove un'icona o la si abbatte; si lancia un grande artista o lo si elimina, ecc.
Coloro che scelgono di sottrarsi al matrix usano le stesse armi della classe dirigente che occupa posti di comando: si ritorna alla metà del secolo XIX . Secondo alcuni studiosi, addirittura al XVIII. Nessuna persona che conta sul serio ed è davvero potente usa nessuno strumento elettronico. Non usano la rete, non usano il cellulare, non usano la posta elettronica. Avrete notato come, ogni volta che si vara un governo in Italia, i nuovi si precipitano a incontrare di persona i vari capi di stato europei, Obama, Putin, ecc. Non è perché abbiano voglia di viaggiare, quanto piuttosto per il fatto che i sistemi di comunicazione "sicuri" sono ritornati ad essere quelli del 1836, cioè vedersi di persona, possibilmente passeggiando in luogo aperto. Non ci si scrive neppure più. Si mandano messaggi soltanto scritti con la penna stilografica consegnati da personale fedelissimo a mano, come avveniva nel 1700 prima che venisse inventato il servizio postale pubblico. E' una delle conseguenze del matrix. 
 L'aspetto divertente di questa vita nel 2014 -come sostengono ormai molti sociologi, psicologi, antropologi, massmediologi- consiste nel fatto che i nuovi sistemi di comunicazione di massa super veloci hanno abbattuto e cancellato la comunicazione riportandola a duecento anni prima, per motivi di sicurezza. 
In Usa, dove l'antagonismo di opposizione è partito molto prima che in Europa, "il clan degli invisibili" si sta diffondendo a macchia d'olio. E non è controllabile, quindi non è pilotabile. Non è neppure verificabile, dato che non è neppure strutturato. Ma c'è. E in Usa sono in allarme rosso per questa ragione. Nel 2013 gli usuari di facebook e twitter sono diminuiti del 28% e nei primi sei mesi del 2014 del 40%. E' considerata ormai "roba per le colonie". Neanche a dirlo, battiamo anche questo record: primi in occidente come quantità di tempo trascorsa dietro la tastiera a parlare (molto più spesso di quanto non crediate) con robot pre-confezionati, che conoscono i nostri gusti, le nostre preferenze, la nostra vita intima, dato che con i nostri selfie diamo informazioni costanti sulla nostra esistenza che consentono al matrix di diventare sempre più attendibile e sofisticato nella sua efficacia.
La maggior parte delle notizie reali ormai non vengono più diffuse, come avveniva alla fine del '700 quando gli eventi si riusciva a conoscerli molti mesi dopo, in certi casi anche anni.
La situazione economica europea, soprattutto quella italiana è irrisolvibile. E' necessario far credere, in ogni singola nazione, a specifici teatri locali. 
C'è ancora qualche probabilità che si scateni una guerra generalizzata, se non si mettono d'accordo. Chi? Chi sono?
C'è una pattuglia di brave persone responsabili che fanno parte della classe politica mondiale che conta per davvero, e che siedono al tavolo con i loro colleghi criminali e disumani in un gigantesco braccio di ferro.  
Speriamo che vada bene. Nessuno ci comunicherà il risultato.
Spetterà alla nostra intelligenza capirlo per nostro conto.
Nel frattempo, ciò che davvero possono -e devono- fare gli umani che alla propria libera umanità ci tengono, consiste nell'alzare al massimo livello possibile la soglia di attenzione e sottrarsi sempre di più al fascino perverso della rete, soprattutto i social networks.
Questo è il mio consiglio.
E' la variante etico-psichica della decrescita felice.
Forse (anzi è quasi certo) non si fanno grandi affari, ma vi garantisco che si aumenta di gran lunga la possibilità di essere felice.
Come diceva Charles Schulz (l'inventore dei fumetti di Snoopy) "Mi dicono che attraverso le sofferenze l'essere umano diventa più maturo e sensibile...considerando i risultati raggiunti finora negli ultimi 10.000 anni, forse sarebbe il caso di cominciare a provare con la felicità".
Firmato: Snoopy, nella sua versione di scrittore notturno.
L'idea di dar retta a un piccolo cane, che neppure esiste perché è un fumetto, lo trovo esilarante ed è il passaporto verso una ritrovata e rinnovata allegria.
Gli animalisti, ne sono certo, sono in grado di comprendere.

buona settimana a tutti



 

venerdì 18 luglio 2014

Ecco la dichiarazione ufficiale M5s sulla guerra in atto in medio-Oriente che viene dall'Europa. L'approvo e la sostengo.



di Sergio Di Cori Modigliani

Ci siamo.
A metà.
E' già qualcosa.
E non è poco, di questi tempi.
La considero un'ottima iniziativa.
Da Bruxelles arriva la notizia, fresca di stampa, relativa alla presa di posizione ufficiale degli eletti europei 5 stelle a proposito dell'attuale conflitto in corso in Medio Oriente. Mi sembra il frutto di una posizione razionale, piena di buoni propositi, lucida e pacifista, quindi in linea con i principi esistenziali e con l'idea di mondo del movimento cinque stelle.
La dichiarazione dell'on. Massimo Fabio Castaldo, apprezzata in tutta Europa, la riporto per intero qui di seguito, e personalmente la sottoscrivo in pieno.
E' necessario aggiungere, -per dare un contributo a un dibattito privo di falsità, mistificazioni e sciocche faziosità- che va precisato con puntualità come la dichiarazione ufficiale pentastellata europea viaggi su una dimensione diversa da quella espressa in Italia, a firma dell'onorevole Manlio Di Stefano.
Poichè, in entrambi i casi, non è stata chiesta l'opinione di nessuno, le prendo entrambe come ufficiali, non essendo state smentite. 
Il problema consiste nel fatto che sono diverse e non coincidono.
A questo punto, per aiutare la comprensione di tutti e dar prova di un senso di maturità collettiva che potrebbe essere molto utile, in questo momento, in Europa, sarebbe necessario che Castaldo e Di Stefano -quantomeno- si parlassero tra di loro, per chiarire agli elettori pentastellati l'esatta posizione del movimento. 
Lancio una proposta: usare il testo redatto (e letto in aula) dal deputato europeo Castaldo, proponendo a tutti gli iscritti di esprimersi al riguardo.
Non è facile, non è giusto e non è corretto, (oltre a non essere salutare) trovarsi in una posizione passiva, aspettando che qualcuno, tra gli eletti, ogni tanto dica la propria a nome di non si sa chi, senza chiedere ragguagli in merito, ponendo l'attivista nelle condizioni di essere un semplice ricettore passivo in balia dell'umore dei tempi, finendo per trovarsi nella imbarazzante situazione di leggere (e ascoltare) due posizioni totalmente diverse. Si corre il rischio (come quello che si sta verificando) per cui in Italia si sostiene una certa idea e una certa posizione e in Europa se ne sostiene invece una diversa.
E' necessaria chiarezza, trasparenza, coerenza, fermezza, tutte caratteristiche che appartengono alla progettualità intima movimentista.

A me, personalmente, la mozione Castaldo piace e mi sembra accolga e sintetizzi il comune sentire ed è un'ottima lettera di presentazione del movimento cinque stelle sulla scena d'Europa. 
Che cosa ne pensate?

“Noi del MoVimento 5 Stelle non siamo qui per sostenere ciecamente una fazione o per appiccicare sul nostro petto una etichetta per interesse, ci schieriamo unicamente a favore di due popoli, quello palestinese e quello israeliano, che reclamano entrambi il diritto all’esistenza e a una vita normale per i loro figli, ci schieriamo in difesa dei civili innocenti, dei più deboli, che troppo spesso hanno l’unica colpa di avere ereditato una storia dolorosa, di vivere vicino a un confine contestato, di attraversare la strada sbagliata al momento sbagliato.  Ci schieriamo ancora con chi crede che gli atroci crimini commessi su 4 ragazzi, Eyal, Girad, NAftali e Mohammed, chiedano giustizia e non una infinita quanto inutile vendetta! Occhio per occhio, e tutto il mondo diventa cieco, parole sagge, di un uomo illuminato, parole del Mahatma Ghandi! Mentre vi sto parlando continuano a bombardamenti a una parte e i lanci di missili dall’altra, le azioni di pochi estremisti vengono pagate con la disperazione di intere famiglie, è inutile celebrare processi, ma la disproporzione delle forze in campo è evidente, più di 200 morti, oltre 1400 feriti, tra loro anche donne, disabili e bambini, 4 bambini morti perché giocavano a calcio. Certe bombe le chiamano intelligenti, ma di sicuro non provano alcuna pietà. La striscia di Gaza è abbandonata a se stessa, il rischio di un dramma umanitario per quasi due milioni di persone è nuovamente dietro l’angolo, i suoi abitanti dipendono ormai quasi unicamente dagli aiuti dell’Onu per cibo e medicine. Decine di migliaia di sfollati sono in fuga senza meta, perché i valichi verso l’Egitto sono aperti solo per i feriti più gravi. Potremmo voltare lo sguardo altrove, fare valutazioni di mera opportunità politica, pensare che il Mediterraneo, il mare che circonda il mio paese, sia sufficiente a separarci da quelle terre sventurate, ma se l’Unione Europea ambisce a essere un attore globale sulla scena internazionale, allora è proprio questa l’occasione per dimostrare che con una unica voce può e vuole essere all’altezza delle sue ambizioni, perché il Mediterraneo non è il fossato di un castello medioevale, ma di millenni un ponte tra civiltà. Vi chiedo quindi di usare tutto il nostro coraggio per impedire che la agenda dei negoziati sia dettata dagli opposi estremismi, perché l’unico estremismo che possiamo accettare è quello del dialogo a ogni costo, quello della pace, fondata su eguali diritti e uguali dignità.Trovare l’accordo tra le parti, partendo dalla proposta egiziana per una tregua duratura e poi contribuire a disegnare un futuro in cui due popoli liberi, di due stati indipendenti, convivranno finalmente in armonia. Questi a mie parere dovrebbero essere i nostri due obiettivi come Parlamento che ha l’onere di rappresentare la democrazia in Europa. Questo è quello che milioni di persone in tutto il mondo si aspettano da noi. Che possiamo, per una volta, accantonare la ragione di stato e abbracciare con convinzione lo stato della ragione.” 
Fabio Massimo Castaldo, portavoce M5S Europa

mercoledì 16 luglio 2014

In Brasile è nato un nuovo e micidiale fronte internazionale di stati che va all'attacco del Fondo Monetario Internazionale e delle sue politiche da strozzini. Lo guida Vladimir Putin.



di Sergio Di Cori Modigliani

Mentre in Italia l'attuale classe dirigente politica va appresso alle margherite, interrogandosi l'un l'altro sulla modalità migliore di innaffiare i gerani d'estate, il pianeta Terra prosegue nella sua rivoluzione intorno al Sole, e alcuni capi di Stato si incontrano per discutere le modalità di gestione del nuovo assetto potenziale dell'ordine mondiale, affrontando l'esistenza della globalizzazione nell'unica maniera corretta in cui va affrontata: partecipandovi e gettando sul tavolo le proprie idee, alcuna delle quali originale.

Non è così per gli italiani, sempre più regrediti, e addirittura ipnotizzati all'idea che il centro del mondo economico, finanziario, politico, sia la città di Firenze, detronizzata da questo ruolo che in realtà ebbe per davvero e in maniera determinante -ed è storicamente indiscutibile- ma che in verità ha perso da almeno 400 anni.
Il contributo reale che il bimbo fiorentino sta dando alla partecipazione attiva della nostra nazione (qui intesa come Stato) alla realtà della globalizzazione planetaria consiste in una frase, tipo quelle dei Baci Perugina "dobbiamo investire energie per rendere bella la globalizzazione".
Il fatto è che quando si parla di guerra, di missili, di finanza, di investimenti economici, di disoccupazione, di crisi economica, questa logica  animata da annotazioni estetiche, davvero conta poco.
Per non dire, tragicamente, un bel nulla.

A Fortaleza e a Brasilia, in questo momento, si stanno incontrando da una parte brasiliani, cinesi, indiani, russi, sudafricani, e dall'altra, a qualche centinaio di chilometri di distanza, argentini, messicani, uruguaiani, ecuadoregni, cileni, paraguayani, venezuelani: BRICS e MERCOSUR. Si parlano in video-conferenza e hanno già predisposto alcune strategie fondamentali per il pianeta, da cui noi italiani siamo stati tagliati fuori, direi per incompetenza, per mitomania, per negligenza, per mancanza di quella cultura dell'informazione internazionale assolutamente necessaria, oggi, per essere al passo con i tempi.
Sette anni fa, la riunione di quei paesi era molto diversa: tutti aspiranti a qualcosa, alla ricerca di un ruolo protagonista che non avevano.

Oggi, Luglio 2014, la situazione è completamente cambiata.
La Cina annuncia un aumento del proprio pil per un +7,5%.
Il Brasile- giustamente e comprensibilmente festeggiato dagli altri- sostituisce l'Italia avendone preso il posto nel ranking mondiale, ed è la prima nazione americana, dopo gli Usa, a entrare tra i primi otto, con l'India e la Russia in grande spolvero che raggiungeranno il Brasile entro il 31 dicembre 2014; facendo sprofondare ancora di più il nostro Paese, completamente immobile, mentre il resto del mondo si dà da fare per migliorare, cambiare, evolvere, posizionarsi.
A gennaio del 2015, l'Italia uscirà addirittura dalla lista delle prime dieci nazioni.
Prima di noi l'India, il Brasile e in Europa, la Russia, la Germania, la Gran Bretagna, la Francia.
Proseguendo con questo megatrend, nel 2020 probabilmente verremo superati anche da Spagna e Svezia.

Certo a noi non ce lo dicono, dato che in Italia è stato legittimato il principio per cui 1+1=3  e gli italiani si cullano in una illusione perenne di contare qualcosa, di farsi valere, usando (a turno) espressioni del tipo "dobbiamo andare a battere i pugni a Berlino" che non spaventa più nessuno (andava fatto nel 2001, ma allora il Paese, entusiasta, votò in massa per Berlusconi e Tremonti, e la sinistra lanciò il proprio grande intellettuale Enrico Letta che pubblicò per la Rizzoli "Morire per l'euro", quindi arrangiatevi e andate a prendervela con loro, cioè i veri responsabili). 
E' necessario rimboccarsi le maniche, abbassare le orecchie e, con la coda tra le gambe e un rinnovato ottimismo, fare i conti con la realtà nuda e cruda e muoversi in una prospettiva davvero globale e nient'affatto provinciale per costruire un'alternativa possibile, auspicabile, potenzialmente alla nostra portata.
Ma è necessario uscire fuori dalla retorica quotidiana e promuovere il realismo pragmatico.

Che cosa stanno decidendo, laggiù, quei signori di cui la cupola mediatica non parla e non ci racconta un bel nulla?

1). Hanno preso atto che il Fondo Monetario Internazionale è una consorteria truffaldina e quindi hanno deciso di fare concorrenza sfacciata. E non si tratta di proclami, ricatti, o impudenza da nuovi ricchi. Sono talmente pragmatici, veloci, efficienti ed efficaci, che hanno preso una decisione ieri al pomeriggio, l'hanno comunicata al mondo e varata questa mattina. E' già operativa. La Cina, la Russia, il Brasile, l'India, il Sudafrica, con l'appoggio esterno di Argentina, Uruguay, Cile, Ecuador, Venezuela, Paraguay, Perù, alla quale si è aggiunta anche l'Indonesia e sembra ci stia per entrare anche il Pakistan, hanno costituito una banca centrale che funge da creditore e garante in ultima istanza per tutti coloro che ne sono membri. In pratica, un doppione del Fondo Monetario Internazionale, senza la preponderante presenza di statunitensi, tedeschi, giapponesi, inglesi, francesi, e italiani, i quali con la loro strapotente finanza unificata sono in grado di colonizzare il resto del mondo con due telefonate al cellulare, mentre guardano alla tivvù l'ultimo episodio di Peppa Pig. Sede centrale e quartier generale: Shanghai. La CIna accetta la responsabilità del proprio ruolo di leader e quindi ha già annunciato che mette a disposizione una quota maggiore (intorno ai 600 miliardi di euro) per aiutare le altre nazioni a fare investimenti nei propri paesi e produrre lavoro e occupazione. Come sono buoni, i cinesi! In cambio, hanno chiesto -e ottenuto- soltanto una cosetta: mandare in pensione il dollaro, l'euro e la sterlina inglese, in una botta sola. Poichè i prestiti partono tutti da Shanghai, i bonifici verranno effettuati in yuan. Poi, se uno vuole se li cambia e ci paga sopra le commissioni. Altrimenti li usa con gli altri paesi membri che li accettano. 
Tutto ciò per spiegare che una parte del mondo si è stufata e ha dichiarato guerra agli imperi di una volta, i quali rispondono secondo le modalità consuete: la guerra tradizionale, vedi Ucraina, Iraq, Syria, Lybia, Israele, Gaza, Nigeria. Il resto sono chiacchiere. 

2).Valdimir Putin ha annunciato il varo della EEU (Eurasian Economic Union, che per il momento coinvolge Russia, Bielorussia, Kazakhistan e Azerbaijian) la quale ha deciso di legarsi al Mercosur (sarebbe il mercato economico di tutte le nazioni del continente sudamericano) fondendosi in una specie di joint venture. Putin è andato a occupare lo spaventoso vuoto di potere politico globale lasciato dall'Europa boccheggiante e ha chiuso un accordo d'oro addirittura con un intero continente. Tradotto vuol dire che se domani la BMW, la Renault o la Fiat vogliono vendere due auto in più ai ricchi brasiliani, argentini, uruguaiani, cileni (complessivamente un mercato di potenziali acquirenti intorno alle 20 milioni di unità all'anno) dovranno andare da Putin a elemosinare una raccomandazione, un appoggio, un aiutino.

3). Tutte le nazioni che ho nominato sopra intendono essere solidali -in tutti i sensi- con la Repubblica Argentina per quanto riguarda il problema legato al suo debito, dato che (così si sono espressi in un comunicato congiunto firmato anche da cinesi e russi, due nazioni che all'Onu davvero contano) "sembra chiaro che da parte di questo fondo avvoltoio d'investimento ci sia la volontà di usare un dispositivo legale per mandare tecnicamente in default l'Argentina, rifiutandosi di accettare il pagamento, per usarla come arma politica di destabilizzazione dell'intera zona". E perchè tutto ciò? Semplice. Putin ha annunciato: ciò di cui stiamo parlando in questi giorni in Brasile non è che il primo passo verso quello successivo, ormai necessario e inderogabile: la presa d'atto che è arrivato il momento di affrontare il più importante e grosso problema nella governance planetaria, la riforma totale del Fondo Monetario Internazionale, perchè così come è oggi, non funziona, e produce soltanto confusione, speculazione, miseria e disoccupazione.


Ecco ciò che sta accadendo in giro per il mondo.

Qui di seguito un breve estratto di un articolo esaustivo comparso sul più importante quotidiano di Buenos Aires, la naciòn, con il link di riferimento. Più sotto, in inglese, invece, il resoconto informativo pubblicato sulla più importante agenzia di stampa internazionale russa, redatta in lingua inglese, la Itar-Tass.

Buona lettura.
http://www.lanacion.com.ar/1710323-jorge-capitanich-califica-de-autenticos-caraduras-a-los-holdouts-y-reitera-la-argentina-no-esta-en-default-ni-va-a-estarlo
"La Argentina no está en default, no va a estar en default, la Argentina paga, cumple sus obligaciones", sostuvo el funcionario en conferencia de prensa en Casa de Gobierno al criticar la solicitada de la American Task Force Argentina (AFTA), en la que la organización que representa al fondo buitre NML alertó que "el default es una elección" y que "es hora de negociar".
Capitanich consideró que que son "caraduras" los fondos de cobertura que litigan contra el país en Nueva York por la deuda no reestructurada, y remarcó que "ninguno puso un centavo en la Argentina y compraron" títulos "a precio vil".
"NML, el fondo buitre, generó una demanda por un bono que adquirió en 2008 y el juez (Thomas Griesa) le reconoce una ganancia de 1.608 por ciento. Ninguno de estos fondos buitre puso un centavo en la Argentina, por el contrario, adquirieron (títulos) a precio vil. Son auténticos caraduras", fustigó el funcionario.
Al hablar con la prensa en la Casa Rosada, el jefe de los ministros rechazó una nueva solicitada de los fondos especulativos, publicada hoy en matutinos porteños, y reiteró que "la Argentina cumple regularmente los pagos de su deuda. Paga, no ingresa en default y está dispuesta a generar condiciones de negociación, más claro es imposible hablar".
http://en.itar-tass.com/economy/740823 Itar-Tass News Agency.
Our countries are playing an ever growing role on the global political arena,” he said. “It is important that we are united by the commitment to share positions on issues of global development, reforming the global financial and economic architecture.”
The BRICS countries, according to the Russian leader, are successfully cooperating within the G20, promoting substantive relevance of its agenda and agreements targeted to accelerate global economic growth and trade and find solutions to unemployment problems. “We are working together to promote the solution of one of the most acute problems of global governance, the reform of the International Monetary Fund,”

martedì 15 luglio 2014

Habemus fascium: la prevedibile deriva di un paese che ha scambiato la causa con l'effetto.


di Sergio Di Cori Modigliani

E così, finalmente, l'Italia sta ottenendo ciò che ha perseguito per trent'anni.
Finalmente, ci sarà la possibilità di istituire una forma di governo che Noam Chomsky ha identificato anni fa, spiegandone la tessitura, la struttura, e definendola, a friendly dictatorship, una dittatura amichevole.
Se oggi ci troviamo all'alba dell'affermazione istituzionale di un nuovo fascismo all'italiana (hard, very hard e per niente soft) è perchè l'anti-fascismo è stato interpretato in forma strumentale demagogica e la sinistra italiana non ha mai avuto l'intuizione, il coraggio, il pudore, la sensibilità, l'onestà intellettuale, per elaborare quella fase della Storia accettando il principio base formativo: l'Italia era stata fascista perchè amava il fascismo, e il fatto che quell'idea del mondo sia stata cancellata da una guerra non vuol dire che sia scomparsa. 
Non dico "gli italiani", per rispetto alle persone pensanti e per risparmiarmi i soliti messaggi di chi mi scrive "ma gli italiani non esistono...non c'è mai stata la nazione....." ecc.
Se gli italiani, come nazione, come popolo unificato, come comunità antropologicamente omogenea, non esistono (ma su questo io dissento, esistono eccome: si chiama italianità) in compenso esiste la Repubblica Italiana come Stato.
Ed è di questo che noi ci dobbiamo occupare.

Ciò a cui noi stiamo assistendo è il modello democraticamente (sigh) europeo dell'applicazione di un principio autoritario sul modello di quello egiziano, che è la versione africana della democrazia.
Non ricordo -a meno che non sia sfuggito alla mia attenzione- che qualcuno si sia mosso, sia sceso in piazza, abbia postato discorsi su facebook o sui blog, in seguito al colpo di stato dei militari egiziani che hanno eliminato un governo legalmente eletto;
non ricordo neppure che sia stato fatto per l'Ucraina;
nè in seguito alla oscena e vergognosa guerra di Lybia scatenata dalla Francia e dall'Italia; 
neppure in seguito al massacro quotidiano di innocenti in Syria (circa 200 mila morti civili, tra cui 8.000 bambini e 25.000 donne palestinesi nei campi profughi siriani, falcidiati dalle truppe d'assalto di Assad senza pietà); 
non mi sembra neppure che ci sia stata alcuna attenzione in seguito al rifiuto della multinazionale del petrolio Chevron di ottemperare ai propri obblighi pagando il dovuto alla Repubblica dell'Ecuador che ha vinto la causa internazionale, ma grazie alla copertura politica dell'intera Europa occidentale, viola il Diritto Internazionale e non paga. 

Non mi sembra che qualcuno, tipo Corradino Mineo, Pippo Civati, Fabrizio Barca, Gianni Cuperlo, Stefano Fassina, Laura Puppato, Gianni Pittella, Felice Casson, abbia protestato con tale vigore e forza all'idea che il segretario del PD incontrasse un delinquente pregiudicato condannato in via definitiva, da convincere i militanti del PD a scendere in piazza e occupare la sede del Nazareno al grido di "Viva lo Stato di Diritto, viva la Legalità, via la Mafia dallo Stato".
Non mi sembra che ci sia stata nessuna richiesta da parte delle persone per bene piddine affinchè Filippo Penati pagasse alla Giustizia il conto dovuto per le sue malefatte; nè mi sembra che ci sia stata altrettanta richiesta da parte delle persone per bene pidielline per eliminare dalla vita politica pubblica e attiva persone come Raffaele Fitto, già condannato in primo grado a 4 anni. Macchè: si sono riversati nelle urne a votarlo.
Così come i piddini hanno votato Fracantonio Genovese, ecc.
Ecc,ecc.,ecc.

Oggi, all'improvviso, si stracciano tutti le vesti.
Ipocriti!

Ma nessuno è andato dietro a chi si è furiosamente opposto al fascismo che stava arrivando.

Anche alla fine degli anni'20, quando il deputato socialista Giacomo Matteotti, in aula, lanciò il suo celebre attacco contro Benito Mussolini, nessuno gli andò dietro. Allora, i comunisti non lo appoggiarono, anzi: vollero prendere le distanze da lui. Neanche i popolari cattolici lo appoggiarono, anzi: vollero prendere le distanze da lui. Aspettarono che venisse ucciso per poi costruirci sopra un santino da venerare con la consueta retorica, dopo il 1945. Oggi, gli italiani, non sanno neppure chi sia stato. Per la maggior parte della popolazione è il nome di una via o di una piazza.

Non mi sembra che l'Ordine Nazionale dei Giornalisti si sia riunito, diciamo un annetto fa, dandosi un codice di auto-regolamentazione etico da diffondere presso tutte le sedi professionali, invitando i direttori di testata a non invitare più alla tivvù condannati, indagati, soggetti a procedimenti giudiziari in corso. Macchè. Anzi: averli nei talk show faceva audience.

Non mi sembra che gli italiani abbiano scelto e deciso di spendere meno soldi alle slot machine e dedicare meno tempo del loro spazio privato alla frequentazione dei siti porno, magari acquistando un romanzo di buona letteratura e aumentando gli indici di lettura.
Macchè.
Record in occidente come quantità di giocatori d'azzardo.
Primi nel mondo come numero di visitatori quotidiani di youporn: 22% della popolazione.
Ultimi come indici di lettura.

Di che cosa vi lamentate?

Pensavate che tutto ciò non avesse un prezzo?

Oggi i "democratici" si stracciano le vesti commettendo l'ennesimo tragico errore di logica consequenziale, un errore da principianti: hanno scambiato la causa con l'effetto.

Matteo Renzi e le sue cosiddette riforme da supercazzola non sono e non saranno la causa di un bel nulla. 
Ne sono, invece, l'effetto.
E' il cosiddetto uovo di Colombo.
Matteo Renzi non provocherà nessun cambiamento: lui è il risultato di un lento cambiamento nei decenni che nessuna organizzazione politica, religiosa, civile, sindacale, imprenditoriale, ha voluto fermare, alzando l'unica diga efficace che avrebbe potuto bloccare questa trasformazione: un adeguato progetto culturale nazionale, squisitamente italiano.
E seguitano tutti a fare il medesimo errore.
Compreso il M5s, dentro al quale serpeggia un certo mugugno e diverse lamentele insistendo sugli effetti invece che dedicarsi a identificare e denunciare le cause.

Un paese che promuove l'ignoranza, esalta l'abilità dei furbi opportunisti, e favorisce il successo dei falliti, non può che produrre una deriva autoritaria.
Mi meraviglio soltanto che arrivi, ufficialmente, oggi.

E' la logica conseguenza del genocidio culturale perpetrato dal giorno in cui lanciarono la trasmissione televisiva Drive in, presentandola come l'espressione di una libertà ritrovata, di un libertarismo agognato, di un folclore unificante al di là delle differenze.

Abolendo il Senato nel modo in cui stanno per farlo, l'Italia ricostituisce e fonda la Camera delle Corporazioni del fascismo storico. Di questo si tratta.

E' il trionfo dei clientes, dei capi-bastone, delle piccole logiche di appartenenza a lobby, clan, familismi di varia natura. La forza di Renzi non consiste nei suoi voti (nessuno lo ha mai eletto a nulla tranne che come sindaco di Firenze, città dove molti lo detestano); non consiste neppure nella sua capacità di cambiamento, perché non ha cambiato nulla e non cambierà nulla.
Lui è il banale certificatore di una situazione oggettiva, mandato a fare ciò che i vari Berlusconi, Cicchitto, Schifani, Dell'Utri, Bertinotti, Rutelli, Ferrero, Vendola, D'Alema, Veltroni, Pannella, Casini, Di Pietro ( e mi scuso per quelli che non ho nominato) hanno costruito nei decenni attraverso i loro serbatoi di voti "acquistati" grazie anche, per alcuni, ai soldi delle fondazioni, generose, generosissime ad elargire danaro succhiato alle casse dello Stato, attraverso le banche che i dirigenti delle fondazioni (tutti di nomina politica) presiedevano e tuttora presiedono.

Prima hanno prodotto il genocidio culturale, poi si sono impossessati delle banche; infine hanno espoliato le casse dello Stato di ogni possibile risorsa ai danni della collettività.
Perchè il prezzo lo paghiamo noi.

Tutto ciò che sta accadendo oggi, ha un suo paradossale risvolto positivo: finalmente avremo un governo e un potere autentico, nel senso che sarà per davvero lo specchio del Paese. Ci saranno meno ipocrisie, meno doppigiochi, perchè l'Italia avrà la forma di governo che ha voluto, che si è cercata, che ha costruito sulla pelle e sul sangue di almeno due generazioni di cittadini pensanti per bene, maciullati dai furbetti di partito, massacrati ed emarginati dalla cupola mediatica asservita, obbligati all'esilio, alla clandestinità, alla invisibilità.

Senza Cultura, senza progetto culturale, senza innovazione scientifica e culturale, non può crescere l'idea comunitaria di cittadinanza.

Eliminare le persone dotate di strumentazione interna adeguata era fondamentale per portare a pieno compimento il grande progetto dei piduisti.

Quando a un paese di immensa tradizione culturale come l'Italia, sottrai la valvola espressiva autentica dei suoi scienziati, artisti, scrittori, pittori, registi, musicisti, architetti, ingegneri, ecc., hai il paese in pugno.

A quel punto, disossata la nazione della sua spina dorsale ereditata nei millenni, diventa un gioco da ragazzi far capire loro che sono soltanto sudditi, e sudditi rimarranno.

Il ragazzo Renzi gestisce, per l'appunto, questo giochetto.

Ma è un effetto.
Chi lo considera una causa è cieco o in malafede.
E condanna se stesso a essere un suddito per sempre.
Magari a sua insaputa.
Ma ciò che conta per i poteri forti è che la sudditanza prevalga sulla cittadinanza.
Che sia poi consapevole o a loro insaputa, poco conta.

Dopotutto, l'Italia è semplicemente un grande business per chiunque.
Mafia docet.





lunedì 14 luglio 2014

Falso o Vero? Falso è Vero.

"Nuovo record assoluto per il debito pubblico che a maggio aumenta di 20 miliardi sul mese precedente e tocca quota 2.166,3 miliardi. E' quanto emerge dal Supplemento conti pubblici al bollettino statistico di Bankitalia. Dall'inizio dell'anno il debito e' aumentato di 96 miliardi con una crescita del 4,7%"

                      Ansa, agenzia di stampa nazionale. 14 Luglio 2014, ore 9.10


di Sergio Di Cori Modigliani

Il nuovo record assoluto per il debito pubblico è una indiscutibile modalità del reale -dati nudi e crudi- per certificare il fallimento dell'attuale classe dirigente politica italiana, sia quella di destra che quella di sinistra e quella del cosiddetto centro moderato. Per dirla in soldoni, oggi l'Italia sta il 18% peggio di come stava ai tempi di Mario Monti, il 23% peggio di come stava ai tempi di Berlusconi e il 39% peggio di come stava ai tempi di Prodi. Sono trascorsi sei mesi da quando Renzi ha assunto il potere e in questo breve lasso di tempo i dati oggettivi ci segnalano un peggioramento totale in tutti i comparti del sistema, da quello economico finanziario a quello economico industriale, dal rilancio dei consumi agli investimenti, dalla disoccupazione alla depressione sociale.
E' un prodotto della falsificazione del reale. 
L'attuale scontro sulla riforma del Senato e sulla legge elettorale sono altri due elementi che spingono il nostro Paese verso una deriva sempre più regressiva.
Come ciliegina sulla torta si è aggiunta anche la gravissima questione israelo-palestinese, usata e sfruttata da molti per cercare di pedinare l'elettorato facendo perdere all'Italia -per l'ennesima volta nella Storia- l'occasione di cominciare a gettare le basi per la ricostruzione della propria sovranità nazionale, della propria autonomia e della propria indipendenza libertaria, qualificandosi come pacifista non allineata.
L'articolo di Enrico Mentana, dal tocco britannico, che un tempo sarebbe stato definito un prodotto dell'area liberal-democratica-libertaria, è finito per eccitare gli spiriti più volgari e faziosi, alimentando la tifoseria d'occasione e qualificando l'obiettivo attuale di tutte le formazioni politiche attive sul nostro territorio: identificare i cittadini come carne da cannone elettorale, ovvero persone che non vanno educate, illuminate, istruite, accompagnate in un percorso di evoluzione, bensì piatti numeri di voti che devono essere pesati sulla bilancia e allora...tana libera per tutti....che ciascuno manipoli il proprio elettorato con le argomentazioni della retorica, della demagogia, e del falso, senza preoccuparsi dell'aspetto pedagogico della politica, quando è buona, pulita e nobile (ed esiste...eccome se esiste!) Mi riferisco a quello specifico e particolare taglio nell'approccio dei problemi che spinge una qualunque dirigenza politica ad assumersi la responsabilità di guidare i propri, verso una comprensione migliore della realtà, verso l'appropriazione di una strumentazione critica culturale, che consenta l'affermazione delle ragioni di tutti. 
Questo non sta accadendo.
E prosegue inarrestabile il processo di falsificazione in atto, di cui Matteo Renzi rappresenta l'epitome.
E sembra che sia a destra che a sinistra che al centro, ci sia una corsa da parte di ogni dirigente politico per manipolare i propri polli nell'ansiosa e spasmodica ricerca (più che evidente e sotto gli occhi di tutti) di ottenere un applauso e un consenso elettorale di delega aggirando la verità, il confronto su questioni reali, il dibattito su fatti accertati.
Ciascuno si sente in diritto di fare affermazioni pubbliche spacciando delle proprie opinioni personali (quando si è in buona fede) come se fossero degli oggettivi dati inoppugnabili. Per quelli in malafede, poi, ciò che conta è la visibilità, l'audience, i contatti, la quantità di mi piace e di condivisioni.

E' l'idea della Politica gesuitico-piduista.
Quella definita dai loro due più forti, solidi e celebri esponenti, il cardinale Tarcisio Bertone e l'onorevole Fabrizio Cicchitto, due politici di grandiosa intelligenza, abilità e lunga esperienza.
Sostiene Bertone: Nella politica italiana, chi sa non parla mai; chi non sa, parla. Quindi le chiacchiere stanno a zero e sono inutili.
Sostiene Cicchitto: In Politica l'unico aspetto che davvero conta è quello del consenso: come ottenerlo, come conquistarlo, come sostenerlo e come usarlo.

E' una visione del mondo basata sulla promozione della clandestinità, dei giochi di corridoio, del dibattito che conta solo e soltanto all'interno di logge, conventicole, cerchi magici, centri occulti, lobby più o meno note. Con il dichiarato obiettivo di manipolare e convincere le persone per farsi votare, senza mai essere costretti ad affrontare la realtà su un piano di verità condivisa, ovvero: quali sono le esigenze della collettività, come andare incontro ai bisogni della cittadinanza, come affrontare le problematiche del bene comune, fornendo risposte adeguate da argomentare, dibatter e scegliere pubblicamente.

Tutto ciò oggi viene vanificato dalla bulimia del falso, ingigantita dal web, regno sovrano della falsificazione perché è sempre più difficile riuscire a comprendere le fonti, le sorgenti, e accorgersi in tempo utile se si è semplici pedine di un gigantesco gioco marketing oppure se si sta per davvero leggendo una notizia o un'informazione oggettiva.

Non c'è da stupirsi, quindi, che accada ogni giorno ciò che sta sotto gli occhi di tutti.
Ormai, non ha più importanza neppure la cronaca, e non conta neppure ciò che si dibatte in Parlamento, perché siamo immersi in una situazione estrema di cui gli italiani sono inconsapevoli: ciò che conta è accelerare e moltiplicare il processo di falsificazione in modo tale che venga sottratto il Senso alla realtà e quindi rendere la verità inutile.
Vince pertanto la faziosità, la logica dell'appartenenza, l'interesse privato, il narcisismo, che gonfiano l'immaginario collettivo di retorica compiacente e di luoghi comuni, dal sono tutti mafiosi e sono tutti corrotti, al non esistono più persone libere e sono tutti venduti.

Essere liberi e indipendenti è un lusso che noi italiani ancora non possiamo permetterci.
Questa è oggi  la mia opinione.
Così come non possiamo permetterci il lusso di essere persone autonome, né veri pacifisti.

Ci sono però voci fuori dal coro, e sono molte di più di quanto non si possa credere, e questa è una bella notizia che segnala la resistenza di una intelligenza collettiva trasversale, reale e indomita.
La cattiva notizia consiste nel fatto che rimangono come vox clamantis in deserto, schiacciati dal peso della omologazione del Grande Pensiero Unico.

Qui di seguito vi segnalo l'articolo odierno di uno dei più antichi editorialisti del Corriere della sera (ci scrive da 40 anni) un giornalista, scrittore e intellettuale da sempre in prima linea nel sostenere la necessità di varare un piano di pulizia etica in Italia. Si chiama Ernesto Galli della Loggia.

Ho l'impressione che ci sia un vasto settore dell'Italia che lavora, produce e pensa, che ha già "scaricato" il premier o lo stia per "scaricare".
E' bene saperlo.
Dal mio punto di vista, questa è una notizia che andrebbe alchemizzata,
L'articolo di Galli della Loggia parla della necessità inderogabile di cominciare a dire la verità-
http://www.corriere.it/opinioni/14_luglio_14/dirsi-faccia-po-verita-ce395f0c-0b14-11e4-9c81-35b5f1c1d8ab.shtml
...........L’Italia, non bisogna stancarsi di dirlo, è sull’orlo di un vero e proprio declino storico. Arretriamo in tutto. In tutto stiamo uscendo dal gruppo di testa nelle classifiche mondiali; sempre più perdiamo la proprietà di pezzi importanti del nostro apparato produttivo; peggiorano le nostre condizioni materiali di vita; si accrescono le differenze sociali; aumenta la distanza tra le diverse parti della Penisola; i giovani, presenti in numero sempre minore, ci abbandonano in misura sempre maggiore. Dove sia il punto di non ritorno non lo sappiamo. Ma sentiamo che esso, ormai, non è forse troppo lontano. Che senza un mutamento rapido e radicale, qui ed ora, siamo destinati a vedere cominciare a sgretolarsi l’edificio di conquiste storiche costruito pur tra alti e bassi lungo un secolo e mezzo. Perché è questo e non altro ciò che oggi è in gioco.
Matteo Renzi se ne rende conto? A tanti è sembrato di sì. E che proprio perciò egli fosse la persona giusta per guidare il Paese. Molti hanno sperato che forte della sua giovane età e del suo temperamento egli potesse essere il protagonista del mutamento radicale che serve all’Italia. Renzi lo sa. Finora, però, non ha compiuto il passo davvero decisivo per avviare la svolta che il Paese attende: il passo senza il quale tutto il resto è impossibile. E cioè dire a questo stesso Paese la verità. 
Per risalire la china abbiamo bisogno innanzi tutto di verità. Che si dica come stanno le cose, che si parli dei molti errori che abbiamo commesso e delle vie senza uscita in cui ci siamo cacciati. Che si smascherino le bugie di vario genere che le mille corporazioni italiane, dai magistrati ai giornalisti, ai tassisti, raccontano e si raccontano per mantenere i propri privilegi ai danni dell’interesse generale. 
Dobbiamo sapere che da troppo tempo crediamo di poter vivere al di sopra dei nostri mezzi. Bisogna che l’Italia ascolti raccontare per filo e per segno degli sprechi pazzeschi e delle disfunzioni (dal numero degli addetti alle spese vere e proprie) che quasi sempre con la complicità dei sindacati sono divenute la regola nelle amministrazioni pubbliche. Che si dica a voce alta che fare le Regioni come le abbiamo fatte, con i poteri che abbiamo loro dato, è stato una scempiaggine assoluta. Che dalle elementari all’università abbiamo scaricato sul nostro sistema d’istruzione tutto lo sciocchezzaio ideologico e tutte le fumisterie parademocratiche che ci hanno attraversato la mente negli Anni 60-70, in tal modo mandandolo in pezzi. Che le privatizzazioni sono state un’autentica truffa ai danni della collettività. Che troppo spesso il livello professionale del management alla guida del nostro apparato produttivo e bancario è infimo mentre la sua sete di soldi è enorme. Che da noi il merito è messo al bando dovunque ma specie dalla classe dirigente, continuamente a caccia di posti tramite raccomandazione a pro di mogli, mariti, figli e amanti vari.
Che le cose stanno così (e quelle ora elencate costituiscono solo un modesto campionario) lo sanno, lo sappiamo tutti. Ma sarebbe una vera rivoluzione se a dirlo fosse il Potere, per bocca del presidente del Consiglio: perché solo a quel punto la verità da tutti conosciuta diverrebbe innegabile. Sarebbe un macigno ineludibile nel nostro discorso pubblico con cui tutti dovremmo fare i conti. Mettendo così a rischio i nostri vizi più inveterati: a cominciare per esempio dalle bugie pietose delle corporazioni di cui dicevo sopra, come quella dei magistrati, con i loro motivi di aria fritta accampati per conservare il privilegio di restare in servizio fino a 75 anni. 
Certo, dire la verità è quasi sempre scomodo e difficile. Ma se vuol mantenere fede alle speranze da lui stesso suscitate, se vuole cambiare verso al Paese, Matteo Renzi è atteso a questa prova di lucidità e di coraggio. Per cui serve una cultura politica, una conoscenza della società italiana e della sua storia, un’ispirazione anche morale (sì, quando la politica va oltre la routine, essa s’incontra inevitabilmente con l’etica), che non so se egli abbia. Ma qui è Rodi, e qui egli deve saltare. Senza una grande operazione di verità, di tutta la verità, sul proprio passato e sul proprio presente, l’Italia non potrà mai cambiare strada. E quindi non potrà mai salvarsi.