mercoledì 17 dicembre 2014

Ma Putin è il buono o il cattivo? In margine alla crisi russa.


"In Italia i fascisti si dividono in due grandi categorie: i fascisti e gli anti-fascisti".

                                                                                     Ennio Flaiano, 1962




di Sergio Di Cori Modigliani

La Russia traballa (così appare) e di conseguenza i mercati finanziari tremano (così sembra). 
Vladimir Putin non è il buono della tragedia in corso che va in scena. Ma non è neppure il cattivo. Ci sono individui, come Marie Le Pen, Giulietto Chiesa e Matteo Salvini, che lo hanno eletto a eroe dei due mondi. E altri individui, come David Cameron e Matteo Renzi, che lo hanno eletto a responsabile principale della cosiddetta "crisi in corso".

Nell'aprile del 1920, Vladimir Lenin (tra i pochissimi al mondo che negli ultimi 200 anni la rivoluzione l'ha fatta per davvero, nella realtà e non solo a parole) pubblicava un piccolo saggio fondamentale che già dal titolo annunciava la grande sfida che attendeva le forze progressiste planetarie "L'estremismo malattia infantile del comunismo".
Questo testo delizioso preannunciava la furibonda lotta che, di lì a quattro anni (dopo la sua morte) si sarebbe scatenata tra Josif Stalin e Lev Trotzky. 
Con i risultati e le conseguenze che sappiamo.
Vladimir Putin è un burocrate piuttosto ottuso, iper-liberista, grande sostenitore dei mercati finanziari, che sta all'est nello stesso identico modo in cui Angela Merkel sta all'ovest.
Sono entrambi due facce della stessa medaglia, non a caso convivono entrambi nella stessa importantissima loggia massonica internazionale (la loggia Eurasia) come viene accuratamente e diligentemente spiegato da Gioele Magaldi nel suo esplosivo libro "Massoni, la scoperta delle Ur-lodges" pubblicato da Chiarelettere, in questi giorni in libreria.

Leggere facebook e i siti on-line italiani, oggi, è davvero molto interessante oltre che avvilente. In Italia si insiste nel seguitare a cavalcare il comodo destriero della contrapposizione ideologica per coltivare il proprio osceno orticello elettorale, letteralmente "inventando" comunisti e fascisti, localisti e globalisti, rivoluzionari (a parole) e reazionari, quando, in verità, il mondo post-moderno si sta avviando verso un Nuovo Ordine Mondiale (planetario, nei fatti e nella realtà, nessuno escluso). 
Il tentativo di costituire un regime neo-aristocratico, oligarchico e liberticida per portare al successo il piano di "cinesizzazione" del mondo del lavoro e di abbattimento dei diritti civili, si sta scontrando contro un'opposizione progressista (post-ideologica) che cerca di organizzarsi per garantire la realistica esecuzione di piani socio-economici alternativi, nel nome della re-distribuzione della ricchezza e della diffusione di un nuovo benessere collettivo.
Il Messico, ad esempio -qui inteso come società civile- comincia a insorgere indignato e scende in piazza protestando contro il sequestro e la scomparsa di 27.000 giovani. L'Ufficio internazionale dell'Onu che si occupa di combattere il traffico degli stupefacenti ha calcolato che soltanto nell'ultimo quinquennio 1500 aziende europee hanno investito complessivamente nella borsa messicana circa 2000 miliardi di euro, creando una gigantesca ricchezza monetaria in quel paese che ha consentito al 5% della popolazione di decuplicare la quantità delle proprie rendite massacrando la classe media e depauperando l'intera società, oggi ridotta alla fame.
Il crollo del prezzo del petrolio è una concausa della crisi russa.
Ma è una conseguenza della politica iper-liberista che ha distrutto in Russia l'ambiente, che ha costruito una nuova oligarchia di mega miliardari, non investendo in infrastrutture, azzerando gli investimenti in istruzione, ricerca scientifica, innovazione, per scegliere di impiegare tutte le risorse dello Stato nel petrolio, nei carboni, nel gas, basando l'intera economia sui fossili e sui bisogni energetici altrui (nel senso di nazioni estere acquirenti). 
Ma il resto del mondo sta andando da un'altra parte, in cerca di autonomia energetica, soprattutto da fonti rinnovabili.
In Usa il più grande investitore finanziario nel mercato fotovoltaico e nella diffusione di energia alternativa eco-sostenibile è la Texaco che solo nel 2013 ha investito ben 14 miliardi di dollari soltanto in pubblicità. In Germania e in Giappone (due colossi che non hanno neppure una goccia di petrolio o di gas) hanno iniziato a investire massicciamente grosse risorse statali con un unico e dichiarato obiettivo: raggiungere entro il 2040 la totale indipendenza e autosufficienza energetica. 
Il clamoroso risultato elettorale delle amministrative in Turingia, un mese fa (importante regione della Germania orientale) la dice lunga sulle nuove tendenze in atto. E' la regione con la più vasta diffusione di investimenti nell'energia alternativa. Contrariamente a tutti i sondaggi, ha vinto la Linke (sinistra radicale) che ha "asfaltato"  (termine di moda) sia i democristiani della Merkel che i socialisti di Schulz. Il loro leader ha annunciato che formerà un governo locale di alleanza con i grunen (i verdi ambientalisti tedeschi) e a febbraio del 2015 lanceranno il più avanzato piano energetico mai proposto in tutto il continente europeo.
In Italia, nessun dibattito, nessuna analisi, nessun rilievo alla notizia.

La Russia paga oggi il prezzo delle proprie scellerate scelte politico-economiche.
E' il risultato della miopia iper-liberista. Basta che cambi il vento della domanda e dell'offerta e crollano le nazioni, per intero, come castelli di carta.

Questo è il vero problema di cui bisognerebbe parlare.
Bisogna essere dei bambini come Salvini ( ultraliberisti che amano il petrolio e i fossili) per avere come punto di riferimento un'idea perdente dell'esistenza.
Di sicuro non ha mai letto lo squisito libro di Lenin.
Se è per questo, non deve averlo mai letto neppure Putin.
Infatti, si comporta come un bambinone.
Il guaio è che, a rimetterci, come al solito, sono i popoli.

Questa è la logica contro la quale dobbiamo andare per combatterla.

Da adulti.

martedì 16 dicembre 2014

Il parco del tramonto: i popoli o le oligarchie?




di Sergio Di Cori Modigliani

Il mondo è in subbuglio, ormai dovunque, tranne qualche isola fortunata.
La gente protesta, si indigna, manifesta, in tutto il pianeta.
Vale per gli europei quanto per gli americani, gli africani e gli asiatici.
In ciascuno di questi continenti avviene in maniere diverse perché -apparentemente- le problematiche sono distinte, e quindi localizzate.
Chi (in Africa) se la deve vedere con i terroristi, le guerre civili, la fame e la militarizzazione da parte delle grandi multinazionali dell'energia e dell'alimentazione, chi invece se la deve vedere con la diffusione capillare di un neo-schiavismo e un neo-colonialismo di ritorno (in Asia); non stiamo meglio noi (in Europa) perché ce la dobbiamo vedere con 40 milioni di nuovi poveri, la fine della democrazia, l'austerità e una moneta da strozzini; infine c'è il continente americano, da sempre terra d'assalto e d'occupazione della forza imperiale statunitense che ha sempre imposto le politiche e lo stile di vita che voleva.
Nonostante le diversità culturali, etniche e geografiche, c'è un elemento unificante in tutte le manifestazioni planetarie di opposizione. Parcellizzati, sparpagliati, senza alcun collegamento, i movimenti antagonisti e di resistenza al Nuovo Ordine Mondiale delle neo-aristocrazie, hanno in comune due elementi fondamentali: a). Al di là di ogni localismo e regionalismo, pongono la tematica dei diritti civili (nonché la salvaguardia dei principi basici nati con la rivoluzione francese) come l'elemento cardine della propria opposizione; b). Le avanguardie di tutti questi movimenti, siano africani, asiatici, americani o europei, pongono il "progetto culturale" come il perno fondamentale e inossidabile di una nuova e diversa interpretazione del mondo che riguarda le esistenze quotidiane di tutti noi.
Non da noi.
Nel senso in Italia, come nazione e popolo.
Intendiamoci,  i demagoghi e capi-popolo di bassa lega si trovano dovunque e comunque, non siamo certo originali. Ma, nei luoghi occidentali più interessanti dove, in questo periodo, sta montando la protesta collettiva, come in quasi tutto il Sud America, in Messico, in Usa, in Spagna e in Portogallo, la caratteristica da sottolineare consiste nel taglio inedito dei movimenti antagonisti emergenti.
C'è un progetto culturale collettivo forte e, se da una parte abbiamo (com'è ovvio e consuetudine) la truppa mediatica che riprende la folla inferocita e intervista i più accalorati facinorosi, dall'altra parte abbiamo invece il riscontro provato di una classe intellettuale emergente che sta mettendo a disposizione della collettività la strumentazione critica di cui è dotata. Questo è ciò che manca in Italia, dove l'antagonismo è ormai identificato con lo sdegno generale, tinto di malumore, rabbia, livore e aggressività, che i talk show amplificano dando voce -tranne rare volte- a chi è in grado di alzare il livello dell'audience esprimendo ferocia al posto delle argomentazioni sensate, delle elaborazioni, dell'offerta di soluzioni alternative immediate, efficaci ed efficienti.

I movimenti collettivi sono tutti autoctoni, questo è l'aspetto positivo.
Non potrebbe essere altrimenti.
In Messico, dopo anni di atroci nefandezze e di coinvolgimento della classe politica locale negli affari criminali dei produttori di cocaina, una protesta nazionale guidata dai maestri rurali e dagli accademici delle facoltà umanistiche, sta bloccando la nazione. 
In Usa, è iniziata da novembre una protesta di cui in Italia arrivano pochi echi, e niente notizie, forse non a caso. Non vengono diffusi reportage su ciò che sta accadendo a Berkeley, Princeton, Stanford, Columbia, e su come la popolazione reagisce a quella che i sociologi statunitensi definiscono "la prima grande ondata generazionale di protesta collettiva dal 1962". E non riguarda i soldi, neppure il razzismo. Non è una protesta di afro-americani contro il razzismo, non è solo questo.
Si tratta anche di altro.
Quarantacinque giorni fa, il mondo mediatico statunitense (la sezione affari) è rimasto sconvolto dagli ultimi dati: i talk show letteralmente crollati come audience. CNN da 25 milioni di telespettatori al giorno è scesa a un milione, con una perdita di investimento pubblicitario pari a -85%. Poi c'è stato l'episodio di protesta in Missouri e CNN ha tentato disperatamente di cavalcare la vicenda ingigantendo a dismisura l'evento.
Ha funzionato per due giorni. Da 1 milione l'audience è risalita fino a 18 milioni.
Poi è uscito un editoriale sul New York Times che spiegava la questione minimizzando l'aspetto "strettamente razziale" ma amplificando l'aspetto "decisamente civile e di protesta per il ripristino dei diritti democratici". Dopo una settimana, CNN è ritornata ai suoi livelli. Anzi, ancora più bassi, al di sotto del milione di utenti al giorno.
E sono iniziati gli scontri tra polizia e manifestanti a Berkeley, a Stanford, a Ucla a Los Angeles. Ma non erano neri contro bianchi. O meglio, non erano solo neri o soprattutto neri. C'erano, invece, soprattutto professori e studenti, professionisti, cittadini appartenenti alla classe media massacrata dai colossi della speculazione finanziaria. E per la prima volta negli ultimi cinquant'anni, in Usa si è aperto il fronte di una fortissima identità collettiva antagonista contro il potere costituito, come non si era mai visto prima. E tra i manifestanti c'erano anche cartelli contro la CNN e contro i talk show televisivi.
E' stato definito "occupywallstreet 2.0", con la consueta superficialità manipolatoria. Ormai ipnotizzati da twitter, gli schiavi digitalici mediatici reagiscono come robot: devono identificare, attribuire un nome e una firma riconoscibile e poi ridurre il tutto al numero di caratteri sufficiente per lanciare il mantra dei nostri tempi: l'annuncio.
Ma in Usa, la socialità e le nuove modalità della comunicazione inter-attiva tra cittadini sta cambiando e in modo molto diverso che da noi. E gli americani che protestano vantano quattro aspetti che da noi sono tragicamente latitanti.
1). Gli Usa sono diventati una nazione post-televisiva. I telegiornali viaggiano su un indice di gradimento mediamente intorno al 5% di media nazionale. Per non parlare dei talk show, che hanno una media anagrafica di telespettatori intorno ai 65 anni.
2). I movimenti organizzati di protesta sono tutti inequivocabilmente post-ideologici e caratterizzati da una fortissima identità territoriale, legati alla comunità di riferimento, e sono tutti leaderless, ma sul serio, non come da noi.
3). L'economia va molto molto meglio, il tasso di disoccupazione è in netta discesa ed è assestato su un 5,6%, il che -è intuitivo- aiuta la richiesta di salari più equi e una maggiore redistribuzione delle ricchezze perché, venendo meno l'assillo della ricerca del lavoro, ci si può occupare di cose come la dignità e il decoro del lavoro. Tanto è vero che lo slogan unificante di questo tipo di protesta ha davvero perforato l'immaginario collettivo della nazione: no more slaves, mai più schiavi. I professionisti bianchi che marciano accanto agli afro-americani non lo fanno nel nome di una solidarietà o di un principio ideale, bensì perché intimamente complici nella consapevolezza che il nemico da battere è comune, per tutti i popoli e i cittadini del mondo: il neo-schiavismo imposto dalle neo-aristocrazie del mondo iperliberista di centro-destra o centro-sinistra.
4). A differenza dell'Italia, la media dell'istruzione e della cultura nella generazione dai 18 ai 35 anni è aumentata nell'ultimo quinquennio in maniera eccezionale (e questo è il più grande merito dell'amministrazione Obama) e i dati del mercato sono davvero confortanti: chiudono le grandi catene di librerie in franchising che monopolizzavano il mercato e aprono a raffica piccole librerie indipendenti. Nascono come funghi case editrici indipendenti che fanno lauti profitti. Nel 2012 i lettori sono aumentati del 12% rispetto all'anno precedente. Nel 2013 del 24% rispetto al 2012, e la ABA (American Booksellers Association) l'associazione dei librai, ha annunciato un mese fa che nel 2014 i lettori sono aumentati di un ulteriore 35% rispetto al 2013 battendo il record storico di alfabetizzazione e di diffusione di lettori. Questo ha stimolato la genesi di una nuova generazione di intellettuali e scrittori che partecipano attivamente al dibattito politico in atto. 
Lo si poteva capire, il trend che si andava sviluppando, già qualche anno fa. L'immagine che vedete in bacheca riguarda il romanzo "Sunset Park" scritto da Paul Auster, uno scrittore affermato che ha oggi 60 anni. Questo libro, uscito nel 2012 (pubblicato con un'ottima traduzione in italiano dalla casa editrice Einaudi alla fine del 2013) racconta la storia di un gruppo di persone che occupa abusivamente una casa. Un tema a noi caro e di stringente attualità. Il romanzo, quando è uscito, ha avuto un enorme successo (meritato, meritatissimo) sia di critica che di pubblico. Era lo stesso periodo in cui da noi si chiudevano le librerie, gli indici di lettura crollavano al minimo storico, il gruppo Mondadori lanciava la piattaforma "glaming" (sintesi di glamour e gaming) entrando nel mercato delle slot e dei casinò on line e il corriere della sera (e la Rai) decidevano di lanciare Fabio Volo come il nuovo maitre a penser dell'Italia attuale. L'aspetto interessante di questo romanzo consiste nel fatto che  i personaggi sono tutti membri di una classe media socialmente degradata ma spiritualmente consapevole. Uno dei protagonisti ha iniziato a lavorare in una multinazionale ma poi se n'è andato, invece di far carriera, "perché qualcosa, ad un certo punto, è andato storto". Acquista un vecchio deposito fatiscente e lì apre "la clinica per oggetti rotti" dove s'inventa una nuova forma di artigianato: ripara frullatori, tostapane, aspirapolvere, oggetti che le persone, di solito, buttano quando non funzionano più. Lui li ripara, e i suoi clienti sono individui che con quegli oggetti hanno stabilito un rapporto quotidiano, e si sono stancati di partecipare allo spreco collettivo. I personaggi sono persone alle quali, nella vita, ad un certo punto qualcosa è andato storto. Si ritrovano insieme in quest'epopea ribellista, completamente inusuale per loro. Finirà (siamo in Usa) in maniera brutale e violenta, quando la polizia, all'alba di un giorno sotto Natale farà irruzione per sgomberare l'edificio.
Questo libro ha innescato un poderoso dibattito sociale in America, perché ha centrato la questione: "qualcosa è andato storto". 
E' l'incontro di tutti nel mondo post-moderno, post-ideologico, post-democratico. 
Dove si abbatte la solfa dei partiti, il narcisismo dei leader carismatici, la burocrazia del denaro, e si prende atto che siamo -noi popoli tutti- sulla stessa barca dove dobbiamo porci l'un l'altro la domanda base, l'unica che davvero conta: "che cos'è che è andato storto?". 

Porre domande è il compito di una classe intellettuale responsabile, attenta, rigorosa e militante. 
E da qui ripartire.

Perché è ormai chiaro a tutti che non si tratta di crisi economica, non si tratta di euro o non euro, non si tratta di restare o uscire dalla NATO, si tratta della resa dei conti tra due diverse e opposte interpretazioni dell'esistenza: la neo-aristocrazia oligarchica che deve salvaguardare i privilegi a tutti i costi, spesso difendendo una società immonda di corrotti criminali e analfabeti e la novità dell'irruzione dei popoli sullo scenario della Storia: l'imprevisto regalo che il web ha fatto a tutti.

Mentre noi dobbiamo vedercela con mafiosi di varia natura e inevitabilmente il livello del dibattito si abbassa, esistono zone del mondo dove le tematiche di una nuova idea di comunità, di una solidarietà fattiva e partecipativa, di una diversa interpretazione dell'esistenza che metta al centro l'idea dell'essere umano come risorsa da valorizzare, salvaguardare, difendere e promuovere, avanzano poderosamente entrando nella società post-moderna e nel clima della post-democrazia. Lo stesso discorso che vale per gli Usa si potrebbe fare per l'Argentina, il Brasile, l'Uruguay e la Spagna, nazioni dove si registra un enorme fermento culturale e tutti gli indici della diffusione di istruzione, di lettura e di vendita di libri viaggiano verso l'alto: loro hanno invertito la tendenza. Perchè hanno una forte progettualità culturale e solide avanguardie colte che partecipano, fornendo strumenti di elaborazione utili e necessari per la crescita collettiva della comunità.
La democrazia diretta che non vuole avere più niente a che fare con i partiti verticali, che non considera più i leader politici come referenti e che si rapporta con la creatività dei giovani, comincia a farsi strada e si afferma come nuovo modello di socialità.
La strada è quella, a mio avviso.
Come al solito, da bravi provinciali mitomani, dall'impero Usa seguitiamo ad importare il peggio e gli aspetti più deteriori e criminali, senza raccogliere il meglio delle loro suggestioni.
Suggerimenti da non sottovalutare.
Leggete quel romanzo e lo capirete da voi.



P.S.
La settimana scorsa si è conclusa a Roma la fiera della piccola e media editoria. I dati diffusi segnalano un calo notevole delle presenze e delle vendite rispetto all'anno scorso, -45% di presenze, -72% di vendite. I media nazionali non hanno ritenuto opportuno discutere di questo argomento, forse perché considerato irrilevante per la salute del Paese.

venerdì 12 dicembre 2014

Da dove viene la Borsa Italiana? Dove va? Perchè la sua direzione riguarda l'intera cittadinanza?


"Il libero pensatore ritiene che gli individui non debbano accettare acriticamente come vere delle idee proposte, ma debbano passare al vaglio della conoscenza e della ragione. Infatti i liberi pensatori tendono a costituire le loro certezze e le loro idee sulla base dell'osservazione scientifica della realtà e sui principi logici.
Il pensiero libero postula come condizioni fondamentali una prospettiva gnoseologica, interpretativa ed espressiva. Un libero pensatore ritiene infatti che la conoscenza non deve essere determinata dall'autorità, dalla tradizione o, in generale, da qualsiasi altra visione dogmatica, ma essere una libera ricerca e che la libertà di ricerca si coniuga con la libertà interpretativa rispetto a canoni precedentemente fissati. In questo modo essi sono indipendenti dalle eventuali logiche fallaci o errate proposte dall'autorità, dalla cultura popolare, dai pregiudizi, tradizioni, leggende metropolitane e, in generale, qualsiasi visione dogmatica della realtà. Poiché le credenze popolari sono molto spesso basate su dogmi, il libero pensatore è molto spesso in contrasto con la visione comune delle cose".
                                                                     
                                                                                       definizione proposta da Wikipedia




di Sergio Di Cori Modigliani

Il cancro del conflitto di interessi.

La borsa va su, la borsa va giù, è cosa nota.
In Italia, dove la percezione della realtà politica, economica, esistenziale, viene filtrata abilmente (dai cosiddetti leader) unicamente in funzione auto-referenziale, subdolamente emotiva, e raramente legata ad argomentazioni razionali dove invece ciò che conta sono i fatti, gli eventi, le cifre, i dati, le date, i risultati pratici, pochi se ne occupano.
La reazione media delle persone è più o meno sempre la stessa. "che cosa vuoi che me ne importi di ciò che fanno gli squali in borsa? Io me la devo vedere con i miei problemi quotidiani". Oppure "roba per i ricchi, certamente non per me che non so se alla fine del mese riuscirò a pagare l'affitto; me ne può fregar di meno se l'Eni o Luxottica perdono o guadagnano. Il mio affitto seguita a essere sempre lo stesso". 
E così via dicendo.

E' un grave errore.
Ma non c'è da stupirsi.
E' una delle conseguenze di quello che ho definito "il genocidio culturale della nazione", tragico evento che non riguarda soltanto la spaventosa diffusione di neo-alfabetismo, il crollo dell'offerta culturale (prima) e della domanda culturale (poi), ma è diventato la seconda pelle della grande maggioranza del nostro popolo. In assenza di una progettazione culturale forte, sia individuale che collettiva, vince il luogo comune, la chiacchiera da bar.
Quindi, la Borsa diventa un gioco per ricchi e squali della finanza, e riguarda solo e soltanto una esigua pattuglia di fortunati individui amorali.
Non è così.
E' il luogo in cui si verifica l'incontro tra domanda e offerta.
E' il luogo in cui chi vuole investire cerca e trova un'azienda che, secondo la sua ottica e ciò che gli suggerisce il suo agente di borsa, sta facendo bene, avrà profitti, venderà e diffonderà il proprio prodotto e quindi chi ci lavora merita di essere finanziato.
A seconda dell'andamento della borsa, e soprattutto a seconda di quali titoli vanno su e quali vanno giù, si comprende e si capisce che cosa sta accadendo in quella nazione, come vive la gente, dove si sviluppa la ricchezza monetaria.
L'economia, infatti, ruota tutta intorno al concetto di "scambio" tra uno che offre e uno che chiede: il loro incontro decide come la ricchezza viene distribuita nella società civile.
Quindi, inevitabilmente, tocca anche il nostro quotidiano, compreso l'affitto da pagare.
Questo, in un paese capitalista post moderno.
Ma l'Italia non lo è.
E' un paese dove lo scambio ancora sottosta a leggi medioevali, pre-capitalistiche.
L'Italia è immersa in un pantano aristocratico medioevale tinto di una patina demagogica di finta democrazia e di ancor più finto capitalismo basato sulla salvaguardia degli interessi di un numero x di dinastie, signorie, vassalli, valvassori, valvassini.
I signori, (è cosa nota) da sempre, quando ne hanno bisogno, usufruiscono di criminali e mercenari per difendere le loro proprietà. Gli eventi di mafia capitale non appartengono affatto al teatro delle "mele marce" oppure sono un'anomalia o un'eccezione. Sono la punta dell'iceberg dell'economia di scambio economico tra oligarchi, che - ogni tanto - viene fuori. I capi, invece, (altrimenti non sarebbero signori) non compaiono, non si sporcano mai le mani. Loro stanno da tutt'altra parte.
Per esempio dentro la Borsa Italiana, per l'appunto.
Studiarla, comprenderla, analizzare e destrutturare il meccanismo, consente di andare all'osso del problema; quantomeno toccarlo e vederlo.
Non è un caso che in Parlamento si parla di tutto; propongono le leggi più diverse, le più disparate; da quelle oscene e vergognose a quelle nobili e virtuose. Ma non si parla mai di affrontare il "problema della Borsa Italiana" che è alla base di tutti i nostri problemi.
In Italia, la Borsa non funziona come negli altri paesi, nient'affatto. E' irrilevante il legame con l'economia internaInvece la Borsa Italiana ci segnala che cosa accade per davvero nella vita politica italiana, ovvero l'anello di congiunzione tra l'economia teorica e quella pratica, e ci spiega anche come ci vedono all'estero, come ci controllano, come ci comandano, se ci amano, se ci odiano, chi sono gli amici, chi sono i nemici, ecc.
La particolarità della Borsa Italiana consiste nel fatto che è l'unica in tutto l'emisfero occidentale il cui quartiere generale non si trova in patria.
Da vent'anni, il proprietario della Borsa Italiana è il London Stock exchange, il più potente gruppo finanziario del pianeta, di cui la corona d'Inghilterra possiede la più importante quota azionaria. E così, "ufficialmente" la finanza inglese controlla Piazza Affari da 21 anni.
Tradotto, vuol dire che se -per un qualsivoglia motivo- un diligente analista del celeberrimo ufficio MI5 dell'Intelligence service di Sua Maestà stila un rapporto nel quale è scritto "a Piazza Affari, a Milano, si sta verificando una operazione che lede gli interessi della corona e quindi potenzialmente mina la sicurezza nazionale" scatta un intervento che fa pendere da una parte o da un'altra quell'investimento. Nessuno l o saprà mai.
Ma tutti lo capiranno.
Come presumo si sia verificato il 12 ottobre del 2014,quando Mediaset e la Mondadori erano a un millimetro dall'annuncio di fallimento. La casa editrice in un solo anno ha accusato una perdita in borsa del 65% del suo valore. Se nel 2008 valeva 100 euro, oggi, quella che un tempo era una delle più prestigiose case editrici d'Europa ne vale 18, ha perso, infatti, l'82% del suo valore. Ma ha un valore politico, come Mediaset. Davanti alla prospettiva di annunciare il fallimento, l'intera cupola mediatica (fazione Berlusconi) comincia ad attaccare il patto del Nazareno sostenendo che "può anche saltare da un momento all'altro". E i titoli in borsa cominciano a crollare impietosamente. Il caro leader va a Londra, in visita ufficiale. Torna in patria. Il giorno dopo, al pomeriggio, un fondo pensionistico d'investimento gallese, conservatore e molto prudente, annuncia un evento per loro clamoroso: sostengono di aver deciso di entrare nel mondo globale e acquistano un grosso pacchetto d'azioni della Mondadori, spiegando agli esterrefatti vecchietti che si tratta di un grosso affare. La Mondadori tira un sospiro di sollievo. L'altra parte della cupola mediatica (fazione PD) non interviene. Nessun commento, nessuna notizia. E così la corona inglese occupa saldamente il mercato editoriale italiano. Non basta. Il giorno dopo si annuncia lo scorporo di Mondadori libri che cerca nuovi partner. Dopo due secondi ne arriva uno che si propone come socio per "salvare l'azienda". E' la Rizzoli, anche lei quotata in borsa. E così si avviano verso la fusione.
Anche questa non commentata.
In nessun mercato del mondo viene consentito che in borsa i due più grossi concorrenti in un settore strategico confluiscano in un'unica azienda; nei fatti costruendo un cartello che trasforma il mondo editoriale italiano in una dittatura monopolistica, in violazione di tutte le regole.Il titolo comincia a respirare, e anche Mediaset. Secondo analisti finanziari inglesi è uno dei punti cardini del patto del Nazareno: stabilire un cartello di monopolio del sistema editoriale italiano a conduzione Berlusconi-PD, con la benedizione della City di Londra. In tal modo si può gestire con facilità la fase finale del genocidio culturale della nazione, seguitando a promuovere e valorizzare i membri di un cartello.
Questa è la ragione per cui, questa mattina, i deputati del PD in commissione, alla Camera dei Deputati, hanno votato contro la discussione in aula di una legge sul conflitto d'interesse. Non lo possono fare.
Bene hanno fatto i deputati di M5s a protestare in aula.
Ma il suicidio del PD non è un atto di stupidità, sono obbligati a servire Berlusconi se condividono in borsa istanze, interessi, partecipazioni azionarie.
E' il trionfo dell'ipocrisia doppiogiochista.
Al varo del cartello monopolista editoriale annunciato con enfasi sia da Paolo Mieli che da Barbara Berlusconi, va aggiunto l'intervento di una quarantina di società britanniche che stanno acquistando pacchetti azionari del decotto e fallimentare sistema bancario italiano.
A che pro?
Dal punto di vista finanziario non avrebbe alcun senso.
E invece ce l'ha dal punto di vista politico.
Si tratta delle banche che possiedono le quote di Banca d'Italia.
Era il lavoro che dovevano realizzare Letta e Saccomanni. 
Tradotto vuol dire che si stanno mettendo d'accordo per riportare l'Italia al 1914.
Che cosa vuol dire?
Vuol dire, secondo me, che è in atto la gestione e la trattativa per l'uscita dell'Italia dall'euro entro il 2015. Ma avverrà in modo da presentare la situazione in modo tale per cui a battere moneta saranno gli inglesi, com'era nel 1914. Il che vuol dire avere la gestione e il controllo dei meccanismi di inflazione, di politica industriale, di controllo dell'economia.
L'uscita dell'Italia dall'euro, in questo momento, è una delle priorità degli anglo-americani.
A condizione, si intende, che siano loro a gestirla.
Quindi, quando il luogo comune spinge la gente a pensare "usciamo dall'euro e ci salviamo" a Washington e Londra stappano lo champagne. 
Anzi, il whisky.
I cittadini sono convinti che uscendo dalla moneta unica si risolvono i problemi.
A risolverli, saranno gli anglo-americani.
E se decideranno che invece di essere firmate da Giorgio Armani o Versace, le nuove gonnelline estive devono essere quelle di Vivienne Westwood, gli italiani dovranno accettare.
Su questi argomenti è necessario riflettere, dibattere, argomentare.
Volete uscire dall'euro?
Bene, sono d'accordo, anch'io lo voglio.
Ma prima di farlo, il Parlamento deve attuare immediatamente tre dispositivi essenziali:
1). "Borsa Italiana"; deve ritornare a essere ente autonomo e privato italiano, soggetto a controllo parlamentare attraverso la Consob sganciandosi dal London Stock exchange.
2). Il Parlamento deve varare una legge che comporta il divieto di costruire cartelli monopolistici nel campo dell'informazione, dell'editoria, e della finanza bancaria.
3). Sono vietati gli incroci azionari tra banche che verranno obbligate a uscire dall'idea medioevale della finanza (i signori gestiscono il malloppo in quanto membri dell'oligarchia neo-aristocratica) per entrare nella mentalità del capitalismo avanzato che loro sostengono di rappresentare (sopravvive la banca che realizza profitti e chi non ce la fa fallisce e chiude). 
Questo apre la strada per poter realisticamente pensare di cacciare fuori la mafia dallo Stato.

Riflettete.
Da tutto questo dipende davvero la nostra esistenza quotidiana, anche se non sembra.




martedì 9 dicembre 2014

E tu, come ti stai evolvendo?


 “Un giornalismo fatto di verità impone ai politici il buon governo. 
Un giornalista incapace della verità si porta sulla coscienza tutti i dolori, le sopraffazioni, le corruzioni, le violenze che non è stato in grado di combattere”.
                                                                                                                                     Giuseppe Fava




di Sergio Di Cori Modigliani


Gli storici,  i maestri spirituali e gli economisti attribuiscono ai momenti di grande crisi sistemica delle potenzialità enormi.
E' una interpretazione dell'esistenza che sociologi e antropologi definiscono "darwinismo sociale".
Nel caos di una tempesta che sconvolge un assetto socio-politico, mentre alcuni ceti e alcune persone sbandano paurosamente e non sono in grado né di attraversare né di sostenere il marasma collettivo, altri, invece, comprendono la novità di circostanze diverse, inusuali, e si evolvono, realizzando quindi una originale capacità di adattamento, necessaria e fondamentale per consentire alle nuove generazioni che verranno, di liberare la creatività.
Così, nei milioni di anni si sono espresse le mutazioni ambientali e genetiche.
E così, nelle migliaia di anni, si sono manifestati i grandi salti di civiltà; alcune sono scomparse soccombendo ai nuovi tempi, incapaci di acquisire e incorporare la novità, altre sono state in grado di realizzare un salto verso un livello più alto e profondo.
Da primitive sono diventate più complesse, quindi, si sono evolute.

L'Italia si trova in questo frangente.

Paradossalmente, il livello di crisi ha raggiunto uno stato talmente marcato da consentire lo sviluppo di un dichiarato ottimismo: le potenzialità per l'evoluzione ci sarebbero tutte.
Ma se prevale la pigrizia collettiva e l'ignoranza, non c'è alcuna evoluzione e la crisi tende ad aggravarsi con il rischio che quella società, quella civiltà, soccomba tragicamente.
La vicenda ormai nota come "mafia capitale" è sintomatica di come gli italiani e l'intera classe politica e imprenditoriale dirigente non si renda conto di ciò che sta accadendo.
Il rischio di questo atroce cinismo che sta contagiando l'intera collettività, consiste nell'aumentare le probabilità della dissoluzione della società civile.
Perché si punta ad abbassare il livello, invece di alzarlo.
Tanto più il livello si abbassa, tanto più si guadagna a tempi brevi e brevissimi -questo è il subdolo calcolo dei cinici- ma allo stesso tempo si allontanano e diminuiscono le possibilità statistiche che in tempi medi e lunghi la crisi si possa risolvere.
Ogni componente politica, infatti, sta regredendo.
Non ce n'è nessuna che stia evolvendo. Hanno preso la strada più facile, buona a tener compatte le fila dei propri seguaci e sostenitori, con un calcolo miope, applicando un'ottica provinciale.
Il M5s, ovvero la più grande forza d'opposizione, approfitta di questa situazione dall'alto del proprio punto di forza (imbattibile e indiscutibile): è l'unica forza politica che non ha le mani lorde dello schifo generale, non ha alcuna responsabilità nello sfascio della nazione e non è mai parte in causa nei meccanismi disgustosi di corruttela e criminalità diffusa. Un potenziale gigantesco. Che viene usato e sfruttato, però, in maniera passiva. 
Poiché non esistono alternative, il disgusto di ogni brava persona in Italia è arrivato a un punto tale per cui la scelta si è ridotta soltanto a due opzioni: o non votare, oppure votare movimento cinque stelle. Solo un pazzo, un povero illuso, o un complice interessato, può attribuire delega di fiducia a questa impresentabile classe politica degli attuali partiti. Poiché basta starsene seduti ad attendere che gli altri finiscano di scannarsi tra di loro, ben sapendo che non risolveranno mai nulla essendo loro il problema principale, il movimento 5 stelle vive d'attesa e di rendita di posizione, impigriti dal livello degradato e degradante degli altri, puntando sulla scommessa di ottenere consensi grazie alla disperazione totale di ogni italiano pensante per bene. E' un calcolo pericoloso, a mio avviso. Perché all'ultimo momento, proprio perché lo stato di totale degrado ha contagiato l'intera collettività, potrebbero finire per vincere dei nuovi barbari, criminali e primitivi quanto gli attuali, con l'aggravante di sembrare e apparire come la novità salvifica. 
Il problema del M5s è che al momento non ha concorrenza. 
Il suo aspetto più debole -che è legato a quello di forza- consiste nell'aver scelto di non modificare la propria linea, di non evolversi, assumendosi la responsabilità di essere dinamico e anche pedagogico, per tentare di alzare il livello collettivo generale, anche correndo il rischio di poter perdere. Lo sfascio e lo sfacelo ormai è tale che il M5s pensa (a ragione) di poter fare tutti gli errori che vuole, tanto sarà robetta se paragonata agli scandali degli altri. Ma non è una buona notizia. E' come se una squadra di calcio di giovani inesperti scendesse in campo ad affrontare il Real Madrid con un Cristiano Ronaldo che infila un autogol dietro l'altro: non sarebbe un bello spettacolo.
I tifosi miopi cavalcano questa linea.
E' la tragedia della mancanza di concorrenza.
Il livello si sta abbassando paurosamente.
Mano a mano che trascorrono i giorni la posizione del PD peggiora, per non parlare di Forza Italia. E' inevitabile.
Ma in una situazione catastrofica come quella attuale, bisognerebbe uscire dalla pigrizia e dal calcolo provinciale e spingere invece verso una evoluzione possibile, auspicabile, per dichiarare la propria posizione di avanguardia -in quanto specie futura- e quindi contagiare la parte pensante tra i piddini e i forzisti per costruire tutti insieme, ognuno nel proprio ambito, una possibile svolta positiva.
Rimanendo tutti fermi, come sta invece accadendo, ciascuno arroccato alle proprie posizioni totalmente auto-referenziali, pur di salvare il salvabile e sopravvivere alla meno peggio, non si potrà produrre alcun risultato di cambiamento.

Se non si comincia ad alzare il livello generale, sottraendosi alla tentazione seducente della pigrizia intellettuale e della mancanza di coraggio, finiremo per soccombere tutti.

Anche a nostra insaputa.

Saremmo come quei nostri antenati che sono rimasti sugli alberi a vivere come scimmie senza sapere come sarebbe stato scendere dall'albero rischiando l'osso del collo e scegliendo di andare ad affrontare i gravosi e complessi problemi della giungla.
E da lì che veniamo.
Ed è lì che dobbiamo andare.

venerdì 5 dicembre 2014

La "mafia capitale" è la "mafia dei capitali". Viva l'Italia che vale per davvero.



di Sergio Di Cori Modigliani

In margine all'evento spettacolare dell'anno.
Una interpretazione collaterale dell'attuale cancro del paese.

Ieri notte ho fatto un sogno.
Di quelli vivi, possenti, che rimangono appiccicati addosso.
Nonostante lo sfilacciamento inevitabile del suo tessuto, mentre al mattino mi radevo la faccia e mi guardavo allo specchio, le immagini si susseguivano senza tregua nella mia mente.
C'era questa scala gigantesca, infinita. Io mi trovavo appollaiato su un piolo, sospeso nello spazio, con delle valigie in mano. Cercavo di non perdere l'equilibrio. Davo una mano a uno dei miei figli che si trovava al piolo di sotto per aiutarlo a salire. La scala si trovava a circa 30.000 chilometri dalla Terra e finiva sul nostro pianeta. Da lassù, mi rendevo conto che era interrata proprio nel mio quartiere, nella mia città, davanti al mio appartamento. La folla assiepata sulla scala era immensa, centinaia di migliaia di persone piene di valigie, pacchi, pacchetti, che rideva, piangeva, urlava, si spingeva: un vero sfollamento di profughi. Li guardavo e mi sentivo dire: "toh, ecco tutti gli italiani esuli in patria".
Scappavamo via.
Su un gigantesco schermo panoramico che si trovava sulle stelle c'era Samantha Cristoforetti che faceva l'appello con un foglietto in mano. Mi ricordo ancora i cognomi perchè erano quelli dei miei compagni alle elementari. Banti, Boldini, Borghini, Buffetti. Eravamo arrivati alla B e io ero ansioso perchè non sapevo se quelli della D avremmo fatto in tempo. La gente saliva e saliva inerpicandosi. Si ascoltavano le urla di sorpresa e di meraviglia di quelli che erano arrivati e osservavano il nostro splendido pianeta azzurro da lassù, dentro la stazione planetaria orbitante, a distanza di sicurezza. Ad un tratto si sentiva un rumore fastidioso, un sibilo, un ronzio costante. Era il cellulare che squillava svegliandomi.
Mi sono alzato dal letto in uno stato di ebbra felicità.
E mi è venuto da pensare che, molto probabilmente, la maggior parte dei romani e degli italiani pensanti, come il sottoscritto, in questo momento invidiano la nostra brava astronauta che fa il suo lavoro del tutto ignara e indifferente alla immondizia quotidiana e al totale sfacelo nel quale noi siamo immersi.

Poi, nel corso della mattinata, ho acceso la televisione e ho visto su La7 la senatrice Alessandra Mussolini che parlava.
Pensavo che -in teoria- lei e la Cristoforetti sono entrambe due donne, due italiane proprietarie di passaporto legale e che negli indici statistici vengono equiparate nella stessa categoria, per genere, come professioniste, come mogli, come mamme, come qualcosa.
Ascoltare il circo mediatico del giornalismo e della politica gettarsi sull'osso polposo dell'attuale inchiesta in corso è raccapricciante. Chiunque abiti a Roma e ha frequentato un po' (anche soltanto un po') certi ambienti, sa come stanno le cose.

La mia opinione al riguardo è irrilevante.

Ciò che tenevo a condividere con voi, al di là del mio sogno che immagino possa essere condiviso con la maggioranza di tutti voi, è la mia idea sulla soluzione di questo cancro.
Ciò che è esploso a Roma, come una bomba inattesa, è dal mio punto di vista, il prodotto della ventennale, anche trentennale, gestione del nostro paese che, dopo aver firmato l'ordine di esecuzione del piano di genocidio culturale ed avere abbattuto i valori fondanti della collettività, ha affermato il principio in base al quale il denaro, qui inteso come banali soldi cash, è diventato la priorità assoluta dell'esistenza. 

Roma diventa un simbolo dell'idea veltrusconiana della politica.
A danno di ogni altro valore che non conta nulla.
E' diventato legge sociale condivisa il principio in base al quale  "in Italia vale soltanto chi conta" abbattendo quindi ogni principio di rispetto per la competenza. Questa idea del mondo ha lanciato la promozione degli inetti "che servono" e la valorizzazione dei falliti di successo. 
Non così la nostra Samantha Cristoforetti, vera bandiera nazionale e simbolo della parte femminile della bella Italia. 
La sua presenza lassù ci consente di lanciare l'unico slogan rivoluzionario per la nostra tartassata nazione: il passaggio da "in Italia vale chi conta" al principio base per cui "in Italia conta chi vale".
Tutto qui.
C'è riuscita la Cristoforetti, possiamo riuscirci tutti. Se lo si vuole politicamente.

Se non si afferma questo principio, la criminalità organizzata seguiterà a "dettare l'agenda politica" e il paese non si riprenderà mai e passata la bufera, si parlerà d'altro.
O si promuovono le persone che se lo meritano oppure affonderemo con ignominia seguitando a sostenere (a destra) che ci hanno rovinato i sindacati, oppure a sostenere (a sinistra) che ci hanno rovinato i finanzieri, oppure per chi non si richiama né a destra né a sinistra, a sostenere che ci hanno rovinato tutti gli altri (esclusi i miei).
La mafia è figlia dell'ignoranza.
E' moglie dell'incompetenza sostituita dalla violenza.
E' il prodotto di un'idea del mondo lanciata come modello da Berlusconi e accolto con applausi da una sinistra ipocrita (le manine erano nascoste e pochi le vedevano) che ha liberato la parte peggiore e più primitiva della nazione dall'obbligo di essere sempre per bene, di essere diligenti, di essere responsabili, di studiare, informarsi, impegnarsi, dare il meglio di sé e sapere -dentro al proprio cuore e dentro la propria mente- che le promozioni che valgono sono quelle ottenute con fatica e lavoro, senza scorciatoie.
Nessuna formazione politica italiana è immune da questo cancro.
E' arrivato il momento di combatterlo.

Non soltanto a parole.
Se non passiamo ai fatti, saranno i fatti a occuparsi delle nostre esistenze.
E lo faranno secondo le consuete modalità criminali.
Perché laddove non c'è etica, rispetto sociale e cultura, ebbene, là vige la legge della giungla e vince soltanto chi ha più pistole, meno scrupoli e niente cervello.

Sapevatelo.

mercoledì 3 dicembre 2014

Il rosso e il nero: la roulette del malaffare sulla pelle degli attoniti italiani.



di Sergio Di Cori Modigliani



In tutte le società del pianeta, qualunque sia la loro specifica costituzione legale, l'omicidio volontario è considerato il crimine peggiore.
Togliere la vita a un essere umano è sempre inaccettabile e inconcepibile.
E un assassino, rimane un assassino per tutta la sua esistenza.
Questo è l'aspetto più raccapricciante, a mio avviso, della tragica vicenda che l'inchiesta sulla mafia romana ci regala come materiale sul quale riflettere.
L'uomo centrale dell'intera vicenda, infatti, è un assassino.
Reo confesso, peraltro.
Condannato per quel reato ha scontato diversi anni di galera a Rebibbia.
Si chiama Salvatore Buzzi e viene dall'estrema sinistra.
Ha ucciso una persona negli anni'80.
Immagino e penso che tra criminali scattino dei meccanismi di oscura (e per noi inspiegabile) complicità esistenziale, a meno che -per fortuna esistono casi come questi- si trovi dentro di sé una insospettata isola di spiritualità illuminata e pentendosi per l'efferato atto, si sceglie di trascorrere il resto della propria esistenza dedicandosi a fare del bene.
Non sembra essere il caso di questo Salvatore Buzzi, che forse grazie ai suoi appoggi politici ottiene una riduzione della pena e fonda, dentro al carcere, la cooperativa "29 giugno". 
Poi, esce.
E si mette in affari con un altro avanzo di galera, Massimo Carminati, un ex terrorista che viene dall'esperienza dell'estrema destra romana.
La cooperativa diventa una spugna che ingoia sovvenzioni statali, regionali, provinciali, comunali, diventa una delle più grosse e importanti d'Italia, arrivando al punto di avere 1028 dipendenti assunti. Buzzi finanzia attività sul territorio, mette su riviste, gruppi teatrali, settimanali e questo non è male. Ma questa coppia ha gestito -motivo per cui oggi ritornano in galera- la parte oscura e lercia del potere politico, sostenendo, alimentando e foraggiando sia durante l'amministrazione di Veltroni che quella di  Alemanno. 
E nessuno dei due ha mai mostrato segni di ravvedimento rispetto alla loro precedente esperienza di vita. 
Al di là di tutto ciò che oggi si dice, a me interessa questo ultimo dettaglio raccapricciante. Un dettaglio che di per sé non consente né a Veltroni né ad Alemanno, né al PDL né al PD di potersi chiamare fuori dalla melma e da una considerazione elementare quanto banale: 
In nome di quale principio vi siete fatti sostenere da degli "avanzi di galera" sapendo che lo erano?

Sono le biografie a firmare la certificazione di una esistenza.

E gli eventi dell'attualità odierna ci mostrano e ci dimostrano che in Italia gli assassini possono anche godere di rispetto sociale e vengono promossi dal sistema politico vigente.
Basterebbe incorporare questa piatta considerazione per comprendere ciò che si trova dietro la cronaca degli eventi.
Decine, centinaia, forse migliaia di romani hanno usufruito e approfittato dei favori di questa coppia di criminali.
Sapendo ciò che stavano facendo.
Sapendo da chi prendevano danaro, anche solo come sostegno elettorale.
Sapendo grazie a chi, e come, arrivavano sovvenzioni e appalti.

Oggi penso alle persone di cui nessuno parla, che meritano, invece, la mia considerazione.
Penso alla fidanzata e ai genitori della persona assassinata da Salvatore Buzzi, eroe della sinistra antagonista di questa città.
Penso alle famiglie distrutte e terrorizzate, con vite rovinate per sempre, dall'efferatezza di Massimo Carminati, eroe della destra sociale antagonista di questa città.

Con la benedizione del PDL e del PD, di AN e varianti.
Che li hanno protetti, coccolati, valorizzati, per farsi da loro foraggiare.
Da ipocriti complici.
Senza dirlo tanto in giro (meglio evitare imbarazzi) ma senza mai dire di no alla mazzetta.

Spesso ho ricevuto lettere da parte di lettori che mi chiedevano "ma che cosa intende lei, con esattezza, quando scrive che in Italia l'agenda politica è dettata (o sembra dettata) dalla criminalità organizzata"?.
Grazie al procuratore della Repubblica, Dr. Pignatone (non a caso proveniente da Palermo dove si è fatto le ossa) oggi abbiamo una risposta documentata che giro collettivamente a tutti i lettori che mi avevano posto quella domanda, e che -evidentemente- non avevano capito come stanno le cose in questo paese.
Adesso lo sanno.

Tutto il resto è folclore spicciolo.

O la Politica interviene adesso, oppure gli avanzi di galera seguiteranno a decidere la qualità della nostra vita, delle nostre esistenze, il futuro dei nostri figli.

E non si tratta di schieramenti, ma di buon senso applicato ad un basico decoro della decenza umana, sociale, nel nome della dignità collettiva.

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lunedì 1 dicembre 2014

La Grande Menzogna: l'ultima fase del progetto di restaurazione oligarchica.


"La borghesia non è mai stata antifascista. Quando le classi oppresse si svegliano e reclamano i propri diritti, la borghesia si rende conto che i propri privilegi acquisiti corrono il rischio di essere intaccati. A quel punto, allora, si appella al fascismo affinchè provveda a salvaguardare i loro interessi e blocchi l'affermazione dei diritti negati al popolo".
Buonaventura Durruti, anarchico catalano, eroe della rivoluzione spagnola, ucciso da un sicario stalinista nel 1936 a Barcelona.




di Sergio Di Cori Modigliani

Sul vero/falso e sulla svolta mediatica del potere oligarchico in Italia.

Ci troviamo all'inizio della fase definitiva dell'ingresso dell'Italia nel mondo reale.
Reale, qui, sta per attuale.
Nel senso di ciò che sta accadendo.
Essendo un paese arretrato, la nostra nazione gode di un incredibile e paradossale vantaggio rispetto a tutte le altre (e' il senso positivo della vicenda): non deve fare i conti con le resistenze della modernità, con i trucchi del capitalismo avanzato, e con i consueti impedimenti che i cosiddetti poteri forti tentano di costruire per impedire l'affermazione di un mondo nuovo. In quanto nazione medioevale, che ha da sempre mantenuto una oligarchia aristocratica più o meno mascherata, più o meno dichiarata, che ha fatto di tutto per impedire la genesi e lo sviluppo di un capitalismo efficace ed efficiente, ha oggi la possibilità di saltare direttamente nel mondo post-moderno, ponendosi addirittura come avanguardia; fatto questo che -in verità- si sta già verificando. Come nel mondo asiatico è la Cina: l'unica grande nazione al mondo che si è catapultata dal loro medioevo nella post-modernità, senza aver mai nè attraversato nè vissuto l'epica della società moderna.
L'Italia, infatti, è oggi l'unica nazione d'occidente che ha oggettivamente abolito il parlamento, destituendolo di ogni funzione e seguita a produrre governi non eletti la cui funzione e identità è garantita dall'alto. La Legge e le votazioni a maggioranza sono caratteristiche della democrazia, che in Italia pare abolita. I nuovi gestori dell'esecutivo appaiono (sono) normali attori, interpreti di ordini e non rappresentano più nè blocchi sociali nè partiti.
Siamo di fronte ad un esperimento politico. 
La nostra nazione ha ormai incorporato l'idea della democrazia finita e considera normale il fatto che il governo venga gestito e diretto da persone o personalità che nessuno ha mai eletto, che non sono il prodotto di specifici e dichiarati interessi, che non sono nè bandiere nè portavoci di classi determinate. Monti è stato nominato senatore a vita durante la notte, in fretta e furia, perchè si era agli inizi di questa fase ed era necessario salvare ancora la faccia. Letta jr. era, in pratica, uno di passaggio -al suo posto avrebbero potuto metterci chiunque altro, sarebbe stato uguale- e Matteo Renzi è una persona che in parlamento non c'era mai stata, che nessuno ha mai votato in nessuna consultazione elettorale se non nella provincia Toscana e che ha assunto il controllo del partito più importante della nazione sostenendo che non sarebbe mai andato a presiedere il governo se non fosse stato eletto dal popolo in regolari elezioni politiche generali.
E' il mondo della "post-democrazia" e, per comprenderlo e quindi situazionarsi per sapere come fare a sopravvivere e poi vivere e infine affermare il diritto all'espressione libera dei propri desideri, sogni, ambizioni, progettualità, è rigorosamente necessario comprendere con realismo quale sia il palcoscenico della Storia sul quale le classi oligarchiche al potere hanno messo in scena lo spettacolo necessario per garantire la tenuta della caste del loro privilegio.
L'Italia non è un paesetto.
Siamo molto ma molto più importanti della nostra espressione geografica, un po' come il Belgio e l'Olanda per ciò che riguarda la finanza e le guerre: due micropaesi vasti come un fazzoletto che contano -ma per davvero- quanto la Russia e gli Usa.
Siamo un paese davvero unico, in tutti i sensi. E da sempre (quantomeno negli ultimi mille anni) siamo sempre stati il più importante laboratorio sociale della civiltà occidentale. Ottocento anni fa, l'imperatore Federico II di Svevia veniva qui da noi, in Puglia e in Sicilia, per tentare di elaborare nuove modalità originali di sviluppo. Nessuno è mai stato così illuminantemente creativo come gli italiani. Questa è la ragione principale per la quale le oligarchie (da sempre) hanno fatto di tutto per mantenere il paese nella ignoranza, nell'oscurità, nella paura e -all'occorrenza- quando non c'erano altre alternative, vittima di smascherate dittature come il fascismo.
Liberate gli italiani dalle loro classi dirigenti e questo paese in un quinquennio diventa uno dei paesi leader del pianeta. Con l'aggravante di non essere interpretabile, pilotabile, comprensibile, domabile.

Altro esperimento politico in atto in Italia, in un modo che poteva verificarsi soltanto all'interno di quel grande laboratorio sociale che siamo, è il M5s.
Senza concedere nulla nè alla propaganda nè alla faziosità, si può oggi -soprattutto con il senno di poi- ricordare con tranquilla serenità che il 25 Febbraio del 2013 il Wall Street Journal pubblicava una intervista al presidente di Goldman Sachs che dichiarava: Beppe Grillo, in questo momento, rappresenta il pericolo più grande per l'intera civiltà occidentale. E' l'uomo più pericoloso d'Europa, e non sottovaluterei affatto ciò che sta accadendo in Italia.
Non a caso, la cupola mediatica nostrana, allora, si mosse compatta immediatamente, venendo incontro alla consegna che i colossi finanziari multinazionali avevano dettato.
Oggi, la situazione è diversa.
Ma bisogna tenere a mente che l'Italia rimane il laboratorio sociale per eccellenza.
Nella situazione politica attuale, con i fondatori defilati e la promozione di un penta-direttorio, il laboratorio va avanti. Ma si può dire che quell' esperimento è finito. E aggiungo, con successo. Perchè ora è un altro tempo. Ed è il motivo per cui (è la mia opinione personale) Grillo si defila: essendo lui, fondamentalmente, un facilitatore, un catalizzatore propulsivo di energia collettiva senza briglie sul collo e tutto il resto lo annoia e lo deprime provocandogli scocciature e fastidi, prende atto che la prima fase è finita. Ma proprio perchè siamo dentro a un laboratorio, in questo momento non c'è nessuna possibilità di sapere se la scelta attuale sarà innovativa, progressiva ed evolutiva, oppure sarà regressiva, reazionaria e involutiva.
Nessuno lo può sapere.
Lo capiremo strada facendo.
Ogni giudizio, oggi, a mio avviso, è un atto di superficiale presunzione.
Il cosiddetto direttorio ha un vantaggio su tutti gli altri (qui intesi come PD, Udc, Forza Italia con annessi e connessi): sono post-moderni. Sono un prodotto dei tempi attuali e sanno che cosa vuol dire vivere nella post-democrazia.
Nel prossimo futuro, tutti noi avremo la opportunità di toccare con mano se sono in grado di essere avanguardia del nuovo che avanza, oppure avranno scelto di rinunciare al concetto di laboratorio e avranno scelto di fungere da stampella a questo sistema.

Nel frattempo, l'oligarchia farà di tutto per sedurli, smontarli, appannarli, consociarli, per portare fino in fondo il loro esperimento sociale: trasformare l'Italia nella prima importante nazione dell'occidente che vive a pieno titolo e ufficialmente dentro la post-democrazia senza diritti, senza Stato di Diritto, con doveri applicabili soltanto ai ceti più disagiati e deboli ai quali verrà garantita (a patto che stiano zitti) la sopravvivenza (forse) e in cambio un via libera per ingozzarsi di slot, casinò, scommesse di ogni tipo, pornografia, violenza subliminale continua, ovvero tutto ciò che spinge verso il buio, verso l'allontanamento da ogni possibile forma di illuminazione e di consapevolezza.
E' il motivo per cui -unico paese al mondo- il gioco d'azzardo e la pornografia sono così diffusi e stimolati: è il veicolo più semplice, veloce ed efficace, per succhiare soldi, fare affari, con il profitto aggiunto collaterale della regressione sociale con la diffusione di una tossicità spirituale e di una patologia di deficit culturale mai raggiunta prima in Italia.
Questa è la fase nella quale siamo immersi, a mio parere.
Intanto, per accelerare il processo, l'oligarchia sta attuando la promozione di "menzogne ufficiali". Confindustria annuncia, attraverso il suo ufficio studi, che "a Gennaio del 2015 parte la ripresa e la crescita, i dati sono inoppugnabili" ma sembrano in controtendenza rispetto al Fondo Monetario Internazionale, la Bce, la Banca Europea degli Investimenti, l'Ocse, l'ufficio macro-economico dell'Onu, l'Istat. E vanno in giro a dire che la disoccupazione è "la più alta mai registrata dal 1977". Che è vero e falso allo stesso tempo. E una mezza verità è sempre una menzogna intera. La disoccupazione, in Italia, ha raggiunto la stessa quota che aveva nel 1919, quando 1 milione di maschi morti (la grande guerra) aveva svuotato campagne e fabbriche. E' la stessa quota raggiunta nel quinquennio 1940-1945, durante la guerra mondiale, poi persa. Nel 1975, (quando venne lanciato il piano cinquantennale che presupponeva la de-industrializzazione dell'Italia e il suo totale assoggettamento a una neo-aristocrazia che stavano allora formando) prevedendo ciò che si sta verificando, decisero -senza nessuna motivazione logica- di annullare ogni riferimento statistico relativo sia alla disoccupazione, che all'analfabetismo, che agli indici di lettura e di diffusione della cultura, sostituendoli con  nuovi parametri che sarebbero iniziati dal 1977, l'Anno Zero della P2.
E' vero, dunque, che è la cifra più alta dal 1977.
Ma non è vero che lo è in assoluto.
L'unico momento, negli ultimi 100 anni, in cui si toccò un livello di sofferenza sociale, di miseria, di ignoranza collettiva come quello verso il quale stiamo andando è stato il momento in cui la borghesia rampante si associò con l'aristocrazia chiedendo alle squadracce fasciste di fare il lavoro sporco a nome loro, nel 1922.
Essendo l'attuale classe dirigente vecchia e ammuffita, incancrenita nel suo immobilismo coatto, riproducono l'esperimento di allora, considerato vincente, promuovendo banalità, luoghi comuni e piatta retorica di bassa lega al rango di idealità e progettualità.
Ma è un grave errore di miopia totale.
Perchè la società post-democratica viaggia su coordinate diverse. E non funzionerà.
Perchè l'Italia rimane pur sempre un geniale laboratorio di sperimentazione, un vero e proprio work in progress, in grado di poter sfornare insospettabili isole di creatività originale.
Sapere con cognizione di causa che il potere userà la menzogna ufficiale, il falso, la calunnia e la diffamazione, può indurre molti a sentirsi impotenti e quindi deprimersi.
E' comprensibile, lo capisco.
Ma è anche una ottima occasione, per la nazione intera, per fare invece un salto.
Proprio perchè con la consapevolezza si sviluppano anticorpi. Il nostro individualismo, mescolato a un ritrovato senso di acquisizione delle proprie responsabilità, consente di sentirsi obbligati (dinanzi a se stessi, sapendo che i conti si fanno solo e soltanto con lo specchio) a informarsi, a educarsi, a capire per poter comprendere. Potrà produrre un salto qualitativo culturale epocale.
L'antica civiltà greca è la culla della nostra bella Europa.
Nella loro lingua, il passato remoto del verbo "vedere" (orao, da cui oracolo: cioè colui che vede) si diceva "oida". Questa forma verbale ha una particolarità sintatticamente unica: è anche il presente indicativo del verbo "sapere".
Per gli antichi greci, i sapienti non erano gli acculturati nozionisti, ma i vedenti.
L'esperimento M5s è stato vincente perchè ha aiutato milioni di persone a "vedere" per la prima volta. Ha smascherato la logica del potere, invitando il popolo a teatro.
E chi ha voluto, si è tolto il famoso prosciutto dagli occhi e ha visto -alcuni per la prima volta nella loro vita- che il re era completamente nudo, banale, esistenzialmente e spiritualmente misero. Ha toccato con mano la promozione dei falliti valorizzati verso il successo.
Quella fase grandiosa si è esaurita.
Non è possibile non ringraziare tutti coloro che l'hanno permessa, sostenuta, prodotta.
Il geniale inventore del laboratorio ha capito che la fase è cambiata.
Ha stabilito che il suo esperimento era finito.
Ma non ha chiuso il laboratorio.
Le provette sociali vanno avanti.
Non si vedono, perchè sono invisibili.
Le vede chi sa.
Sa chi le vede.


....nel frattempo godiamoci lo spettacolo, ne vedremo davvero delle belle.








mercoledì 26 novembre 2014

Notizie bomba dallo spazio e da Bruxelles.



di Sergio Di Cori Modigliani

Notizia del giorno: "La navicella sbarcata sulla cometa a 500 milioni di chilometri dalla Terra ha fotografato una base d'atterraggio aliena. L'ha pubblicato "The Washington Post". Ecco le impressionanti immagini diffuse in tutto il mondo".
Pubblicato questa mattina, ha fatto il giro della rete, diffuso anche su facebook.
Va da sè che si tratta di una sonora bufala. 
Da buontemponi, o da sciacalli dell'intelligenza, come volete.
Qualcuno ci ha guadagnato sopra, grazie all'innumerevole quantità di visualizzazioni.
A dire il vero, se c'è qualche disoccupato bisognoso che si fa qualche euro lucrando sulla totale mancanza di intelligenza delle persone, non mi dispiace.
Lo trovo un sistema infantile, ma non credo procuri alcun danno a nessuno.

L'aspetto che qui mi interessa sottolineare consiste nella facilità immediata con la quale è possibile verificare che si tratta di una falsità totale. Basta andare a controllare sul sito del prestigioso quotidiano. La notizia non c'è. 
Si scrive al giornale e si chiede conferma o smentita. 
Il tutto comporta qualche minuto di applicazione diligente.

Viviamo immersi nella totale mancanza di quella che un tempo era la base formativa dell'intelligenza collettiva e della sopravvivenza esistenziale. Il Buon Senso.

Ma non è casuale.

E' il perno -in Italia- intorno al quale ruota l'intero sistema mediatico dentro al quale siamo immersi.
La perdita del buon senso e del "Senso" tout court è diventato il cancro della società civile.

Recuperarlo, ripristinarlo, pretenderlo, diffonderlo, valorizzare questo elementare dispositivo, da molti considerato, con dichiarato snobismo, un modo piatto e banale di ragionare, è diventato -estremo paradosso dei nostri tempi- il più sofisticato sistema per affrontare la realtà complessa che stiamo vivendo e il modo scientifico più adatto per interpretare la complessità.

Questa mattina (mamma di ogni esempio) il presidente della commissione europea Juncker ha annunciato che "l'Unione Europea dà il via all'investimento di 300 miliardi di euro per rilanciare l'economia e garantire la ripresa a favore dei ceti più deboli e disagiati".
Andando a leggere il documento, gli esperti economici in grado di comprendere il linguaggio scritto della burocrazia hanno -immediatamente- spiegato che sono disponibili 31 miliardi da suddividere (inizialmente) spalmandoli su 28 paesi. 
In Italia, conti alla mano, ne arriveranno circa 700 milioni, quindi una goccia d'acqua, inutile.
Si tratta di una bufala che non ha niente da invidiare a quella della base aliena.
Non c'è alcuna differenza.
Basta andare a verificare, a controllare, e poi diffondere e divulgare i dati.
Non è difficile.
Ma bisogna volerlo fare, o quantomeno, sentirne l'esigenza.
A questo serviva, quando c'era, il "buon senso".
Oggi, la cupola mediatica provvede a cancellare questo istinto legato alla sopravvivenza.

Sapevatelo.