martedì 24 maggio 2011

Nell'ndifferenza generale dei media e delle femministe italiane si fa sempre più acceso il dibattito, divenuto vero e proprio scontro, tra maschi e femmine sulla parità di diritti nel mondo del lavoro.


di Sergio Di Cori Modigliani

Mentre l'Italia insiste nel presentare se stessa come un paese completamente fuori dai giochi che contano, ormai, purtroppo, decisamento extra-europeo, se non altro per il fatto che la Repubblica Italiana è l'unica nazione tra le democrazie occidentali avanzate in cui nè i media nè le femministe nè i soggetti politici attivi di sesso femminili hanno scelto di dire la propria, in Francia, Germania, Gran Bretagna e Usa, sta divampando lo scontro sulle pari opportunità. Quello che sembrava essere il consueto dibattito sulla condizione femminile nel mondo del lavoro, si è trasformata in una micidiale guerra dichiarata per il fatto che avviene all'interno di un ristretto circolo privilegiato di potenti, professionisti affermati, -sia maschi che femmine- con solide competenze e fior di lauree e specializzazioni, molto spesso con famiglie di provenienza agiata alle spalle. Ma la lotta di queste professioniste sta diventando una battaglia collettiva il cui fine consiste nel chiarire l'assoluta necessità di nuove regole di organizzazione del mondo del lavoro in occidente.

Basterebbe pensare che all'interno del Fondo Monetario Internazionale dei 179 posti di lavoro a livello dirigente, i maschi occupano il 78% delle posizioni più ambite. Su 756 donne in pianta stabile (la più scarsa ha almeno due lauree, una in economia finanziaria e una in economia politica o pianificazione finanziaria) il 94% ha un superiore come capo-ufficio di sesso maschile al quale deve rispondere, il quale, tecnicamente, risulta responsabile unico delle loro possibilità di carriera. Delle 48 donne alte dirigenti soltanto una ha nel suo staff un maschio. Il 99,99% del personale dirigente ha come segretarie e impiegate di basso livello, delle donne. Non vemgono assunti maschi nei ruoli subalterni. Due giorni fa il New York Times ha pubblicato una lettera a firma di 234 donne che lavorano nella istituzione, le quali protestavano sostenendo che "l'ambiente di lavoro appartiene a un'idea del passato, perchè all'interno si respira un'atmosfera da vecchi feudatari di altri tempi con diritto di prelazione sulla vita anche privata delle donne, una specie di ius primae noctis post-moderna".

Per i francesi è stato un vero e proprio schiaffo in faccia, è inutile negarlo. Soprattutto per il loro orgoglio (che vuol dire turismo, costruzione di mitologie collettive-e quindi merci da vendere- immagini visive, film, libri in cui identificarsi alla ricerca di nuovi modelli di comportamento) e quindi hanno immediatamente risposto in due modi. Hanno inviato al prestigioso quotidiano di New York una lettera collettiva firmata da 756 impiegate assunte a Parigi -ma tutte di livello basso- che sostengono di essere felici del loro lavoro e di trovarsi un ambiente ideale e meraviglioso. Come seconda mossa -fortemente voluta da Sarkozy- l'immediata candidatura dell'attuale Ministro delle Finanze, Christiane Lagarde, come erede del malcapitato Strauss Kahn.

Questa mattina, 24 maggio, la eminente economista candidata al prestigioso incarico ha trionfalmente annunciato di avere avuto un lungo colloquio con l'ambasciatore della Cina a Parigi, il quale ha fatto cadere il proprio veto e ha deciso di appoggiare la sua candidatura.

Immediatamente dopo -non era trascorsa neppure un'ora- la segreteria centrale del Fondo Monetario Internazionale ha annunciato che dal 1 luglio del 2011 eleverà la percentuale di donne assunte a livelli dirigenti dal 22% al 30% lanciando sei concorsi il cui bando verrà pubblicato la prossima settimana sulla Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea a Bruxelles.

In Usa questo atto viene considerata una piccola vittoria del movimento delle donne che lottano e combattono per raggiungere una pari opportunità nel mondo del lavoro. Ma annunciano "non è che l'inizio". La ministra Lagarde ha già fatto sapere che "il mondo è popoalto da maschi e femmine, entrambi bisognosi di credito finanziario; lotterò per una pari dignità a livello dirigente per cominciare ad affrontare i problemi mondiali in maniera diversa".

In Italia, non viene neppure data la notizia.
Non ne parla nessuno. Sembra che l'argomento non interessi.

Raglia raglia, giovane Itaglia





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