martedì 18 ottobre 2011

Ma siamo davvero soltanto dei violenti? Siamo davvero solo dei rabbiosi? Che cosa fare e come per manifestare la nostra indignazione?

di Sergio Di Cori Modigliani

..."Come possiamo nel breve\medio termine porre fine allo stradominio dell' idiozia televisiva che entra ancora di gran forza nelle case delle famiglie italiane? Dobbiamo attentare alle vita di Barba d'Urso, Lele Mora, Maria de Filippi, far saltare per aria le sedi di Studio Aperto, pomeriggio cinque \ domenica cinque? Oppure esistono vie ragionevoli ma ugualmente efficaci?”.
Un lettore dei miei post ha scritto un commento ponendo questa domanda. Credo sintetizzi nella maniera più autentica e sincera l’attuale disagio collettivo che tutti noi, italiani, stiamo vivendo in questo momento.
L'attuale incarnazione del potere è stata in grado (ed è tuttora) di fare ciò che sta facendo attraverso le loro perversioni finanziarie tecnocratiche approfittando dell'evento psico/sociale più violento  in assoluto che si sia verificato negli ultimi 100 anni: la pèrdita della socialità, che spinge, inevitabilmente, gli esseri umani a vivere in maniera vicaria, finendo per sentire come amici il Dr.House, quelli di CSI Miami, i dementi del Grande Fratello,ecc.  a seconda dei gusti personali, convincendo se stessi di aver trovato degli amici veri. Ai quali ci aggiungo anche -nella variante politica- Santoro and Co., i quali vengono delegati ad attaccare Berlusconi e chi lo rappresenta senza una partecipazione attiva della propria esistenzialità messa mai in gioco; si applaude pigramente dalla poltrona di casa propria sentendosi soddisfatti all’idea che questa sera Santoro e Travaglio  (o chi per loro)  “glie l’hanno proprio mandata a dire, così ad Arcore passa una  notte davvero pessima”:  magro risultato.
Istintivamente posso dare, come risposta, che trovandoci in un momento storico di autentico analfabetismo psico/socio/cultural/emotivo, sia necessario ritornare agli albori della socialità condivisa, circa 150 anni fa, quando poco a poco la gente (quantomeno in Europa) cominciava, con lentezza, a imparare a leggere e scrivere, e quindi usufruire della cultura riconoscendola come nutrimento., un qualcosa di più delle visite formali, dell’incontro piatto nelle taverne. Si cominciava, allora, a comprendere, poco a poco, che la conoscenza, l’istruzione, l’erudizione, il Sapere, non fosse soltanto un mero strumento, bensì, un Nuovo Piacere conquistato.  Lo capì subito, allora, Karl Marx, il quale in una lettera personale al suo amico/co-autore/socio  Friedrich Engels  ebbe a scrivere come “Charles Dickens, senza saperlo, sta fornendo un contributo fondamentale alla genesi della rivoluzione proletaria nell’Impero Britannico”, riferendosi alla pratica londinese –in voga a quei tempi-  di radunarsi la sera, verso le ore 20, dopo cena, nell’anti-scala di ogni condominio dei quartieri poveri di Londra, dove veniva la “persona colta” che leggeva a voce alta un capitolo di “David Copperfield” oppure “Oliver Twist”. Gli ascoltatori erano analfabeti; gente che lavorava e arrivava la sera sfiancata. Eppure, dopo cena, si vestivano, scendevano giù e si incontravano con altri ascoltando i racconti, le invenzioni, le visioni di qualcuno che scriveva e parlava a nome di tutti.
Idem in Russia, a Yasnaja Polyana, qualche decennio dopo, dove il conte Tolstoj ospitava ogni sera centinaia di contadini analfabeti che si radunavano intorno a un camino acceso, mentre i suoi assistenti e collaboratori, leggevano a voce alta brani dei suoi romanzi e dei più importanti libri di scrittori russi. La gente apprendeva, così, che esisteva un altro mondo possibile. Che le parole e le situazioni anche inventate dalla fantasia dei poeti avevano un senso, un significato, una funzione, che poteva essere condivisa in maniera collettiva.
La Letteratura e la Lettura sono due elementi fondamentali che vanno rifondati e riproposti, in quanto decisa e decisiva ricchezza evolutiva per chiunque  (ed è questa la mia prima risposta alla domanda del mio lettore). Soprattutto in un paese come l’Italia dove un malinteso senso sia della Lettura che della Cultura, mescolato a un cinismo deteriore piccolo-borghese, ha pauperizzato l’immaginario collettivo spianando la strada alla volgarità sciatta dei programmisti televisivi. A questo bisogna aggiungere la necessità di un salto cultural/caratteriale dovuto a un arretramento socio/genetico che la nostra società paga essendo rimasta –fondamentalmente- una società contadina analfabeta,  che nei decenni susseguenti la seconda guerra mondiale si è arricchita soltanto di soldi e non di cultura.  Come, con eccezionale lucidità e generosità ci aveva spiegato Pier Paolo Pasolini agli inizi degli anni’70 stigmatizzando la società opulenta italiana del 1970, laddove identificava la nostra etnia  come “dei poveri con le pezze al culo che pensano di poter finalmente contare a corte perché hanno un grasso conto in banca e possono far vedere al vicino di casa –altro pezzente come lui-  di essere in grado di spendere per acquistare merci inutili , con l’aspirazione dichiarata di servire comunque il padrone di turno” (Scritti Corsari, Garzanti editore, Milano. 1974) .
Tuttora, in Italia la Cultura è considerata un mezzo, uno strumento e mai un fine.
Un mezzo –attraverso il titolo di studio- per  poter guadagnare di più, per poter avere più punti in un concorso, per promozione sociale, per status, per accelerare l’ingresso e accettazione nella logica del mercato. In Italia, purtroppo, non è passata l’acquisizione del principio tale per cui il Sapere, l’Erudizione, la Cultura, sono prima di ogni altra cosa al mondo, autentico Piacere, vero e proprio nutrimento per la mente, per lo spirito, per l’esistenza.
Il predominio della Chiesa cattolica da una parte, della Destra Conservatrice anti-intellettuale e del Comunismo ideologizzato dall’altra,(tre nemici della Libera Cultura)  hanno fatto di tutto –pienamente riuscendoci-  per impedire alla nazione di sviluppare l’Idea Interiore di un senso della lettura, della cultura e dell’acquisizione del sapere, come elementi fondamentali per la propria crescita di esseri liberi pensanti nel mondo.   La cultura, quindi, è stata incorporata come mero nozionismo e non piacere puro. La cultura è diventata uno strumento di promozione sociale piuttosto che un ‘estensione individuale della propria capacità libera di comprendere e capire l’esistenza.  
Primo passo, quindi, è lavorare per cominciare a diffondere un’idea della lettura, dell’applicazione, dello studio, della letteratura, della cultura,  come momenti edonistici della propria esistenza e non obblighi statutari, o strumenti di promozione.
La Cultura come fine e non come Strumento.
Chi legge e ama la lettura sa quale incredibile, imbattibile e insostituibile gioia e piacere si riesca a trovare nella magica amicizia complice che si stabilisce con i personaggi inventati dai tanti grandi scrittori che hanno popolato il pianeta negli ultimi 3.000 anni.
In Italia, questo piacere, non è mai esistito, se non per pochi aristocratici dell’esistenza.
E questo va ancora fondato.
L'altro è il recupero della socialità, ucciso dalle necessità della tecnologia e dal bisogno di controllo da parte del potere che doveva atomizzare l’individuo impedendo che gli esseri pensanti si incontrassero, si confrontassero, dibattessero, riuscendo a isolarli senza praticare la censura o applicando leggi dittatoriali  pur di garantirsi l’obiettivo, che è sempre lo stesso: impedire che la Cultura s diffonda.
Oggi la socialità è consentita a patto che sia virtuale, è il regalo del potere a noi tutti: facebook, soprattutto, che è un momento più evoluto della televisione perchè se non altro consente, quantomeno, la inter-attività non passiva. Ma sappiamo tutti che potenziale trappola possa essere. La tragedia della manifestazione del 15 ottobre finita a vacca, per i motivi che sappiamo, ha segato le gambe, ancora prima di nascere, alla possibilità di "rifondare" dei totem intorno ai quali incontrarsi, trovarsi, confrontarsi., rifondando la potenzialità di un nuovo modello di socialità che non viveva più di poteri vicari, di deleghe, di identificazioni con anonimi sconosciuti. Se fosse nato un movimento di "accampati perenni" (quello era il grande obiettivo) poteva anche scattare un meccanismo tale per cui la gente invece di stare a casa a guardare la televisione o trascorrere le serata su facebook  inventando a se stessi di avere una qualche socialità, magari avrebbe scelto di andare a visitare gli indignati accampati per farsi quattro chiacchiere, discutere, incontrarsi, scambiarsi della "umanità". L'esplosione della violenza ha impedito tutto ciò. Quella rabbia esplosa è stata autentica e raggelante. Che sia stata prodotta da infiltrati della polizia, anarchici veri, persone dei centri sociali, fascisti, comunisti, disperati, delinquenti comuni, giovani sbandati, o chiunque essi siano stati, è irrilevante. Ciò che conta è il messaggio che è arrivato e come viene percepito. Soprattutto il risultato: “nessuno in piazza la sera a chiacchierare ma tutti a casa a guardare la televisione ascoltando pluridecorati e pluripagati giornalisti che parlano degli indignati agli indignati, bene accetti e riconosciuti (addirittura dal neo-presidente della BCE) purchè stiano a casa a guardare la televisione”.
Quella violenza esplosa è stata la risposta di un vuoto culturale.
E’ ciò che produce “striscia la notizia” i telefilm seriali, il “grande fratello”, “amici”, “l’isola dei famosi”, metteteci ciò che volete. Comunque sia, ciò che conta è che si rinunci volontariamente alla socialità.
La socialità autentica non nasce da appuntamenti politici per marciare contro qualcosa o contro qualcuno o per partecipare a un corteo dalle ore 15 alle ore 18, e poi? Che si fa, dopo?
La socialità autentica nasce dalla collettività di intenti condivisa attraverso delle esperienze piacevoli, non penalizzanti. Che non si fermano, che vogliono essere replicate, moltiplicate, allargate, perché diventano l’ossatura della propria esistenza.
La violenza esplosa è il risultato di una assenza totale di cultura (la Cultura non è mai “contro” ma è sempre e soltanto “a favore di” a seconda dei modelli di riferimento) come la Storia ci insegna. L’esplosione violenta si manifesta sempre in società dove la diffusione della Cultura è minima e la socialità ristretta. Perché la Lettura e la Cultura producono sempre necessità e bisogno di confronto e di conseguenza nascita della socialità.
A furia di bere soltanto odio contro Berlusconi, incorporare l’idea che tutti i mali della nostra etnia, della nostra nazione, dipendano esclusivamente dal sàtrapo sultano di Arcore, si è incorporata un’idea che ha comportato, al dunque, lo smascheramento e il disvelamento della vera natura della nostra condizione: un paese ignorante dove l’indignazione diventa rabbiosa e basta.
In mancanza di adeguati strumenti culturali non può che sfociare in violenza.
Ecco le mie risposte, quindi, al mio anonimo lettore:
Sono soltanto due, per il momento, che considero fondamentali:
A). Diffondere l’idea di Lettura e di Cultura come base –proprio nel senso di new entry- di un Piacere Avanzato, da vivere e proporre come vero e autentico fine della propria esistenza. Meglio divertirsi a leggere un bravo romanziere che non seguire un qualsivoglia prodotto televisivo. Fa bene alla salute, costa poco, ci si guadagna sempre; allunga l’esistenza e la rende piacevole. Ma non deve essere un dovere, bensì un piacere, altrimenti non vale.
B). Rifondare luoghi REALI e non soltanto VIRTUALI di socialità condivisa, superando l’inevitabile corto circuito provocato nelle sinapsi del nostro cervello, che ha prodotto una inconsapevole pigrizia sociale (automatica) tale per cui è meglio accendere con il telecomando quel magico oggetto (o facebook) piuttosto che andare a piedi, in bicicletta o in macchina nel luogo A del posto B dove non si sa che cosa accadrà, non c’è alcuna certezza, non esistono vantaggi materiali, non si otterranno subito effetti materiali, ma si sa per certo un’unica cosa, a mio avviso la più preziosa in assoluto in questo momento storico attuale: l’idea certa che si incontrano altri Umani, simili o dissimili che siano, con modalità distinte, esigenze diverse, ambizioni magari opposte, ma che vengono spinti da un’unica comune volontà, quella di confrontarsi esistenzialmente per cercare di rifondare un nuovo sistema di vita valido per tutti.
Non è in gioco il default dell’Italia, la tenuta dell’euro o la durata di un governo.
Questa crisi (che non è una crisi, bensì l’inizio di un disfacimento) ha provocato un vuoto culturale spaventoso che è già stato interiorizzato. Spetta a noi, ciascuno di noi, cercare di accelerare il processo di “nuova socialità avanzata” (reale, realissima, carnale e tangibile) per elaborare insieme nuove formule e formalità di un’esistenza diversa.
Senza Cultura, il vuoto non lo si riempie, ma lo si allarga finchè non diventerà una voragine che ci ingoierà tutti.
Chi sostiene piagnucolando che “non abbiamo futuro” è un inconsapevole latore del programma mortifero voluto dall’oligarchia al potere.
Io, dal canto mio, e nella modestia della mia persona, penso che il futuro ce l’abbiamo tutti, se lo vogliamo. E soprattutto esiste se ce lo costruiamo. E se ce lo costruiamo come lo vogliamo.  Essendo la realtà complessa, bisogna confrontarsi, quindi vedersi, elaborare, scambiarsi umanità. Bisogna volerlo e crederci.
Bisogna crederci.
E’ nata così la civiltà, tanti millenni e millenni fa.
Quando i nostri antenati, ormai superata la vita nelle caverne, hanno sentito il bisogno di accorparsi, di stare insieme e non soltanto per difendersi da nemici comuni, veri o immaginari che fossero. Ma per il piacere di farlo. Perché noi umani siamo esseri sociali.
Un tempo, prima di facebook e prima della televisione, eravamo addirittura socievoli.
Questo è il punto.


7 commenti:

  1. grazie per quanto ha scritto
    ogni tanto una boccata d'aria pura

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  2. Beh, sarei rimasto felice se avessi anche avuto una breve risposta. Che dire, sono addiritutura onorato di ave ricevuto come risposta alla mia domanda addirittura un post così bello e carico di sentimento e amore per la cultura ma ancora prima, per la lettura. Prenderò le tue due risposte (mi permetto di darti del tu sebbene abbia probabilmente la metà dei tuoi anni -non arrivo ai trenta- solo perchè mi fa sentire piu vicino, se la cosa disturba posso rimediare) come insegnamento, così come le splendide parole scritte nel post precedente, sempre a risposta dei miei dubbi da un altro lettore.
    Concludo commentando il passaggio che racconta dei condomini inglesi in cui ci si riuniva dopo cena per ascoltare le letture di Dickens... Un momento invidiabile. Che va ricreato. Perchè proprio non mi va che un secolo fa gli umani fossero piu evoluti.

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  3. Maria De Filippi, Lele Mora, Barbara d’Urso… null’altro che sbiadite proiezioni! Via loro, subito ne giungerebbero altre.

    Ho visto cose che noi umani dovremmo sapere immaginare!

    Ho visto lo sconfortante video segnalato da Yuma, di Marco Pannella che girava in mezzo agli indignados (??) a prendersi insulti a raffica!

    Il vecchio ha vinto, ha stravinto a mani basse. Ma non è un vecchio Leone! E’ un povero vecchio clown, scaltro ed irritante; lui conosce a menadito il suo pubblico! Ha stravinto!

    Avrebbe perso solo se nessuno se lo fosse filato, se fosse stato lasciato filtrare come un fantasma tra la folla distratta, se lo avessero lasciato aggirarsi li, con violenta indifferenza, costringendolo infine alla questua del proprio ”Io” … “ Io, sono io… Marco … ma si io Pannella.. ma come non mi riconoscete? Si, si proprio quello li, io il radicale, io, quello degli scioperi della fame e della sete ripetuti alla noia, come un disco rotto … io, qui, davanti a voi e nemmeno la glicemia fuori posto… io qui ad ingannarvi ancora, ostinatamente, perché questo è quello che voi volete… non fingete di non riconoscermi, tanto io conosco voi…. vi prego… dite soltanto una parola .. un insulto…. un gesto …. Una stretta di mano…e il rito sarà compiuto… io sarò saziato e voi nuovamente persi nel baratro del vostro usuale confortevole miraggio … io sono qui…vi scongiuro .. sputatemi in faccia….ve ne prego….

    Dementi!

    Guardarlo per un attimo col furtivo indice appena sollevato ed il sorriso del Giovanni Battista Leonardesco, per poi scivolar via, passare oltre, in silenzio! Questo avrebbe fatto di loro dei veri “Indignados”! E di lui nient’altro che un povero vecchio clown senza più pubblico!

    Melman

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  4. http://www.stampalibera.com/?p=33050#more-33050

    Gli umani hanno strane convinzioni. Pensano di essere un corpo che ha un’anima, non sanno di essere un’anima che indossa un corpo.
    Pensano di avere una mente, non sanno che è la mente che tiene in pugno loro.

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  5. @alessandro....infatti...dipende da noi fare in modo che la grande tradizione evolutiva dalla quale tutti noi proveniamo riprenda a manifestarsi...:)

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  6. Bene Sig Sergiodicorimodigliani

    Considero QUESTO POST il suo Manifesto e lo copio e incollo per il mio archivio personale.

    Inutile dire che condivido in toto.

    Mi permetto solo un piccolo pensiero relativo a questo passaggio


    magari avrebbe scelto di andare a visitare gli indignati accampati per farsi quattro chiacchiere, discutere, incontrarsi, scambiarsi della "umanità".


    Noto una differenza fra il popolino ascoltante Dickens, ed i capannelli che oggi commentano.

    Non sono MAI idee elaborate in proprio, ma sempre assiomi assunti dai media, e qualità e toni sono sempre relativi alla qualità e tipologia della fonte

    Non noyo confronto alla ricerca di una soluzione , ma prevaricazione di pensiero che appaghi l'io del relatore di turno.

    Questo non mi fa ben sperare


    @ Melman

    Analisi perfetta .Hai disegnato un quadro altrettanto perfetto del personaggio.

    Infatti si è guardato bene dal togliersi lo sputo dal viso. Questo me lo rende ignobile.

    Come sempre.

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  7. Concludo commentando il passaggio che racconta dei condomini inglesi in cui ci si riuniva dopo cena per ascoltare le letture di Dickens... Un momento invidiabile. Che va ricreato. Perchè proprio non mi va che un secolo fa gli umani fossero piu evoluti.
    Non sono MAI idee elaborate in proprio, ma sempre assiomi assunti dai media, e qualità e toni sono sempre relativi alla qualità e tipologia della fonte

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