mercoledì 4 dicembre 2013

Dalla Sardegna con amore femminile: industriale di Guspini vince a Stoccolma il più prestigioso premio internazionale dedicato all'imprenditoria innovativa femminile.


di Sergio Di Cori Modigliani
Sono talmente poche le belle notizie che riguardano l'Italia -e soprattutto l'economia italiana nella sua applicazione creativa,- che non è possibile non diffonderle, non divulgarle, quando la realtà ci regala una notizia di cronaca attuale come pretesto. Con l'aggiunta di quel valore aggiunto che riguarda il genere femminile, visto che in questo paese medioevale e regredito, alle femmine italiane, di occasioni per poter emergere, affermarsi, ed essere se stesse, la realtà offre ben magre prospettive.
E' una notizia che personalmente mi riempie di ottimismo e orgoglio.
E parlarne mi sembra la modalità migliore per manifestare la nostra solidarietà a fianco delle popolazioni sarde, al di là della consueta melensaggine di una retorica vuota e inutile.
La notizia, anche se proviene da Stoccolma, è infatti di matrice sarda doc.
A firmarla, una imprenditrice di Guspini, che si chiama Daniela Ducato, la quale ha dimostrato quali risultati sia possibile ottenere quando si coniuga la creatività con la passione del rischio d'impresa. Costei si è inventata, ha ideato, e portato al successo tre imprese: Edilana, Edilatte ed Edilterra, sotto il marchio "La casa verde C02.0". L'idea di base è stata quella di prendere gli scarti della lana di pecora sarda, i reflui della lavorazione del latte, costruendo materiali isolanti sia per la bioedilizia che per la buona salute degli ambienti domestici e delle persone. Insieme all'ingegnera romana Anna Moreno, ha partecipato al concorso internazionale svedese (partecipavano i 28 paesi della Comunità Europea) denominato "Euwinn International Award 2013" che ogni anno si celebra in quel di Svezia e premia l'innovazione creativa femminile e la miglior imprenditrice d'Europa. 
In concorso erano 72 donne europee.
Due giorni fa la notizia ufficiale: ha vinto Daniela Ducato nella categoria "ecofriendly". Così la giuria ha motivato l'assegnazione del premio:
Daniela Ducato, ideatrice di Casa Verde CO2.0, è un esempio per il mondo. Ha creato i materiali per l’efficienza energetica carbon free e per l’edilizia verde più innovativi d’Europa, mettendo insieme tenacia, rigore scientifico, eccellenza tecnica, economia collaborativa, rispetto e valorizzazione dei paesaggi del mondo. Ha inoltre ideato opportunità collaborative e di economia in genere, riscrivendo regole nuove per la gestione sostenibile delle risosrse naturali e per rispettare meglio e sempre di più il nostro pianeta e i suoi abitanti».
Neanche a dirlo, i nostri Letta e Saccomanni, nel mondo parallelo in cui vivono, non ne hanno parlato, forse non sono stati neppure informati. Così come la ministra Nunzia De Girolamo, in carica nel dicastero delle politiche agricole, si è ben guardata dal farne menzione, a dimostrazione del fatto che di fronte alle lobby dell'energia fossile, di fronte alla complicità con i colossi finanziari, la solidarietà di genere non esiste, perchè prevale la consueta ottica miope e regressiva di stampo maschile.
La signora Ducati ha così commentato l'assegnazione del premio:
«Faccio prodotti ispirandomi ai materiali usati dagli uccelli per costruire i loro nidi. Architetture perfette, fatte di fibre animali, di terra, di paglia, tutto in armonia con madre terra. Per me innovare è come guardare con gli occhi di formica, andare a lezione dai colombi, copiare dalle resistenti tane dei ricci. Perché la natura sa ascoltare, non spreca, non produce rifiuti, utilizza quanto le basta e niente di più. Dedico il premio alla mia terra, alla mia Sardegna devastata dalla recente alluvione con l’augurio che si possa risollevare presto».
Questa è la creatività femminile applicata seguendo la logica del territorio zero.
Di lei, i nostri padreterni dell'industria non parlano, non sia mai possa essere d'esempio e far scattare un meccanismo di emulazione. Silenzio totale sulla vicenda. C'è stata un'unica eccezione, una persona che da molto tempo seguiva le attività della imprenditrice sarda e ne parlava, non a caso un'artista, di professione brava scrittrice di narrativa italiana, a conferma del fatto che sono sempre gli artisti ad andare a pescare l'innovazione evolutiva che può davvero cambiare le nostre esistenze. 
Saranno gli scrittori a cambiare il mondo, non gli economisti.
L'autrice -anche lei sarda purosangue- si chiama Michela Murgia.
Qui di seguito vi propongo un pezzo da lei scritto e pubblicato sul suo blog in data 9 Luglio 2013 quando stimolava l'imprenditrice (donna discreta e riservata, come sono di solito i sardi) affinchè presentasse il suo modello alla prestigiosa commissione internazionale.
Il link è il seguente: 
Ecco il pezzo scritto dalla Murgia, così dovrebbe funzionare la Bella Italia:

9 Luglio 2013, di Michela Murgia.

Cominciò tutto da un nido di pettirosso caduto da un albero tagliato. L'avevano buttato giù gli operai comunali che pian piano stavano distruggendo - “per riqualificarli”, dichiararono - tutti i ventidue angoli di Guspini che Daniela aveva piantumato e recuperato dal degrado insieme agli abitanti dei quartieri vicini. Guspini nei primi anni '90 era il centro dello spaccio di stupefacenti del Medio Campidano e Daniela Ducato allora era una giovane madre incinta del secondo bimbo che non si era voluta rassegnare alla vista delle lavatrici rotte gettate agli angoli delle strade, all'incuria e agli spacciatori. A dispetto del pancione aveva cominciato a spostare i rifiuti da sola, poi a lei si erano aggiunti i vicini di casa, gli abitanti del quartiere accanto e infine, grazie all'aiuto della Banca del Tempo di cui Daniela era socia, tutto il paese si era ripreso il controllo dei suoi spazi comuni, condividendo saperi e consolidando relazioni intergenerazionali. Grazie al loro lavoro Guspini ha smesso di essere il supermercato dell'eroina e per dieci anni è stato un gioiello fatto di aiuole tematiche a cielo aperto, premiato dal Ministero dell'ambiente come città sostenibile per i bambini e le bambine.

Ma le cose belle sono spesso esposte all'arbitrio di chi non le comprende. È bastato l'arrivo di una nuova amministrazione con in mano il finanziamento per un progetto pensato a tavolino perchè quell'esperienza spontanea ed esemplare di partecipazione civile cadesse come un nido buttato giù da un albero. Come molti abitanti di Guspini anche Daniela era prostrata davanti alle nuove scelte amministrative che calpestavano le economie di relazioni che aveva contribuito a creare, ma quegli alberi segati e quei nidi di pettirosso caduti ai suoi piedi furono come una scossa; ne prese uno in mano e vide che era fatto di lana e di terra, di rami e di piume, una casa perfetta da cui prendere esempio, solida e adatta a quattro stagioni di intemperie. La famiglia di Daniela aveva un'azienda che commerciava in materiali edili di derivazione petrolchimica. Daniela, che nell'esperienza di riconversione urbana del paese aveva acquisito una sensibilità nuova verso i materiali di recupero e le antiche tecniche di costruzione, cominciò a immaginare un'edilizia industriale che fosse naturale, efficiente e davvero sostenibile. Come tutte le idee innovative, sembrava una follia, ma lei si cercò complici – per primo suo marito Oscar - e ascoltò le persone e i loro saperi, proprio come aveva fatto negli anni in cui il paese si era ripreso i suoi spazi degradati. Immaginò isolanti di pura lana di pecora, collanti a base di scarti della lavorazione del latte, leganti a base di miele e olio d'oliva, coloranti antiallergici a base di vinacce e cementi di terra cruda. Lei e Oscar ci hanno creduto, hanno investito in ricerca e hanno messo a punto una serie di prodotti che oggi, dieci anni dopo, sono i fiori all'occhiello dei loro marchi: Edilana e Edilatte. Daniela nei suoi procedimenti chimici a impatto zero usa i cosiddetti scarti: la lana corta che veniva considerata rifiuto speciale, le scotte della ricotta, raspi e vinacce, lo sciacquo delle arnie, i resti della sansa. Non li chiama scarti però, ma eccedenze, perchè la parola "sa di abbondanza, di dono". I premi internazionali per il loro lavoro non si contano più e oggi l'azienda ha un fatturato a sei zeri, decine di dipendenti e un indotto di settantaquattro piccole aziende collegate dove lavorano cinquecentocinquanta persone.

Qualcuno forse all'inizio potrà avere avuto la tentazione di bollare l'esperienza di Daniela come un bel sogno new age, ma davanti a questa mole di posti di lavoro – cento in più degli operai che la Legler un anno fa mise in cassa integrazione, cento in più dei dipendenti civili del poligono di Quirra, più di cinque volte gli operai di Ottana Energia  - qualche domanda i sardi dovranno pure farsela. Grazie alle leggi sulla sostenibilità energetica la bioedilizia è un mercato in costante espansione. La richiesta di biomateriali cresce ogni anno di percentuali a due cifre, ma la maggior parte della domanda viene soddisfatta dalla Germania, leader europea dei prodotti edili sostenibili, che nella ricerca investe da molti più anni di noi. Qui i casi come quello di Daniela sono ancora pionieristici e per questo rappresentano modelli politici, prima ancora che economici. Una politica che guarda avanti deve costruire percorsi che avviino a questo sapere e deve valorizzare le conoscenze empiriche di chi sta facendo da apripista. Quanto è costato a Daniela essere precursora? "Molto, ma l'economia di relazione ci ha aiutati anche in questo: le aziende che lavorano con me si scambiano i risultati di qualunque ricerca. Invece i dati di Sardegna Ricerche, ottenuti con i soldi dei cittadini, non sono accessibili in alcun archivio pubblico".
L'economia di una Sardegna possibile comincia anche da qui.

8 commenti:

  1. Che bello!!!
    Complimenti!

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  2. Bravaaaaaaaa!!!!!!!
    Che orgoglio dai a noi tutti Sardi e che aiuto dai al mondo intero.
    Spero di vederla qui in Sardegna da qualche parte per abbracciarla come fosse mia mamma!
    Grazie per il post Sig. Modigliani.
    Luca

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  3. Mi unisco al coro di ringraziamenti per il post e di "evviva!" per questa meravigliosa Duchessa dell' "abbondanza" naturale che troppo spesso equivochiamo come scarto e ingombro, imprigionati in circuiti di interessi così meschini da scoraggiare chiunque. Ma non la Duchessa di Guspini: noblesse oblige. Spero solo che dopo l' "annessione" dell'isoletta di Budelli da parte della Nuova Zelanda nella persona di un suo ricco cittadino imprenditore, non dovremo assistere a qualcosa di analogo, ma con protagonista la Svezia, o persino la Germania, per la Sardegna tutta intera. Spero che i sardi ci tengano a restare italiani, nonostante tutto.
    Un abbraccio a tutti loro, marilù l.

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  4. Caro Sig. Sergio spero proprio che gli scrittori, gli idealisti, ed i sognatori riescano a cambiare questo nostro mondo prima che gli economisti lo distruggano.. La ringrazio per la consueta rigenerante ventata di ottimismo. Buona notte

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  5. Complimenti a questa imprenditrice.

    Chissà se la politica italiana sarà presto in grado di programmare un vero piano industriale su bioedilizia e fonti energetiche alternative. Per un decennio abbiamo stanziato fondi per il solare, senza riuscire a creare un'industria italiana di pannelli fotovoltaici. Li dobbiamo comprare dalla Germania e dalla Cina. Pura follia! Pura incompetenza del sistema politico italiano.

    MM

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  6. Bella storia! Dobbiamo seguire il suo esempio. Non e' necessario stare ad aspettare che i macachi parlamentari si sveglino.

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  7. Come da quando scoprii la Sardegna sostengo, dentro i Sardi c'è un potenziale immenso, potrebbero da soli cambiare le sorti della loro disgraziata terra senza l'aiuto di politici di qualsiasi schieramento. E' una cosa che sempre sostengo quando ho occasione di parlare con qualcuno di loro. E chiedo anche spiegazioni sul perchè continuino a farsi fregare (come tanti italiani del resto). Sulla loro terra non sono più padroni, gli affaristi dell'energia, del carbone, militare e del turismo la spolperanno e poi la sputeranno via quando non varrà più nulla. Spero che tutti i Sardi prendano esempio da lei, riconquistino la loro terra e ne colgano i frutti per il bene loro e dell'italia intera. Ne hanno la forza e le capacità. Glielo auguro dal profondo del cuore con tutto il bene che provo nei confronti di quel pezzo d'Italia

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