lunedì 24 febbraio 2014

Qual è la logica del Potere in Italia? Matteo Renzi è una novità oppure no? Una riflessione su di noi.


Certe volte gli economisti che ricoprono incarichi ufficiali danno cattivi consigli; altre volte danno consigli ancor peggiori; altre volte ancora lavorano all’Ocse”.
Premio Nobel Paul Krugman, a proposito di Pier Carlo Padoan. New York Times Febbraio 2011.


di Sergio Di Cori Modigliani


I sistemi di potere sono uguali dovunque, da sempre.
Eppure, si manifestano secondo diverse modalità originali, seguendo delle specificità legate alla tradizione, al territorio, alla cultura d'origine, e quindi si esprimono seguendo delle logiche che sono proprie di quella etnia, gruppo o nazione. 
Se si vuole combattere contro il potere costituito -e la sua logica- bisogna prima comprendere e capire quale sia la sua natura intrinseca, altrimenti non sarà mai possibile disinnescare quei meccanismi contro i quali ci si oppone.
In Russia e in Usa, ad esempio, il potere si manifesta sempre in maniera chiara e netta. 
A seconda di chi lo detiene, il paese va da una parte o dall'altra, e per i cittadini è molto chiaro quali siano le forze in campo e quali interessi -in quella precisa circostanza storica- siano rappresentati dal loro presidente e dai componenti del governo in carica.
Michail Gorbacev è stato un uomo completamente diverso da Vladimir Putin.
Così come Barack Obama lo è da George Bush jr.
La Russia di Gorbacev era una Russia completamente diversa da quella di Putin.
Così come l'America di Obama è un'America distinta da quella di Bush.

Non così da noi, dove i premier si susseguono senza che nessun meccanismo strutturale venga mai minimamente intaccato, nessuna riforma venga mai avviata, ed è irrilevante che a vincere le elezioni sia una compagine che (in teoria) si richiama alla destra, alla sinistra o al centro, perchè l'esecutivo lo è soltanto di nome: è una rappresentanza puramente simbolica. Le personalità in carica svolgono una funzione vicaria, di gregariato.
Loro non sono: sembrano.
L'immagine che viene offerta al pubblico, quindi, ruota intorno all'apparenza senza mai svelare la sostanza, e al cittadino non viene mai riferito con esattezza quali siano le forze reali che stanno gestendo la nazione. In tal modo, si crea una nebulosa che offusca il teatro reale dello scontro e i votanti diventano semplici e banali spettatori di un gioco delle parti di cui ignorano perfino la sceneggiatura e la trama. 

In Italia, la natura del potere politico è diventata oscura e clandestina, sotterranea, sottaciuta.

Quelli che volgarmente vengono definiti "i poteri forti" conoscono molto bene questo meccanismo (l'hanno imposto loro) che assecondano, foraggiano, finanziano, in modo tale da poter esercitare il potere reale esecutivo -quello che davvero fa girare l'economia- in maniera clandestina, senza testimoni, senza osservatori poco graditi o disturbatori che possano alterare gli equilibri in campo. In questo senso, in Italia, non c'è stata alcuna novità dal 1994. 
Il primo Berlusconi si presentò come un originale elemento scardinante, che allora colpì l'immaginario collettivo della nazione in cerca di una forte modificazione verso un cambiamento moderno del paese. Si scontrò subito contro la logica clandestina e dinanzi alla scelta radicale (cambiare il meccanismo o assecondarlo, perchè allora aveva la forza di poter scegliere) optò per l'adattamento alla norma tradizionale conservatrice, e la sua forza propulsiva -che era reale- durò lo spazio di sei mesi. E' il motivo per cui "i poteri forti" hanno amato, adorato, vezzeggiato, coccolato, l'esistenza del cosiddetto conflitto di interesse. Dinanzi alla prospettiva di cambiare l'Italia per davvero, mettendo a repentaglio la tenuta delle proprie aziende, Berlusconi scelse di salvaguardare l'interesse privato personale familista, e in cambio gli venne offerta la possibilità (che lui accettò di buon cuore) di fondare una dinastia parentale, partecipando quindi all'esercizio del potere esecutivo italiano secondo la modalità oligarchico-medioevale presente nel nostro paese. 

Con il governo Renzi, il potere italiano ha deciso di muoversi secondo la propria norma consuetudinaria, quella per l'appunto clandestina, oscura, che lo ha qualificato subito come una fotocopia aggiornata di Mario Monti o Enrico Letta. Basta guardare i curricula e le vite dei ministri per comprendere chi, in questo momento, davvero stia al potere. 
Matteo Renzi (come giustamente suggerisce il Financial Times) non conta nulla. 
E' una normale, tranquilla, operazione di maquillage. 
C'è, però, un ma.
Il punto è proprio questo.
E' l'ennesima favola che viene raccontata agli italiani.
Ma questa volta si tratta di una favola tutta italiana, il cui esito non è affatto scontato.
Per poterla comprendere al meglio, ci facciamo aiutare dal più geniale e imbattibile artista produttore di favole che la nostra grande cultura abbia mai prodotto: Carlo Collodi.
Anche lui toscanaccio doc, come Licio Gelli, come Matteo Renzi.
E' la favola di Pinocchio.
Perchè non si possono fare i conti senza l'oste, e in questo caso, l'oste, è il fattore umano.
Matteo Renzi è una personalità molto forte, un giovane caratteriale, e non è ancora chiaro come possa evolversi la favoletta con un tipo come lui.
Il nostro bravo Pinocchietto è stato accolto a braccia aperte proprio perchè era lui: infantile, bugiardo, giocherellone, creativo, un po' manigoldo, abbagliato dalle giostre del potere, proprio come Pinocchio, e come lui fatto di legno. Il Gatto e la Volpe (che non devono aver letto il finale della favola) lo hanno messo nel sacco e si rallegrano entusiasti. Questo pensano.
L'attuale governo, infatti, è loro.
In realtà, noi abbiamo un bicolore Berlusconi-D'Alema, anzi, un tricolore.
Come ha acutamente fatto notare il nostro baldo pregiudicato "e così siamo riusciti a piazzare un nostro ministro al governo pur stando all'opposizione", l'esecutivo è composto da berlusconiani fedeli doc nei posti strategici: al ministero dello sviluppo economico, a quello degli interni e a quello della sanità; D'Alema ha imposto i suoi all'economia, agli esteri e al lavoro; e il tricolore è stato completato dalla presenza dell'opus dei vaticanense garantita da Maurizio Lupi di Comunione e Liberazione, da Enrico Franceschini alla Cultura e da un fedelissimo casiniano. Così è stato costruito un modello catto-comunista-berlusconiano che non ha assolutamente nulla di renziano, non presenta alcuna novità, e si pone come il legittimo garante di una totale regressione del paese, con inevitabile fallimento.
Il Gatto e la Volpe si leccano i baffi. 
Dal loro punto di vista hanno ragione, li capisco.
L'inossidabile Balena democristiana si è ingoiata il nostro burattino che, in questo preciso momento, si trova dentro la pancia dove incontrerà Geppetto.
Il problema sta nel finale della favola, ovvero nella risoluzione del mistero attuale italiano che risponde alla seguente domanda: "ma qual è la vera ambizione di Matteo Renzi?".

Per me, non è dato saperlo. 
Non lo conosco personalmente e con franchezza, devo dire, che non so quale delle due potenziali ipotesi corrisponda al vero. Forse non lo sa neppure Renzi, oggi, ma lo capirà al massimo entro quaranta giorni, non oltre. E anche noi, insieme a lui, lo capiremo.
Ben presto si accorgerà che lui non conta nulla, ma davvero nulla, e non ha alcuna possibilità di prendere alcuna decisione. Lui non può che eseguire ordini.
Come reagirà, allora?
Facciamo un esempio.
Il Ministro dell'economia Padoan non è un impiegato dei poteri forti, com'era Saccomanni; chi lo sostiene commette un errore: lui è il potere forte, ben altro dire. 
Sarà lui a dare ordini a Renzi e non viceversa. 
E' l'uomo che per conto del Fondo Monetario Internazionale, nel 1998, ha assunto l'incarico di responsabile del "desk Argentina" convincendo l'allora presidente in carica, Menem, ad attuare alla lettera i dispositivi economici da lui suggeriti che avevano come scopo quello di de-industrializzare il tessuto nazionale, privatizzare l'intero impianto energetico argentino passandolo sotto il controllo di multinazionali anglo-americane, affidare alla Monsanto la gestione del lancio della produzione massiccia di ogm con la conseguente distruzione di circa 2 milioni di ettari, e mettere il sistema bancario sotto la guida di due colossi della finanza da lui suggeriti: Goldman Sachs e J.P.Morgan.
 Il risultato fu il crollo del paese, con una disoccupazione al 56% e il default. 
In Sud America, Padoan, non ci può più andare neppure in vacanze travestito da pinguino. Dopo la distruzione dell'Argentina, il Fondo Monetario Internazionale lo promuove, e lo passa ad altro incarico, assunto nel 2002, avvalendosi della collaborazione di Mario Draghi: "desk Grecia" dove ha attivato la sistematica devastazione dell'economia locale, imponendo logiche speculative sui derivati che hanno avviato il suicidio della nazione ellenica. Nel 2008, conclusa l'operazione Grecia, viene promosso a vice-presidente dell'Ocse. Mario Monti, allora, dichiarò che Padoan aveva svolto un lavoro egregio e -siamo alla fine del 2008- ebbe a dire che "l'attuale situazione della Grecia è la prova lampante del successo dell'euro". E' il nemico numero uno di Paul Krugman e di Joseph Stiglitz. Qualche giorno fa, di lui hanno parlato in Usa (ambito occupywallstreet) grazie allo splendido lavoro portato avanti da Lori Wallach, direttrice del Public Citizen’s Global Trade Watch, prestigioso osservatorio indipendente di Washington che si occupa di combattere una battaglia della cittadinanza mondiale contro la presa del potere da parte delle multinazionali e della finanza, Lo hanno identificato come l'uomo che -per conto dell'Ocse- deve portare in fondo il varo del TAP (Trans Atlantic Partnership) un meccanismo legale di accordo tra Usa e Ue che imporrà dei contratti tra privati e stati nazionali che comportano la possibilità di "denuncia da parte dei privati nei confronti di singoli governi per mancato profitto, con penali talmente alte da mettere gli stati nella condizione di dover per forza accettare le richieste di specifica legiferazione da parte di enti privati; e tutto ciò verrà realizzato senza che nè i cittadini nè i singoli parlamenti vengano avvertiti, informati, coinvolti". Tutto ciò lo abbiamo saputo grazie a Julian Assange e al lavoro del gruppo wikileaks. C'è una bellissima intervista video realizzata da Lori Wallach ad Assange nella quale raccontano la questione, andata in onda su migliaia di canali privati in Usa (circuito alternativo indipendente) il 14 novembre 2013.
Ecco il link per chi voglia ascoltare e vedere  l'intervista:

http://www.democracynow.org/2013/11/14/tpp_exposed_wikileaks_publishes_secret_trade


Ritorniamo al nostro governo.
O Matteo Renzi è ciò che i suoi detrattori credono, ovvero: mera apparenza priva di sostanza, e quindi si accontenta di coltivare come unica ambizione quella di apparire, sembrare, e accontentarsi di essere un burattino, oppure la sua ambizione è molto più alta e poderosa perchè lui, il potere di cambiare il paese lo vuole davvero esercitare, e quindi, non appena si accorgerà che non conta nulla, rovescerà il tavolo e si andrà alla fine di maggio alle elezioni politiche.
Non ho idea quale delle due ipotesi sia quella giusta.
Per il momento, il Gatto e la Volpe gongolano.
Ma la favola di Pinocchio ha avuto un lieto fine (oggi sono ottimista).
In seguito a una strana mareggiata, la grande balena vomita il proprio contenuto e Pinocchio viene ributtato fuori; da naufrago approda alla riva dove si accorge che ha raggiunto la sua grande autentica ambizione: è diventato un essere umano.
Come andrà a finire Matteo Renzi?
Non lo so.
So per certo che è stato ingoiato dalla grande balena democristiana e si trova dentro la sua pancia. Rimarrà al calduccio, ben pasciuto, accontentandosi di fare l'attore con la consapevolezza di essere fatto di legno, colla e chiodi?
Oppure, la sua vera, profonda ambizione, consiste nel diventare un bambino vero?

Lo sapremo molto presto.

15 commenti:

  1. è sempre un piacere leggerLa !

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  2. Complimenti per questo articolo straordinario

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  3. Io ho l'impressione che Matteo Renzi pecchi un tantino di ambizione e di superbia, e che probabilmente lui non avrebbe avuto nemmeno l'intenzione di detronizzare Letta. Ho la vaga impressione che gli stessi figuri che lui vorrebbe rottamare da anni stiano per rottamare lui, prima Berlusconi lo loda all'infinito, tanto che pure alcuni elettori di Forza Italia intervistati dal Fatto ne sembrano innamorati, lo vorrebbero dalla loro parte. Poi D'Alema gli mette Cuperlo come antagonista alle primarie, come sparare sulla croce rossa, Civati non lo contiamo nemmeno. Renzi vince, vince e vince, e nel suo slancio finisce sulla gratella, dove Silvio e Maximo con il loro forchettone se lo rigirano come diavolo gli pare. Quando sarà il momento opportuno, ovvero scontata la pena ai servizi sociali, Silvio tramite il suo fido Alfano, il quale da solo non si potrebbe nemmeno presentare alle elezioni, potrà staccargli la spina. D'Alema avrà in mano il PD e potrà magari ambire al suo desiderio numero uno: la presidenza della Repubblica (non pensa ad altro). Potrei anche sbagliarmi e sicuramente ci sono le incognite M5S e Renzi stesso.

    CORAGGIO!

    Rasti


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    1. lla sua, la trovo (ahimè) un'analisi davvero attendibile

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  4. Belin Sergio come spacchi!!!

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  5. Mi spiace dirlo, ma non vedo molte speranze in un colpo di scena da parte di Renzi.
    Guardando il suo curriculum e i suoi sponsor lungo la sua breve carriere, vedo esattamente il burattino e null'altro
    PG

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  6. Il solito inguaribile ottimista.. altro che bicchiere mezzo pieno, qui siamo già alla moltiplicazione del pane e dei pesci.. una buona serata caro Sig. Sergio

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  7. La sensazione ,fortemente alimentata dall'eccesso di fretta e furia,nell'imporre Renzi alla guida del governo in questo momento,è che la cospirazione Maximo-Silvio-Vaticano è stata fortemente ispirata e sostenuta dalla troika preoccupata della prossima consultazione europea.Eccolo bello disponibile l'agnello sacrificale o il capro espiatorio,accecato dalla sua ambizione , con il quale consentire una presenza determinante ,Padoan ,al posto del figurante Saccomanni,in un Letta-bis,camuffato .Le altre sono le solite controfigure disponibili a dire sempre "signorsì sergente istruttore" .Mi aspetto ,a completamento,manovre mediatiche ancora più virulente per annebbiare la vista agli italiani che oggi determinerebbero una presenza di parlamentari 5 Stelle "fuori da ogni sondaggio".Consapevolezza e dolore e rabbia della gente forse stanno oltrepassando quei limiti di tolleranza,ben studiati a tavolino,che potranno far naufragare i progetti di asservimento totale del paese verso il quale stiamo correndo pericolosamente.

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  8. grande articolo da un grande giornalista

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  9. Altra possibile lettura.
    Padoan potere forte? Non è una novità: Gianni Letta, Tremonti, Prodi, Draghi, Monti ecc. sono tutti accomunati da Aspen Italia e/o da Goldman Sachs. È la stessa necessità di finanziare il debito pubblico che ci espone al ricatto della finanza internazionale. Cambiano i nomi, il succo resta.
    I poteri forti non sostengono un singolo partito, ma uomini selezionati appartenenti a diversi schieramenti. I partiti, i politici, gareggiano tra loro per poter esercitare uno stesso mandato.
    Enrico Letta aveva contrastato Berlusconi, era riuscito a spaccare il PDL, si accingeva governare con Alfano perché era questa l'unica maggioranza anti-Berlusconiana possibile. Ma una maggioranza debole e subordinata all'esigenza, da parte del NCD, di porre condizioni per sperare di sopravvivere rischiava di ridurlo all'inazione. È stato scaricato.
    Matteo Renzi porta avanti da tempo, almeno da Arcore 2010, un'altra idea: se non puoi sconfiggere il nemico alleati con lui. E così ha proposto un patto a Berlusconi: tu mi lasci governare, io tutelo te e le tue televisioni. Si tratta di un patto sporco, perché se è vero che il do ut des (il logrolling) è l'essenza della politica, offrire garanzie contro il diritto e la legalità va oltre.
    Ma abbiamo assistito a una riforma della giustizia aggiunta alle riforme "una al mese" dopo 5 irrituali minuti di faccia a faccia in coda alle rituali consultazioni, alla nomina di un ministro della giustizia debole, alla nomina di un ministro dello sviluppo economico cui era stata proposta una candidatura nel PDL e ora si occuperà di televisioni.
    La novità di Renzi rispetto a Letta sta tutta qui: ha vinto la gara a esercitare quel mandato grazie al patto con Berlusconi.

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    1. Sono d'accordo al 95%. Il 5% che mi trova discorde è relativo all'accordo: l'hanno siglato D'Alema e Berlusconi e Renzi ha accettato. A mio avviso ha compiuto un grave errore politico (non parlo qui nè di etica nè di morale) perchè ha fatto i conti senza l'oste. In questo caso l'oste è se stesso, non mi sembra un uomo che abbia una profonda conoscenza di se stesso (a differenza sia di Berlusconi che di D'Alema, entrambi superbi nel sapersi fermare un attimo prima, quando intravedono il proprio limite). A mio avviso, in cuor suo, lui è convinto di averli fregati tutti e due facendogli credere che....temo che abbia una visione piccolo-borghese del Potere, nel senso che lui pensa la sua carica conti qualcosa, e non sa che può essere scaricato in un qualunque momento secondo delle imbarazzanti modalità rispetto alle quali la sua pugnalata a Letta sembrerà un invito a nozze in campagna.

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    2. Interessante, grazie. Ma vorrei capire meglio se possibile.
      Chi è andato ad Arcore nel 2010 è stato Renzi, chi ha proposto il tema della giustizia penale per tutelare Silvio (Scaglia) è stato Renzi, chi si è intrattenuto per 5 vistosi minuti con Silvio (Berlusconi) è stato Renzi.
      Di D'Alema si può pensare tutto, non essendo certo un personaggio trasparente, ed è in fondo lui l'inventore dell'inciucio.
      Ma quali fatti le fanno credere che abbia ora stipulato lui il patto con Berlusconi? Solo perché ci aveva provato in passato in modo, peraltro, molto più scoperto?

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    3. La deduzione. Renzi non sapeva neppure chi fosse Padoan, il suo sguardo non va oltre il confine tra la Toscana e l'Emilia. Quando si è preparato per andare da Napolitano voleva fortemente il procuratore capo antimafia Gratteri. Poi -per la prima volta- riceve un invito al quale aderisce: cena privata con D'Alema durata un paio d'ore. Uscito da quella cena, innervosito e irritato, ha cambiato tutti i nomi e si è perfino dimenticato il suo programma, sia quelleo economico che quello sulle giustizia. Svaniti nel nulla. Non ne ha più parlato, neppure al Senato o alla Camera: è semplicemente scomparso. Ha addirittura preferito che si pensasse e si scrivesse di lui che è uno scemo incapace (come si è verificato) talmente infantile da presentarsi a chiedere la fiducia dimenticandosi che, per prassi consolidata dal 1948 a oggi, la fiducia non la si chiede per una persona, nè per un partito, nè per una coalizione, ma sul "programma di governo". Hanno fatto tutti finta di niente. Ed è iniziata la potente rissa tra berlusconiani e d'alemiani, ciascuno dei quali teme che l'accordo non sia stato pari e che l'altro abbia ottenuto di più di ciò che gli spettava. L'Italia funziona così.

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    4. Mumble...
      Se Padoan "è lui il potere forte" è un po' difficile immaginarlo pedina di D'Alema.
      Quanto a Gratteri da questa foto (ma ne ho viste anche altre) sembra che sia stato escluso da Napolitano.
      Vedremo. Comunque la ringrazio.

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